Taggati con: Falcone
Il governo s'è messo la coppola...
LA STUPIDITA' NON UCCIDE LA MEMORIA
In attesa di giovedì, oggi parlo d'altro. Volutamente. C'è una notizia in questi giorni piccola piccola ma dal significato dirompente e che fa accapponare la pelle, per stupidità e volgarità. Il sindaco di Parma, Pietro Vignali, con una apposita delibera, ha dedicato a Sandra Mondaini e Raimondo Vianello un'area che prima era dedicata a Falcone e Borsellino. Ai due giudici eroi, dice il sindaco, verrà intitolato apposito viale nei viali in fase di ultimazione nei pressi della stazione. Ebbene, io credo che una roba del genere non sarebbe piaciuta neanche a Raimondo e Sandra, coppia straordinaria della comicità, anzi credo che l'avrebbero bocciata senza pietà, perchè troppo intelligenti per non capire la sciocca politica fatta sfruttando il loro nome ed il loro straordinario talento. Vignali, magari, sarà un sindaco un po' appannato in cerca di notorietà. Dopo la performance dei suoi tre dirigenti comunali, accusati di peculato, corruzione e reati contro la pubblica amministrazione, era evidentemente in cerca di un piccolo posto al sole ma il sole deve picchiare forte in quel di Parma se il sindaco e la sua giunta hanno partorito un'idea così piccina, nel senso proprio del termine. Compiere un gesto del genere, così irrispettoso e irriverente, significa uccidere la memoria di un Paese. Non è solo offendere il ricordo di chi ha difeso la legalità ed è morto per onorarla ma significa rimuovere con il machete la storia, umiliandola. Ovviamente, per quanto ci riguarda, non sarà un parco ed un gesto stupido a cancellarla. La stupidità non uccide la memoria. Mai. MINISTRI? NO, SOLDATINI DI SILVIO!
Processo breve, 15 mila processi per truffa, omicidio colposo e corruzione che rischiano di andare in fumo. Pur di chiudere subito il processo di Berlusconi il governo e la maggioranza è pronta a varare la più grande amnistia mascherata della storia. Ladri, corrotti, stupratori, evasori ringraziano. E c’è pure chi nel Pdl, con incredibile faccia tosta per non dire di peggio, chiama a testimonial di questo scempio Aldo Moro, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sacrilegio puro nel tempo di Lele Mora. Di fronte a questo scempio della giustizia è imperativo categorico per noi dell’opposizione fare ostruzionismo. Provare a fermare questa porcata è un dovere morale. Lo abbiamo detto per primi, lo diciamo da sempre. La maggioranza terrà? Probabilmente sì ma la corazzata berlusconiana scricchiola da più parti e noi saremo pronti ad approfittarne, non gli daremo tregua, pronti a farli cadere al primo cedimento. Sarà una battaglia parlamentare all’ultimo sangue. L’opposizione c’è e può fare male. Sappiamo come mettergli i bastoni tra le ruote e lo abbiamo ampliamente dimostrato in questa settimana. Ieri, padron Berlusconi, dopo le incursioni di Corsaro, ha impartito severo e intransigente gli ordini ai suoi soldatini di latta: tornate in Aula! Mantenete la calma! E i soldatini hanno prontamente seguito. Come marionette guidate dal grande burattinaio sono rientrati a servire il loro signore e padrone. Che triste spettacolo vedere in Aula ministri e sottosegretari massicciamente schierati per votare il processo breve di Silvio Berlusconi. Pur di garantirgli l’impunità, hanno toccato il fondo, arrivando a fare consigli dei ministri in fretta e furia all’ora di pranzo per non perdere una votazione. E in questo panorama governativo desolante, brilla per servilismo la Lega, quella che in Padania fa la faccia feroce contro la criminalità e a Roma vara le amnistie rimettendo in libertà migliaia di criminali. Ma le elezioni prima o poi arriveranno. Il conto sarà presto servito.
BORSELLINO, FERITA ANCORA APERTA
Falcone - Borsellino
Nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio, il giorno del ricordo, del dolore ancora vivo, dell’onore alla memoria di Borsellino, che infaticabilmente ha portato avanti la sua battaglia in difesa dello Stato di diritto, fino a pagare con la vita, mi tornano in mente le parole del suo collega, altrettanto infaticabile nella lotta alla criminalità organizzata: “La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio ed avrà una fine”.Questo concetto mi rimbomba in testa da giorni, tra l’ostinata e incontrollabile volontà di credere alle parole del giudice Falcone e l’amara consapevolezza che questo concetto diventi anno dopo anno più lontano.Sono passati diciotto anni dalla terribile strage di Via D’Amelio, da quella di Capaci, sono passati diciotto anni da quando un profondo conoscitore del complesso fenomeno della mafia diceva, credendoci, che essa sarebbe finita. Ebbene oggi Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica del tribunale di Reggio Calabria, da sempre protagonista nella lotta alla ‘ndrangheta, sotto scorta dal 1989, dichiara, in un’intervista pubblicata dal Corriere della sera pochi giorni fa, che “la ‘ndrangheta finirà quando non ci sarà più l’uomo sulla terra”. Ed ecco che la convinzione di Falcone diventa ancora più lontana dal concretizzarsi. Non sono solo le durissime parole di un altro magistrato impegnato in prima linea nella difesa della legalità a dimostrarlo, sono i fatti. Purtroppo, a diciotto anni di distanza, la battaglia intrapresa da Falcone e Borsellino non è ancora stata vinta. Quelle durissime ferite inflitte dalla mafia allo Stato non sono state ancora sanate e forse mai come adesso si è presentato il rischio che mafia, ‘ndrangheta e criminalità organizzata diventino vincenti sui territori.Oggi più che mai si avverte la minaccia che questo accada, oggi più che mai c’è il serio pericolo che i rapporti tra politica e criminalità organizzata non solo vengano fatti salvi, ma si diffondano a macchia d’olio sotto la sabbia dell’omertà. In un Paese in cui illustri esponenti della maggioranza e del governo esultano e cantano vittoria per la sentenza Dell’Utri, solo perché assolto per i reati successivi al ’92, viene il dubbio che non ci sia da parte dello Stato la seria volontà di combattere i fenomeni legati alla criminalità organizzata, né di fare luce su quelle stragi che oggi ricordiamo.In un Paese in cui esponenti della coalizione al governo, sostengono che la mafia è un problema del Sud, mi riferisco alla Lega, sorge il dubbio che, se nel Paese non si cambia radicalmente mentalità e non ci si prefiggono obiettivi precisi e costruttivi, quella battaglia che Falcone e Borsellino hanno portato avanti fino alla morte non potrà mai essere vinta.
LA STRATEGIA DELL’IMPUNITA’
UN QUADRO INQUIETANTE E OSCURO
Il pentito Gaspare Spatuzza Oggi è stato il giorno della deposizione del pentito Gaspare Spatuzza al processo per mafia a carico del senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri. La sua testimonianza riapre quel capitolo doloroso delle stragi degli anni Novanta, avvenute a Roma e Firenze, stragi anomale secondo il pentito Spatuzza. Nella testimonianza di questo killer spietato, oggi collaboratore di giustizia, c’è un’accusa pesante: Silvio Berlusconi, l’uomo di Canale 5, e Dell’Utri, il compaesano Marcello, fecero favori alla mafia. Anzi, grazie alla serietà di queste due persone “la mafia ottenne praticamente il Paese nelle sue mani”.E poi c’è il racconto delle terribili stragi, quelle compiute e quelle evitate per un soffio, che svelano il volto più feroce della mafia che nessun sceneggiato o libro potrà mai eguagliare. Come quando il boss Giuseppe Graviano avrebbe chiesto al pentito Spatuzza “morti per smuovere qualcuno”. Oppure, quando il pentito Spatuzza dice che nella bomba dello stadio Olimpico, furono messi 50 chili di tondini “per fare più male possibile”. Neanche i talebani, ha detto oggi Spatuzza nell’aula bunker di Torino, sono arrivati a tanto. Oppure quando dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio la mafia festeggiò “perché Borsellino e Falcone erano nemici”. O come il racconto dell’incontro avvenuto nel ’94 al bar Doney di via Veneto a Roma, prima del fallito attentato allo stadio Olimpico, quando il boss Graviano arrivò “con un atteggiamento gioioso, come chi ha vinto all’enalotto o ha avuto un figlio” perché “abbiamo chiuso e ottenuto tutto quello che cercavamo grazie a due persone serie” che non erano “come quei quattro crasti socialisti che avevano preso i voti dell’88 e dell’89 e poi ci avevano fatto la guerra”.Le frasi di Spatuzza dipingono un quadro inquietante ed allarmante. Si riallacciano alle dichiarazioni dei pentiti rese durante le inchieste che partirono all’indomani degli attentati del ’94, poi archiviate. In realtà, quelle dichiarazioni, a differenza delle inchieste, non furono archiviate ma congelate, in attesa di riscontri più oggettivi. Rimasero, come tante spade di Damocle, a pendere sulle teste degli imputati.Oggi è venuto il momento di fare chiarezza. Nessuno, a parte la magistratura, può o deve emettere sentenze di accusa o di assoluzione. Per questo, è opportuno che la politica faccia un passo indietro, fino al momento della verità, perché è la verità l’unica cosa che conta. La politica taccia e lasci lavorare la magistratura. Siamo sicuri che i giudici lavoreranno con scrupolo per accertare la verità dei fatti e verificare le dichiarazioni rese dal pentito Spatuzza. Certo è che, da quelle parole, pesanti come macigni, emerge un quadro inquietante ed oscuro. 

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