L’ennesima balla elettorale. L’ennesimo spot ‘ad effetto’ architettato dai ‘Gianni e Pinotto’ della politica italiana: Tremonti-Berlusconi. Sto parlando della riforma del fisco proposta dal ministro del Tesoro.Ma andiamo a vedere nel dettaglio l’idea di Tremonti. Sul tavolo del confronto politico c’è la riduzione
delle aliquote Irpef da tre a due (23 per cento fino a 100 mila euro e 33 per cento oltre i 100 mila euro) che costerebbe alle casse dello stato 20-25 miliardi di euro. Vorrei partire dal fatto che i
20-25 miliardi di euro non ci sono e Tremonti si guarda bene dal dire dove intende andare a pescarli. Già questo la dice lunga su quanto poco di serio ci sia in questa proposta. Ma passi. Quello che è più grave è il fatto che questa è una pessima idea. La nostra
Costituzione, infatti, prevede la progressività dell’imposizione fiscale: chi guadagna di più, per un principio di equità sociale, deve pagare più tasse. Con questa riforma, invece, si va in direzione totalmente opposta, molto di più di quanto non appaia dal semplice passaggio da tre a due aliquote. La realtà è che si passerebbe di fatto ad un'unica aliquota se si pensa che il 99 per cento dei contribuenti italiani dichiara redditi fino a 100 mila euro, per cui l’aliquota del 33 per cento si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza. In soldoni significa che il pensionato o l’operaio pagherà allo Stato, in percentuale, le stesse tasse di un imprenditore o di un avvocato. Tutto questo non farebbe altro che aumentare iniquità e le ingiustizie sociali, che già vedono il nostro paese svettare al
sesto posto al mondo per la crescita delle disuguaglianze, superato solo da Messico, Turchia, Portogallo, Usa, e Polonia.Per questa ragione noi presenteremo una proposta completamente diversa che ha, invece, l’obiettivo di ridurre le
disuguaglianze sociali nel nostro paese e di attuare un grande trasferimento di fiscalità dal lavoro (sia dipendente che d’impresa) alle rendite e alle speculazioni. Per questo proponiamo da un lato
un’imposta di solidarietà sociale, sul modello francese che vada a colpire i grandi patrimoni e le grandi rendite e, dall’altro, di raddoppiare l’imposta sulle speculazioni finanziarie passando dall’attuale 12,5 al 25 per cento.Tutti i proventi di queste imposte dovrebbero essere utilizzati per un’unica grande azione di riduzione del costo fiscale sul lavoro, ottenendo il doppio risultato di aumentare il netto in busta paga per lavoratori e pensionati e facilitare la ripresa del mercato del lavoro rendendo le assunzioni meno onerose per le imprese.Due proposte che noi mettiamo sul tavolo del confronto. Due idee chiare e semplici contro la demagogia ormai surreale dei Gianni e Pinotto all’italiana che da quindici anni campano sullo slogan ‘meno tasse per tutti’ e invece di anno in anno propinano agli italiani specchietti per le allodole ogni volta che si avvicina una scadenza elettorale.
Commenti
- In principio c'era lo Statuto Albertino , che si basava sui tributi indiretti, tassando i consumi. I poveri pagavano percentualmente di più, i ricchi ci guadagnavano
- 23 Maggio 1947 : La Seduta della Assemblea Costituente che "licenzia" l'Articolo 53 nella attuale forma : -Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capcaità contributiva. -Il Sistema Tributario è informato a criteri di progressività
- 22 Dicembre 1947 Seduta della Assemblea Costituente che approva la Costituzione della Repubblica Italiana (antifascista e repubblicana)
- 27 Dicembre 1947 Il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola firma la Costituzione.
- 1 Gennaio 1948 La Costituzione entra in vigore
Vediamo ora UN PO' DI STORIA delle normative di riforma del sistema Tributario... Per chi vuole approfondire, consigliamo alcuni Link dove troverete interessante materiale, compresa la PROPOSTA di RIFORMA in senso COSTITUZIONALE del SISTEMA TRIBUTARIO inviata a ITALIA dei VALORI.- 9 ottobre 1971 Legge Delega per la riforma tributaria n.825/71 che ribadisce i principi espressi dall’Art. 53 e delinea le modalità di attuazione.
- 1973 La legge 600/73 che disattendendo I criteri direttivi della legge 825/71, lascia sostanzialmente inalterati i principi tributari dello statuto albertino, proporzionali nei tributi diretti e sui consumi.
- 1986 La legge 917/86 non corregge la anomalia, di fatto confermando nella sostanza la ferita costituzionale inferta all’Art. 53 ed alla Costituzione (Artt.. 2,3, e 23
Dunque è a partire dal 1973 che si è arenata la evoluzione in modo costituzionale del sistema. Oggi scontiamo le conseguenze dei rattoppi che tutti denunciano La questione del sistema fiscale è quindi abbastanza complessa ed ha le sue radici nella storia politica, sociale ed economica del nostro paese e non si può sdoganare banalmente nell’arco si una discussione in aula su questo o quell’articolo di legge. E’ un tema pervasivo e trasversale che intercetta molti argomenti. Non per nulla il sistema dei tributi è al centro di ogni sistema-paese, in quanto è il sostengo alle attività. Si tratta della famosa “coperta” larga o stretta cui ci riferiamo quando parliamo di come e dove destinare i soldi. Come membri della Associazione Articolo 53- Salvatore Scoca - Meuccio Ruini, siamo coscienti del fatto che l’Articolo 53 della Costituzione, così come è formulato, non solo è ben lungi dall’essere realizzato ma, come la storia ed il trascorso legislativo confermano, il sistema fiscale italiano si è nel tempo conformato ai principi dello Statuto Albertino vigente prima che la Costituzione facesse il suo ingresso con il valore legato ai suoi Articoli 2, 3, 23 e 53. La Costituzione, nel suo impianto di estremo equilibrio, ha dedicato ben 4 articoli fra loro connessi al tema. Riconoscere che non già singoli aspetti del sistema fiscale attuale, ma l’INTERO IMPIANTO attualmente usato rappresentino un palese esempio di disobbedienza, da parte della classe politica e del sistema-paese, al dettato costituzionale, francamente riteniamo debba essere il punto di partenza di ogni ragionamento.Gli squilibri introdotti all’impianto costituzionale stanno avendo, purtroppo, gli effetti micidiali che tutti possiamo osservare in termini di disuguaglianza nella imposizione, di “disobbedienza civile” che diventa poi evasione fiscale diffusa, elusione, lavoro nero, falso in bilancio, fatturazioni compiacenti, mancato versamento di IVA, traffico ed esportazione di capitali all’estero. Per non parlare degli affari e del sostegno che mafia e criminalità organizzata stanno traendo dai mille e più rivoli che il sistema attuale consente. Leggi e leggine, eccezioni sulle eccezioni, lavori di lobby potenti che nel tempo sono andate completamente a stravolgere l’iniziale disegno dei Padri Costituenti.Su questo riteniamo possano, anzi debbano appuntarsi i ragionamenti di ITALIA dei VALORI se pensa di differenziarsi di fronte agli Italiani su un tema cosi' cruciale. Da questo riteniamo debba finalmente prendere piede un discorso da farsi nella opinione pubblica così come nelle aule parlamentari. Onorevole Donadi, alla base della alternativa di governo vi deve essere una alternativa a questa politica. Il sistema tributario più democratico, equo solidale, è quello contenuto nell'articolo 53 della costituzione e nella successiva legge delega 825/71E' da lì che si deve ricominciare .