DI PIETRO PRESIDENTE. ECCO PERCHE' SI'
Antonio Di Pietro
Ieri sera su IlFattoQuotidiano.it ha preso il via un sondaggio che indica sei personaggi, compreso Antonio Di Pietro, tra i quali votare il più idoneo a sostituire Silvio Berlusconi, il cui governo volge al termine. Ciascun personaggio, oltre che da una foto, è accompagnato da due brevi note: “Perché Sì” e “Perché No” sarebbe adatto a sostituire il Presidente del Consiglio in carica. Sui due "Perché" che riguardano Antonio Di Pietro non sono d'accordo, anzi direi che proprio non c’azzeccano. A legger bene il "Perché Sì", poi, mi pare di trovarmi di fronte ad uno di quei vecchi stereotipi, sul modello che gli italiani sono tutti “pizza e mandolino”. Credo alla buona fede del giornalista del Fatto, testata che apprezzo. Ma vorrei utilizzare il blog per provare a riscrivere in un modo che mi pare più realistico le ragioni del si e quelle del no all’ipotesi di Di Pietro candidato premier alternativo a Berlusconi.
Perché Sì: Perché difende senza eccezioni o ambiguità il principio del rispetto delle regole in un paese che di assenza di legalità sta morendo. Rispetto delle regole che, assieme alla libertà individuale, sono i due pilastri sui quali tutte le grandi democrazie occidentali si fondano. E perché, grazie a Di Pietro, Italia dei Valori oggi è l’unico partito che ha un progetto coerente di rilancio del lavoro e dell’economia italiana. Un progetto presentato in occasione della nostra contromanovra alla finanziaria di Tremonti e che tutti i partiti del centrosinistra ci hanno scopiazzato (pardon …. hanno ripreso. Peccato che gli unici che non se ne sono accorti sono i media, Il Fatto compreso).
Perché No: Perché se diventasse Presidente del Consiglio realizzerebbe per davvero le cose che dice di volere, senza guardare in faccia i potenti, i grandi salotti economici e finanziari, le mille caste d’Italia, le lobby di potere. E l'Italia, si sa, è allergica alle rivoluzioni, anche se pacifiche e, dal Gattopardo in poi, è un paese dove tutto cambia perché tutto possa restare uguale.
- Login o registrati per inviare commenti


Commenti
Si io voto Antonio di Pietro è il leader perfetto per un paese civile e avanzato e serve per modernizzare il paese in più aggiungo che è una persona seria lo ha dimostrato nel 99 quando era ministro delle infrastrutture e si dimise in seguito a degli intrallazzi del governo , lo ha dimostrato a giugno 2011 che raccolse le firme per il referendum , lo ha dimostrato a novembre 2011 che a differenza di quel pagliaccio di bersani, non ha votato il governo tecnico mi è piaciuto il discorso che fece da santoro la settimana post sanremo e cioè che il presidente della rai lo deve scegliere il popolo e non il presidente del consiglio ed io sono decisamente d'accordo con questo, perchè la rai è il servizio pubblico e deve essere rappresentata dal popolo sovrano e non dal presidente del consiglio ne tanto meno dal governo mediaset e in più mi è piaciuto pure il discorso che ha fatto giovedì da santoro sull'articolo 18 e le proposte che ha lanciato, Di Pietro è una persona squisita con parecchie proposte a favore del popolo e in tanti anni di regime berlusconi e di regime monti ,è stato l'unico a fare opposizione quindi ha tutto il mio appoggio.
- Perché NON ha un conflitto di interessi, il che NON mi pare un “dettaglio” di poco conto vista la situazione attuale ;
- perchè RIPROPONE e DIFENDE senza ma e senza se, valori fondamentali per la vita di una sana democrazia, quali la onestà, la legalità, la giustizia sociale, la solidarietà, la moralità, ecc. ormai caduti nel dimenticatoio perché surclassati da quelli diffusi, in questi anni, dai dis-valori del berlusconismo, quali l’impunità, il malaffare, il calpestìo sistematico delle regole da parte dei furbi, l’utilizzo delle istituzioni per scopi privatistici, ecc. i quali hanno determinato un imbarbarimento socio-politico-economico-culturale senza precedenti;
- perchè si propone in modo semplice, con idee chiare e serie, sempre coerente nelle sue argomentazioni, con un linguaggio comprensibile a tutti, il che mi pare positivo in un paese ormai abituato allo slogan, allo spot e alle barzellette;
- perché, checchè se ne dica, è un uomo delle istituzioni e per le istituzioni, che rispetta e che difende a garanzia di tutti i cittadini ritenuti UGUALI davanti alla legge!!!
Infine dico che se fossimo in un paese “normale”, un personaggio politico come Di Pietro NON avrebbe ALCUN problema a proporsi quale guida degna del paese, ma poiché viviamo in un paese “malato“, “violentato“, “drogato” dalla cultura del berlusconismo, dunque, la cosa diventa quasi impossibile e anzi,uno come Di Pietro viene, addirittura, tacciato d‘essere un “portatore d’odio“, “un cattivo maestro“, “un manettaro“, “un giustizialista“, ecc.ecc….viviamo in un paese dove tutti si dicono moderati e vanno a caccia del voto moderato ma che poi di moderato NON ha nulla, a partire dall’attuale pres.del consiglio e del suo alleato celodurista, per poi proseguire con la diffusione di una cultura del “piangi e fotti”, del menefreghismo piu’ assoluto, dell’egoismo e dell’intolleranza…viviamo in un paese in cui comanda e domina un manipolo di mascalzoni che mira all’arricchimento personale e alla distruzione totale della democrazia…considerando questo avvilente panorama, NON mi pare attuabile la candidatura dipietrista se prima NON cambia la mentalità di chi vota….- Angolo retto
- Stava scritto: toccherà al sindacato. Si chiamavano processi di ristrutturazione. Cambiano i modi e i tempi della produzione, cambia il consumo, cambia l’accesso alle fonti energetiche. Tutto avviene nella funzione del tempo, ritmo tachicardico, servono briglie sciolte e un governo che operi con spirito di servizio nei confronti del potere che si riarticola. Andava cloroformizzata la sinistra, fatto. Nonostante la sofferta lucidità della sua base e di molti suoi dirigenti, frammentata in una rappresentanza che, mancando l’appuntamento con la legge sul conflitto di interessi, l’ha confinata in uno choc dal quale è faticoso uscire. Restava il sindacato. Andava fratturato, fatto. Poi c’era la Cgil, il più grande, e la Fiom, il più tenace. Troppi iscritti, troppo forti. Smonta la contrattazione nazionale, fatto. Smonta i diritti dei lavoratori, fatto. Il ministro Sacconi bolla: «È la Cgil che va contromano». La colpa è di chi non si piega. Tutto lì: i giovani devono capire la lezione, la «modernità» è una vita ad angolo retto.
11 settembre 2010