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Lerner sul pulpito la spara grossa

Lerner: Ci sono dei politici in italia che sono tutto il giorno in tv di qualunque argomento si parli. Come fanno a essere competenti di tutto?

Mentana: Stai parlando di Bersani...

Lerner: No, sto parlando...Non voglio fare nomi, dell'uno e dell'altro schieramento

Mentana: Prendiamo uno a cui non dispiacerebbe, Stracquadanio, è uno che è stato utilizzato in questo modo per un lungo periodo.

Lerner: Ma no, Stracquadanio è un guastatore, ce ne sono che veramente vanno...Vogliamo dire, ma no, non voglio dire...Diciamo, Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori è in grado di parlarti di qualsiasi argomento con un'infarinatura media, diciamo così. Posso dirne uno dell'altro schieramento, Gasparri per esempio è difficile che...

Mentana: ...ti dica di no...
(Da L'Infedele, puntata del 12 marzo 2012)

Caspita, non pensavo di essere l’archetipo di un certo tipo di politico. Ma per fortuna ci ha pensato Gad Lerner a insegnarmelo. Secondo lui apparterrei a quella schiatta di politici capaci di parlare di tutto nei salotti televisivi, senza avere alcuna reale competenza specifica.

Ho guardato più volte quel passaggio della trasmissione ed è divertente notare che i nomi che vengono in mente agli ospiti di Lerner, quando lui descrive questo prototipo di politico, sono tutt'altri. C'è chi parla di Stracquadanio, chi poco prima aveva menzionato la Santanchè. Ma lui, imperterrito, zittisce tutti e pronuncia la fatidica sentenza: "Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori".

Peccato che Lerner, nell'esprimere un giudizio così superficiale e gratuito, abbia sbagliato quanto meno il tempismo. Proprio ieri, infatti, quando è andata in onda la puntata de l’Infedele in cui mi descriveva in quel modo, ho rifiutato l’invito per la trasmissione Coffee Break, sempre su La7, dove si parlava della vicenda del blitz in Nigeria e dell'arresto dei due marò in India. Ho declinato l'invito essendo argomenti dei quali non mi occupo direttamente e sui quali non ritenevo pertanto corretto affrontare un'intera trasmissione.

E così ho fatto tante altre volte, in moltissime occasioni. Ma Lerner di certo non sa quali sono le mie competenze, qual è (consentitemelo) il mio stile nel fare politica visto che, in sei anni trascorsi come capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, mi ha invitato alla sua trasmissione solo una volta.

Quella era una trasmissione incentrata sulla storia dell’Italia dei Valori e lì, evidentemente, mi ha invitato perché forse è l'unico argomento sul quale ritiene che io abbia una qualche competenza che vada al di là di una "media infarinatura".  Guarda caso l'intera puntata era costruita con l'intento non di raccontare la storia del partito ma più semplicemente di "sputtanarlo". Naturalmente gli andò male, molto male, perché, per fortuna, c’è poco da sputtanare. 

Lascio a Lerner le sue personali convinzioni. Non ho voglia di entrare nel merito di una discussione davvero banale rispetto agli immensi problemi di mancanza di credibilità, di affidabilità e di onestà che sono, invece, il reale e grande problema della politica italiana. 

Ma ho deciso di scrivere questo post perché su una cosa Lerner ha ragione: quanto è successo in Europa e nel mondo negli ultimi tre anni, con la crisi dei debiti sovrani e con il sostanziale default della Grecia, ha dimostrato che la politica oggi è così complessa da richiedere, in chi assume incarichi di governo o responsabilità istituzionali di alto livello, una competenza specifica, e una competenza economica, dalle quali, in passato, si poteva prescindere. Oggi non è più così. 

Ma questo non vale soltanto per i politici. Vale anche per i giornalisti. Abbiamo bisogno di una nuova generazione di professionisti che ne capiscano di economia, di questioni internazionali, di finanza pubblica e privata e non di gente brava soltanto a stare davanti a uno schermo e capace di condurre una trasmissione su qualsiasi argomento magari senza nemmeno averne una media infarinatura.

Un simile giornalista, infatti, non è oggi più in grado di comprendere lui e, quindi, di far comprendere agli spettatori a casa, la differenza tra un politico preparato e un "quaquaraquà" e si riduce soltanto a tifoso di una delle parti in campo.

Pagare meno pagare tutti

 

Oggi alla Camera si discute la nostra mozione per la lotta all’evasione fiscale. L’evasione fiscale in Italia non è una piaga, è una pandemia! Altera mercato e sistema economico provocando danni alle imprese, alle famiglie, allo Stato, ai cittadini, a tutti insomma. Secondo una stima effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto dell'Associazione Contribuenti Italiani nel 2011 l'imponibile evaso in Italia è cresciuto del 13,1% con punte record nel nord dove ha raggiunto il 14,2%. In termini di imposte sottratte all'erario siamo nell'ordine del 51,1% pari a 180,3 miliardi di euro l'anno. Un furto ai danni dei cittadini che sinora è stato considerato con troppa benevolenza. E’, invece, un reato gravissimo, dagli effetti sociali devastanti. E’ il momento di dire basta, di passare alla fase ‘tolleranza zero’. Negli Usa si stima che ogni dollaro investito in accertamenti ne produca 4 di entrate recuperate. La stessa proporzione, secondo l’Agenzia delle Entrate, vale anche per il nostro Paese. La lotta all'evasione non deve rappresentare uno strumento per fare cassa, ma per la ridistribuzione dell'incremento del gettito fiscale a favore di chi le tasse le paga. Solo restituendo gli introiti dell'evasione recuperata, in forma di minori aliquote, si può dare un senso di maggior equità.

Deve essere scritto un nuovo patto d'onore tra lo Stato ed i contribuenti, inserendo una norma-quadro vincolante nello Statuto dei diritti del contribuente: ogni euro di maggiore entrata derivante dalla lotta all'evasione deve corrispondere ad un euro di minor imposta.

Nel nostro Paese, il contrasto all´evasione è di competenza di Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, Equitalia (a sua volta divisa in società “regionali”), Sogei e Agenzia del Territorio. Questo rischia di creare duplicazioni, mancanza di coordinamento, disomogeneità di professionalità e di obiettivi, per questo servirebbe una riorganizzazione della Guardia di finanza procedendo alla sua smilitarizzazione e a una sua maggiore integrazione con il resto dell’amministrazione finanziaria. Le funzioni di polizia tributaria della Finanza potrebbero confluire in reparti specializzati in reati finanziari, corruzione, criminalità organizzata ed al presidio dei confini. Proponiamo un nuovo patto fiscale tra Stato e cittadini basato sulla fiducia e sull’applicazione integrale dell’articolo 53 della Carta Costituzionale, al fine di rendere concreto lo slogan ‘pagare tutti per pagare meno’.

 

Non saremo spettatori

 

Si alla fiducia. Un voto che confermeremo atto per atto, un voto che non diamo con la retromarcia innestata, perché nel suo discorso abbiamo trovato molti punti di convergenza. Ci dovremo confrontare su alcuni punti, come tutte le forze politiche. Dobbiamo superare la dicotomia amico-nemico e concentrarci sul merito dei provvedimenti. Saremo protagonisti e non spettatori, con le nostre proposte.

La prima parola che ha pronunciato ‘basta ai privilegi’ ci è piaciuta. Noi speriamo che questo stile che l’ha resa famosa in Europa, lo porti in Italia, al governo… Primo atto pubblico di un suo ministro è stato rilanciare il nucleare. Abbiamo apprezzato, comunque, la tempestiva rettifica. a

Abbiamo apprezzato, altresì, le sue parole sui costi della politica. E comincino a pagare oggi quelli che non hanno mai pagato. Bene l'abolizione delle province, ma anche lotta ad abusi e sprechi più che riforma delle pensioni. Spendiamo 4 miliardi di euro l’anno per le auto blu, vanno tagliate con l’accetta. Mille parlamentari sono troppi. Si deve mettere mano alle società pubbliche, che non operano come imprese ma seguono logiche clientelari, sperperando immense quantità di denaro.

Si metta mano ai vitalizi, si passi dalla carta all’era digitale. Accorpare, il verbo che mi è piaciuto di più. Welfare, avremo intento collaborativo. Per noi non si parla di tagliare perché l’Italia spende meno degli atri paesi europei, ma si deve spendere meglio. Welfare per donne e famiglie, fatto di asili nido e di detrazioni per le spese per la collaborazione domestica. Evasione fiscale come punto centrale, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possbilità per tanti anni e soprattutto paghi chi non ha mai pagato. Verifiche elettroniche, perché ci sono banche dati che possono facilitare verifiche a tappeto. Faccia queste cose e ci troverà dalla sua parte.

B. colpevole di alto tradimento

Signor Presidente del Consiglio sappiamo quanto forte sia la sua avversione per i processi. Ma oggi non possiamo esimerci dal metterla, qui, in quest’aula, sul banco degli imputati e leggerle la nostra sentenza di condanna. Perché lei è colpevole per tutti i capi d’imputazione. Lei è colpevole di alto tradimento dell’interesse nazionale perché tra il 2001 e oggi - negli otto anni su dieci in cui è stato presidente del consiglio - ha creato 500 MILIARDI DI EURO di MAGGIOR DEBITO PUBBLICO. Quasi un terzo dell’intero immenso debito pubblico italiano lo ha creato lei con i suoi governi. Lei ha ereditato, grazie al lavoro di chi l’ha preceduta, gli interessi sul debito pubblico più bassi della storia del nostro paese e grazie alla sua incompetenza oggi gli interessi sono nuovamente esplosi e si sono già mangiati più di metà della manovra che ancora non abbiamo finito di approvare, visto che ogni punto in più di interessi sul debito pubblico costa allo stato 19 miliardi di euro l’anno e gli interessi sono già aumentati di tre punti. E’ lei che, più di ogni altro, ci ha portati dove ci troviamo oggi, ad un passo dall’abisso. Con questi debiti ha affossato il paese, ha creato le premesse della bancarotta, ha truffato la fiducia degli italiani, ha tolto la speranza di un futuro ai giovani. Per questo la dichiariamo colpevole. Lei è anche colpevole di diserzione, perché quando la crisi si è abbattuta sulla Grecia un anno fa, invece di onorare il suo dovere di uomo di stato è fuggito come un disertore qualunque, è fuggito dalle sue responsabilità, è fuggito dalla realtà, continuando a ripetere che tutto andava bene, che noi stavamo meglio degli altri. Il fatto di aver colpevolmente tardato al di là di ogni ragionevolezza nel metter mano ai conti pubblici, intervenendo molto tempo dopo tutti gli altri paesi, e facendosene addirittura una vanto, è la colpa che le contestiamo ed è il crimine più grave per un uomo di governo. Lei ha rinunciato a decidere, lei ha rinunciato ai suoi doveri, ha macchiato di infamia l’onorabilità del governo italiano e per questo la condanniamo. Lei è infine colpevole di menzogna plurima a danno dell’intero popolo italiano. Ha mentito sapendo di mentire quando a giugno di quest’anno, cioè poco più di due mesi fa, ha dichiarato testualmente: “adesso abbasseremo le tasse”. Ebbene, neanche due mesi, e oggi lei mette la sua firma su una manovra che, sommata a quella di luglio, vale 100 miliardi di euro dei quali il 73% è rappresentato da maggiori tasse, che arriveranno all’86% quando comuni province e regioni avranno alzato i loro tributi per compensare almeno in parte i tagli dei trasferimenti. Tutte tasse che vanno a toccare i già miseri conti dei soliti noti, famiglie, pensionati, piccoli imprenditori. Ed ha mentito di nuovo in queste ultime settimane, raccontando agli italiani che questa era l’unica manovra possibile, che solo nuove tasse ci avrebbero permesso di portare il bilancio in pareggio. Menzogna spudorata. Se lo Stato spende più di quello che incassa la soluzione non è di alzare le tasse, ma di spendere di meno. Paesi come Irlanda Portogallo, Spagna e Inghilterra hanno tutti approvato delle manovre che vanno nella direzione di ridurre di molti punti la spesa pubblica nei prossimi anni. Noi facciamo l’opposto, alziamo le tasse per continuare a spendere come prima. Eppure proprio da noi più che altrove, la possibilità di una manovra fatta di risparmi invece che di tasse era solare. Visto che già oggi con i nostri soldi di cittadini finanziamo uno stato sprecone ed inefficiente, un elefante obeso che produce più burocrazia che servizi per i cittadini. Uno stato che foraggia una partitocrazia affamata di sempre più posti e di sempre maggiori spese, e che ha ormai perso completamente il senso del limite e del bene comune. Avreste potuto abolire le province ed invece volete sostituirle con le province regionali raddoppiandone il numero. Avreste potuto abolire quella selva di enti ed organismi intermedi tra comuni e regioni che alimentano una spesa totalmente inutile e parassitaria. Consorzi, Comunità montane circoscrizioni e via dicendo. Avreste potuto dare un taglio netto alle quasi 80.000 poltrone dei consigli di amministrazione degli enti pubblici locali. Avreste potuto dimezzare il numero delle auto blu che è, in rapporto agli abitanti, il più alto di qualsiasi paese civile e che ci costa 5 miliardi di euro l’anno. Avreste potuto bloccare le consulenze che ogni anno costano allo stato 3 miliardi di euro e che sono spesso diventate strumenti di politica clientelare quando non un modo per pagare il prezzo della corruzione. Avreste potuto dimezzare il numero dei parlamentari. Potevamo interrogarci, soltanto per fare uno tra mille esempi, se serve avere sei organi di polizia nazionale (polizia, carabinieri, gdf, forestale, guardia costiera e polizia penitenziaria) e due di polizia locale, che fanno più o meno le stesse cose quando, invece, avviando processi di semplificazione ed integrazione si potrebbero risparmiare miliardi di euro ed avere più sicurezza. La realtà è che è molto più facile tassare i cittadini che mettere mano agli interessi forti e ben rappresentati delle oligarchie dello stato, della politica, degli enti e delle aziende pubbliche, delle burocrazie civili e militari, di intere categorie di privilegiati, di foraggiati, mettere mano alle reti clientelari, affaristiche ed amicali, insomma a tutto quel sistema di irresponsabilità politica e di governo che ha affossato l’Italia fino ad oggi. Si potevano recuperare risorse importanti dalla lotta alla corruzione che, ogni anno, ripeto, ogni anno, si mangia 70 miliardi di euro di risorse pubbliche. Cioè quasi quanto il valore delle due manovre che abbiamo fatto tra luglio e adesso. Perché non inserire nella finanziaria due emendamenti che a costo zero avrebbero segato il tronco della corruzione in Italia. Emendamento numero 1, il dipendente o funzionario pubblico definitivamente condannato per essersi fatto corrompere è licenziato in tronco e non potrà fare il dipendente pubblico per il resto della sua vita. Emendamento numero 2, l’impresa che ha corrotto per avere vantaggi illeciti non potrà partecipare mai più ad appalti pubblici. Il grave non è che questi emendamenti non siano in finanziaria il grave è che in un paese dove la corruzione da tempo fattura 70 miliardi di euro l’anno queste regole ancora non esistono. Domandiamoci perché, e vedrete che c’è da riflettere!!!! Avremmo anche potuto prevedere un graduale innalzamento dell’età di pensionamento delle donne ma non come lo avete fatto voi, strisciando nell’ombra e fregando i loro soldi per tappare i buchi dei vostri debiti. Ma per creare finalmente con i soldi risparmiati, che sono delle donne, appartengono alle donne, un welfare per le famiglie, fatto di maggiori asili nido, di un tempo pieno a scuola corrispondente agli orari di lavoro, di detrazione dalla dichiarazione dei redditi delle famiglie di tutte le spese per baby sitter, badanti, collaboratrici domestiche e affermare così per davvero pari opportunità di accesso delle donne al mondo del lavoro. E questa sarebbe stata una misura per dare anche impulso all’economia e non ammazzarla di tasse come state facendo. Signor Presidente del consiglio. C’è un ultimo reato del quale la riteniamo politicamente colpevole. Il vilipendio internazionale della nazione italiana. Lei è diventato ormai da tempo causa di imbarazzo per il paese a livello internazionale, la sua mancanza di credibilità è una della cause della crisi di fiducia dei mercati nei confronti del nostro paese. L’articolo di due giorni fa del NYT è lo specchio fedele degli occhi con i quali ormai il mondo intero ci giudica attraverso il giudizio che da di lei. Ne cito due passaggi: “La nostra follia politica (americana) impallidisce di fronte a questa opera buffa a luci rosse. Ma non dovremmo limitarci a restare a bocca aperta o a sogghignare. Il cammino dell'Italia dalla gloria al ridicolo, un cammino favorito dalle distrazioni legali e carnali di Berlusconi, minaccia la stabilità finanziaria dell'intera Europa e non va a beneficio di nessuno". Ed allora signor Presidente se non vuole che oltre alla nostra si aggiunga anche la condanna della storia che la ricordi come la peggiore calamità mai abbattutasi su questo paese compia un gesto di rispetto verso 60 milioni di italiani che lavorano, faticano, studiano e si dannano l’anima per tirare avanti e si dimetta, dando la possibilità a questo paese di guardare avanti e ricominciare a sperare.

 

 

75 EMENDAMENTI, BOCCATA D'OSSIGENO

75 emendamenti, con l’obiettivo di ripristinare criteri di equità, equilibrio e crescita nella manovra iniqua, deprimente e depressiva del governo che bocciamo senza se e senza ma”. Ecco le nostre proposte concrete contro la manovra approvata al Senato. “Per cominciare: no all’aumento dell’Iva, che avrà un effetto depressivo sull’economia e che colpirà i ceti meno abbienti; sì alla cancellazione dell’articolo 8, che compie un atto di violenza inaudita nei confronti dei diritti dei lavoratori; no all’aumento dell’età pensionabile delle donne, sulle quali il governo vuole fare cassa, senza riconoscimenti di sorta per le madri-lavoratrici”. Per ognuno di questi no Italia dei Valori propone un sì, alternativo, serio ed efficace, con il quale reperire le risorse necessarie ad evitare le scelte sbagliate di questa manovra, che si accanisce sulle famiglie, sui giovani e sui ceti meno abbienti”.“27 misure per dare una sforbiciata ai costi della politica; 14 misure per ridurre le spese eccessive della pubblica amministrazione; 13 misure per una seria lotta all’evasione fiscale; 11 misure per un serio piano di liberalizzazioni, 10 misure straordinarie per la riduzione dello stock del debito.Costi della politica. Italia dei Valori propone l’eliminazione dei vitalizi dei parlamentari e dei consiglieri regionali; riduzione dell’indennità dei parlamentari e dei ministri; eliminazione dei rimborsi elettorali ai partiti; abolizione delle province; eliminazione auto e aerei blu; soppressione delle comunità montane, consorzi di bonifica e autorità d’ambito territoriale ottimale; soppressione degli enti inutili; blocco delle consulenze e incarichi; amministratore unico per le società e gli enti partecipati dagli enti territoriali; riduzione dei costi degli apparati amministrativi, etc..Riduzione spese eccessive della pubblica amministrazione. Idv propone l’abolizione dell’autonomia di budget di palazzo Chigi; riduzione delle spese militari e per le missioni; più efficaci controlli in materia di invalidità; unificazione degli enti previdenziali; gestione consorziata di tutti i servizi tra i comuni con meno di 20mila abitanti e altro ancora.Misure fiscali. Idv propone il ripristino di norme per il contrasto all’evasione, volte a colpire davvero i grandi evasori per reinvestire in detrazioni fiscali a favore delle famiglie ed incrementare gli assegni familiari. Infine, Idv propone un serio piano di liberalizzazioni e misure straordinarie per ridurre lo stock del debito.“Con i nostri emendamenti intendiamo correggere una manovra profondamente devastante per la nostra economia e per le famiglie italiane. Tagliare i costi della politica per reinvestire a favore delle famiglie, ridurre le spese eccessive per ridare spazio e speranza ai giovani, perseguire l’evasione fiscale per ridare ossigeno alla nostra economia, liberalizzare per favorire crescita e sviluppo: questi gli obiettivi dei nostri emendamenti”.

CAPRE PAZZE DEL PDL GIOCANO AL RINVIO

Ieri le parti economiche e sociali di questo Paese hanno diramato una nota congiunta, chiedendo un patto per la crescita, una tratto di discontinuità forte nell'azione di chi governa. Un appello storico e drammatico allo stesso tempo, epocale, che non ha precedenti. Di fronte a tutto questo, noi riteniamo che il governo non possa e non debba continuare a trastullarsi , guardando l'ombelico delle proprie divisioni interne e rinviare ancora una volta un chiarimento urgente. Italia dei Valori, dunque, questa mattina, nell’aula di Montecitorio, si è fatta carico della richiesta delle parti sociali e ha chiesto al governo di venire in Parlamento, prima della pausa estiva, per annunciarci non le solite proposte demagogiche ma i provvedimenti legislativi e normativi concreti con i quali intende dare subito risposta. Non possiamo attendere oltre. La prima, ed inutile, risposta del centrodestra non si è fatta attendere. Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha detto di rinviare il confronto e l’esame di una proposta con le parti sociali ad ottobre, con tutta calma. Ebbene, nel recinto di capre pazze che, sempre più, appare essere il centro-destra,  la dichiarazione del presidente dei deputati del Pdl spicca in tutta la sua miopia. Qualcuno, dovrebbe spiegargli, e non solo a lui, che ad agosto i mercati finanziari non vanno in ferie e che se non si fa qualcosa prima della sospensione estiva si rischia che sia tardi per adottare quelle misure non rinunciabili e non rinviabili chieste oggi dalle parti sociali. Chi non capisce la straordinaria importanza e l'emergenza che oggi l'Italia vive ballando letteralmente sull'orlo del baratro è soltanto un irresponsabile. Non ci siamo fermati qui. Abbiamo chiesto, anche, al ministro dell'Economia Tremonti di venire in aula a spiegare all'Italia se quanto dichiarato da Milanese circa il pagamento della casa risponde a verità e, se risponde a verità, di portare in Parlamento le distinte dei prelievi settimanali dei mille euro al mese dal suo conto corrente perché i soldi non si materializzano dal nulla. Dimostri se e' un ministro dell'Economia onesto o un disonesto che non ha titolo per chiedere sacrifici agli italiani.

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO

Donadi - BerlusconiDonadi - Berlusconi

Avevo appena finito di cantargliele e suonargliele, ricordando in Aula tutte le nefandezze e le promesse non mantenute quando, all’improvviso, me lo sono ritrovato quasi addosso. Ha mollato Enrico Letta, con cui era in chiacchiera, e mi ha preso per un braccio portandomi via con sé per qualche secondo e, con un sorriso a 32 denti, quello che ha sempre stampato in faccia, mi fa: “Ma lei è proprio così cattivo come sembra?”. Stupore, imbarazzo ed incredulità, lo confesso, per un Silvio Berlusconi che tentava palesemente di attaccare bottone proprio con me. Gli rispondo: “Io? Ma se sono buono come un pezzo di pane!”. “Allora lui: “Ma allora ce l’ha proprio con me!”. Mentre cercavo di capire dove volesse arrivare, sono stato al gioco ed ho risposto: “Niente di personale, ce l’ho con le cose che lei fa”. A quel punto, mi ha attaccato un pistolotto con ricordi della sua infanzia tra cui una storiella in cui mi parlava di un grande prato e di misteriosi campanellini e di come lui sia buono e generoso, ma soprattutto “buono, tanto, tanto buono”, così buono che sua madre da piccolo gli ripeteva che era così buono che per affrontar la vita gli sarebbe servita un po’ di sana cattiveria. Il pistolotto si è chiuso con un altro flashback, quando Cossiga gli sconsigliò di entrare in politica perché era troppo buono per il palazzo. A quel punto, la mia risposta è partita spontanea dal cuore: “Presidente, avrebbe fatto meglio a seguire il consiglio di Cossiga. Sarebbe stato meglio per tutti!”. Il bello è che non si dava per vinto. “So che mi considerate una specie di demonio ma io non sono così. Quelli che mi conoscono mi vogliono tutti bene e dicono che sono anche un simpaticone”. “Il giorno in cui lei lascerà la politica potrà anche interessarmi la sua simpatia ma per il momento l’unica cosa che mi interessa è che lei lasci la politica”. A quel punto, questo almeno glielo devo riconoscere, con una prontezza di spirito che oggettivamente non gli manca, con di nuovo un sorriso a 32 denti, quello solito, mi fa: “Ho capito, non me ne fa passare una ma almeno questa me la deve riconoscere: sto passando un gran compleanno di merda!”. Su questo non ho potuto davvero dargli torto. Escludendo a priori, per rispetto della sua e della mia intelligenza, un tentativo di compravendita parlamentare con il sottoscritto mi domando perché l’abbia fatto, perché sia venuto da me a tentare di convincermi quanto fosse bravo e buono. Forse c’ha visto giusto oggi Gianantonio Stella sul Corriere della Sera, o almeno mi piace pensarlo. Ieri Silvio Berlusconi, forse per la prima volta nella sua vita, si è reso conto dello spettacolo indecente offerto da un parlamento ridotto a suk, dove tutti sono in vendita per un cammello in più. E forse, circondato da traditori e servitori sleali, ha trovato più dignità umana in un leale ma fermo oppositore.

FINI-BERLUSCONI: E’ RESA DEI CONTI SU CALIENDO

Re SilvioRe SilvioGli ultimi giorni dell'impero. E’ showdown tra Berlusconi e Fini. Mi arrivano delle voci (attendibili ed autorevoli) secondo cui il premier è pronto allo scontro finale con presidente della Camera. E la resa dei conti definitiva sarà sulla mozione di sfiducia a Caliendo presentata da noi e dal Pd, che sarà calendarizzata e discussa in Aula mercoledì. La situazione sembra essersi capovolta rispetto a qualche ora fa, quando i rumors dicevano esattamente il contrario. Se fino a qualche ora fa Berlusconi ed i suoi collaboratori erano convinti di dover aspettare l’autunno per cercare di rimettere insieme i cocci della maggioranza, ora pare che abbia prevalso la linea dei ‘falchi’. Magari nel tentativo di andare ad elezioni anticipate. Adesso il pallino è nelle mani della compagine finiana di Futuro e Libertà. Saranno loro a staccare la spina ad un governo che non c’è più o a tenerlo in vita ancora per un po’. Spetta a Fini decidere se cedere all’aut aut di Berlusconi e votare la fiducia a Caliendo o, al contrario, proseguire nelle battaglie di legalità e chiedere le dimissioni del sottosegretario. Se i finiani dovessero scrivere le parole ‘the end’ e mandare a casa un governo delle cricche travolto dagli scandali  guadagnerebbero, da avversari politici, la nostra stima per il coraggio, la coerenza e la determinazione con cui son riusciti a portare nel centrodestra la questione morale. Ma non solo: se votassero con noi la sfiducia a Caliendo, lo scenario politico muterebbe radicalmente. A quel punto potremo guardare con attenzione alle mosse future di una forza politica capace di porre concretamente il tema della legalità in Parlamento. L’era berlusconiana sta per finire e noi dovremo lavorare con chi ci sta per mettere mano a quella legge elettorale che di Berlusconi e del suo sistema di potere è fatta a immagine e somiglianza.