LADRI DI LIBERTA’ E D’INFORMAZIONE
Fuori Annozero, Ballarò, Porta a porta. Ora a rischio anche Report. Il bavaglio sull’informazione diventa sempre più pesante, ma fortunatamente non ha ancora chiuso la bocca alla comunicazione on line e speriamo non possa mai farlo. E’ per questo che non mi stanco di denunciare quanto sta accadendo in questi giorni. Stiamo vivendo una sorte di notte della Repubblica, la democrazia si sgretola di fronte ai nostri occhi attoniti e disgustati. Il governo vara un decreto non solo anticostituzionale, ma illegale, mentre mette una nuova, vergognosa fiducia per blindare una legge ad personam che permetterà a Berlusconi di continuare a godere dell’assurda prerogativa di stare alla larga dalle aule dei tribunali. E intanto, per la prima volta nella storia, con un atteggiamento che sta a metà strada tra il grottesco e l’inquietante, il presidente del Consiglio, fuori di sé, annuncia la piazza, non si capisce su che basi e contro chi, forse contro se stesso, o magari contro i dirigenti del suo partito. Ma tanto Berlusconi e la sua maggioranza sanno che, per quante ne combinino, per quanto siano travolti dalla corruzione, dai loro errori e da una crisi economica senza precedenti, alla fine il prezzo che pagheranno sarà minimo, perché la gran parte degli italiani, quella che si informa solo dalla tv, grazie al giogo berlusconiano sull’informazione, non ne saprà nulla o quasi. Ecco perché dobbiamo tenere accesa l’attenzione sulla libera informazione. Ecco perché dobbiamo portare avanti la battaglia nata con la campagna “Una mail per riaccendere l’informazione”, che ieri si è arricchita di una nuova iniziativa, con il deposito da parte di IdV di un esposto alla Procura della Corte dei Conti per danno erariale, nei confronti dei consiglieri di amministrazione di maggioranza della Rai e del direttore generale e di un'interrogazione parlamentare. E’ solo un piccolo passo. Non sarà certo questo a risolvere il vulnus democratico rappresentato dalla censura all’informazione. Ma chissà, forse, come tanti anni fa la giustizia riuscì ad incastrare Al Capone, arrestandolo solo per evasione fiscale, magari anche noi riusciremo a mettere all’angolo i tanti “al capini” del governo e dell’informazione (ladri di libertà, d’informazione e di democrazia) che ogni giorno la fanno franca nelle sale del potere, nei palazzi della televisione italiana e del governo.
RAI: STAVOLTA PAGA CHI SBAGLIA

Via Annozero, largo alla carica dei 101. Cui seguiranno i 102…Risultato? Spettatori dimezzati. Bel colpo per la Rai, complimenti alla maggioranza di centrodestra del Cda ed al direttore generale Mauro Masi. In un sol colpo hanno spento l’informazione politica ed hanno provocato un danno economico consistente all’azienda. Cioè a tutti noi, perché la Rai è pubblica e si regge con il nostro canone. E non naviga in buone acque, visto che è stata gestita come fosse una dependance da una certa politica. Nani, ballerine, amici, amici degli amici, e degli amici degli amici. E i risultati si vedono, sono sotto gli occhi di tutti. Informazione anestetizzata, programmi trash, montagne di spese. Però stavolta non possono passarla liscia. L’hanno combinata grossa. Troppo grossa e gli sta arrivando il conto. Per questo domani presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere a quanto ammonta il danno erariale. La censura costa e non solo in termini di mancata informazione. La Rai ha perso molti soldi per la mancata messa in onda di Annozero, ma anche di Ballarò, Porta a Porta, In Mezz’Ora e l’Ultima Parola. A quanto ammontano i mancati introiti pubblicitari e quanto è stato speso per i programmi sostitutivi. E’ pronto l’esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti del direttore generale e dei consiglieri del Cda che hanno votato per la sospensione del programma. Domani in conferenza stampa con Antonio Di Pietro e Felice Belisario presenterò l’esposto e un’interrogazione parlamentare. L'appuntamento è per domani alle 16, nella sala del Mappamondo della Camera dei Deputati. Chi sbaglia paga e stavolta a pagare non saranno i cittadini. Infine voglio ringraziarvi tutti per il grande contributo che avete dato all'iniziativa partita proprio da questo blog "Un fax e una mail per riaccendere l'Informazione". Il gruppo su Facebook ha raggiunto quota 5000 iscritti e al nostro caro direttore generale sono arrivate 6000 mail. Grazie a tutti!
GOVERNO EVERSIVO OPPOSIZIONE RESTI UNITA

Di questa squallida vicenda delle liste del Pdl e dell’ancor più squallido epilogo rappresentato dal decreto salva liste del governo, ho già avuto modo di dire, su questo blog, tutto quello che penso, incluse le responsabilità del Presidente della Repubblica, sulle quali la mia opinione non è mutata di un millimetro. A questo punto, tuttavia, la vicenda diventa tutta politica. Vi è un governo e una maggioranza che, per colpa della propria incompetenza, di un diffuso senso di impunità, di una logica più di potere che di governo, non è stato nemmeno capace di presentare le proprie liste elettorali e che per rimediare a questo disastro, ha dovuto togliere un altro pezzo di libertà in questo paese, un altro pezzo di democrazia, mostrando, attraverso il decreto salva-liste tutto il proprio arrogante autoritarismo. Ma quanto più in un paese si stringe il giogo di un potere ormai allo sbando, tanto più cresce la reazione e l’insofferenza dei cittadini. Non servono sondaggi, oggi, per capire che milioni d’italiani stanno prendendo le distanze da un governo che ha voluto una campagna elettorale surreale: una campagna con liste taroccate, con la politica censurata in televisione e con l’intera informazione televisiva affidata a quelli che ormai sono soltanto telegiornali di regime. L’insofferenza che monta nel paese è un’occasione che questa volta l’opposizione non può lasciarsi sfuggire, come accadrebbe se ci facessimo trovare divisi, in polemica tra di noi e non uniti, nelle parole, negli slogan, in Parlamento e nelle piazze, per chiamare all’appello gli italiani che ancora non vogliono chinare la testa.
Per questo credo sia giunto il momento di mettere da parte le polemiche su Napolitano. Tanto ormai in Italia tutti, politici e cittadini, se hanno voluto, hanno capito e si sono fatti un’idea sui ruoli e sulle responsabilità. Ma non c’è dubbio che la responsabilità è prima di tutto del governo, di questa sua matrice eversiva che sempre lo accompagna e che, come un fiume carsico, ogni tanto affiora. Questo è l’avversario di oggi e, se saremo uniti, sono certo che gli italiani già alle urne il prossimo 28 e 29 Marzo alle urne, questa volta daranno un segnale forte. Il berlusconismo è finito e quelli che abbiamo davanti sono solo i suoi ultimi, ma non per questo meno importanti, colpi di coda.
ELEZIONI FARSA. RIBELLIAMOCI

Ma a che punto siamo arrivati? Ieri sera stentavo a credere a quanto stava accadendo. Un governo golpista che si riunisce notte tempo per varare un decreto legge di natura sostanzialmente eversiva per riscrivere le regole elettorali a campagna già avviata. Pochi minuti dopo parte l'edizione serale del TG1 e sbigottito ascolto il commentatore spiegare agli italiani che finalmente il governo sta facendo un 'decreto interpretativo' per mettere mano al caos delle norme che regolano il deposito delle liste. Non norme nuove, si appresta a spiegare il commentatore, ma utili e opportune interpretazioni di quelle esistenti. Nel sentire queste farneticamenti parole guardo negli occhi mia moglie, lei guarda me e mi dice: “Come siamo potuti arrivare fino a questo punto!”. Non passa nemmeno un'ora dalla fine del consiglio dei ministri e già il presidente Napolitano controfirma un decreto che avrebbe creato problemi di coscienza al Governo Ceaucescu e questa mattina addirittura molti giornali riportano la notizia che la presidenza della Repubblica avrebbe preso attivamente parte alla stesura di quel testo.
Da tempo avevo maturato il pensiero che Napolitano fosse soltanto la persona sbagliata nel momento sbagliato, un brav'uomo invischiato in un gioco più grande di lui. Oggi non lo penso più. Quanto ha fatto ieri Napolitano mi ricorda il comportamento di Vittorio Emanuele III quando Mussolini ordinò la marcia su Roma. Poteva fermarlo, scelse di chinare la testa. Ieri, Napolitano poteva, anzi, doveva non firmare quel decreto, ma ha scelto di chinare la testa. Speriamo non finisca come nel 1922. Per questo potremmo anche chiedere l'impeachment del presidente Napolitano perchè quello accaduto ieri travalica ruoli e funzioni della presidenza della Repubblica. Cosa fare a questo punto?. Le elezioni in Lazio e in Lombardia sono elezioni illegali, fuori legge. Sicuramente serve una grande mobilitazione popolare. Tutte le opposizioni unite in piazza assieme all'Italia che, a differenza di Napolitano, non china la testa. Ma temo non basti, già mi vedo l'edizione del TG1 di quel giorno e il commento ci dirà che alcuni comunisti facinorosi sono scesi in piazza per protestare perchè sono le forze del 'male e dell'invidia'. Ci vuole qualcosa di più forte sul piano istituzionale e di più esclatante. Nei prossimi giorni dovremmo rifletterci con attenzione, la scelta è di vitale importanza. Ma credo che dovremmo considerare anche l'ipotesi che il centrosinistra non partecipi più alle elezioni in Lombardia e nel Lazio, tanto ormai sono elezioni farsa realizzate calpestando ogni ogni principio di legalità e di democrazia.
DECRETUM AD PANINUM? INDIGESTO
Tante volte, su questo blog, ho scritto che siamo all’anticamera della dittatura. Un Parlamento umiliato da continui colpi di fiducia, decreti legge a gogò, cinegiornali asserviti al padrone, trasmissioni televisive cancellate in campagna elettorale. L’unica cosa che ci ha impedito, almeno fino ad oggi, di gridare al regime è perché in questo paese vigono ancora elezioni democratiche, cuore ed essenza stessa della democrazia. In queste ore, sembra che nel governo si stia facendo sempre più concreta l’idea di intraprendere la strada del decreto legge per rimediare al pasticciaccio brutto delle liste che una banda di cialtroni targati Pdl hanno commesso nel Lazio ed in Lombardia. Stanno pensando, in poche parole, ad una sorta di nuovo decreto-sanatoria ad hoc che sani, appunto, i signori Polverini e Formigoni. Conosciamo l’arroganza e la protervia di questa maggioranza e siamo sicuri che farà di tutto di più pur di centrare l’obiettivo e salvare la faccia. Per quanto ci riguarda, ovviamente, diciamo un no forte e chiaro sin da ora. Per Italia dei Valori il decreto legge sanatoria che rimetterebbe in pista i candidati del centrodestra è la linea del Piave: cambiare le regole in corsa sarebbe non solo incostituzionale ma eversivo, significherebbe fare carta straccia della nostra carta e mettere una pietra tombale sul cuore della democrazia. Se accadesse tutto questo, saremmo al regime conclamato.Il fatto sconcertante e grave è che il centrodestra non solo non conosce le regole base per la formazione delle liste elettorali, e la tempistica per la presentazione di quest’ultime, ma mostrano gravi ed evidenti lacune anche in diritto costituzionale. L’articolo 72, comma 4, della nostra Costituzione dice, infatti che la materia elettorale deve essere regolata attraverso il processo legislativo normale. Se questo non bastasse, ai soloni del centrodestra viene in soccorso anche la “Disciplina dell’attività di governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri” - legge 400 del 23 agosto 1988 - che stabilisce che il governo non può ricorrere al decreto legge per provvedere nelle materie indicate nell’articolo 72, quarto comma della Costituzione. Cosa vuol dire tutto questo? Che un decreto legge per risolvere il pasticciaccio brutto delle liste è incostituzionale e quindi, con ogni probabilità, anche se interpretativo, verrebbe bocciato dalla Consulta. Significa, soprattutto, che riammettere le proprie liste a colpi di maggioranza, cambiando le regole in corsa, non è democrazia, è dittatura. Non c’altra soluzione, dunque, se non quella di aspettare le decisioni della magistratura. E deve essere proprio così se se ne è accorto persino il Corriere della Sera. E’ la democrazia, signor Berlusconi!
CHIEDANO SCUSA CON IL CAPPELLO IN MANO
Stia sereno il ministro La Russa che, per l’occasione, ha addirittura rispolverato la verve del ventennio annunciando nuove marce su Roma: a noi di Italia dei Valori non piace vincere facile. A qualcun altro dalle sue parti forse sì, ma a noi di certo no. Non ci vengano a fare lezioni di democrazia. Non ne hanno proprio i titoli né la dignità. Per noi la politica è innanzitutto un esercizio di libertà e per questo non vogliamo vincere a tavolino ma vogliamo un confronto vero tra tutte le forze in campo perché siamo convinti di potercela fare grazie alle nostre idee, ai nostri programmi e ai nostri valori. Quello che, però, proprio non possiamo accettare è l’arroganza e la violenza verbale con la quale in questi giorni La Russa, Gasparri, Bonaiuti, i grandi esclusi Formigoni e Polverini, e tutta la corte di nani e ballerine del Pdl, si presentano davanti ai cittadini e alle telecamere, cercando di scaricare sugli altri le loro colpe e cialtronerie, ancora una volta attaccando le istituzioni ed annunciando sfracelli qualora l’opposizione, che addirittura dipingono come golpista, non venga a più miti consigli e a soluzioni politiche. Sia chiara una cosa, anzi più d’una. Se siamo al punto in cui siamo, con due regioni senza il candidato presidente del centrodestra, è soltanto per l’incompetenza, la cialtroneria, ed il pressapochismo della loro classe dirigente, di un Pdl lacerato da devastanti tensioni interne, diviso in ogni regione in montecchi e capuleti, in bande l’una contro l’altra armate, che addirittura, come è accaduto nel Lazio, pare non abbia presentato la lista in tempo solo perché, all’ultimo istante, ha tentato di cambiare i nomi dei candidati a firme già raccolte, il che addirittura, se confermato, si configurerebbe come reato. Il Pdl, invece di blaterare come chi, dopo aver coltivato deliri di onnipotenza, si ritrova all’improvviso precipitato dalle stelle alle stalle, si presenti davanti agli italiani con il cappello in mano e cominci a chiedere scusa. Chieda scusa ai propri elettori per la cialtroneria e l’incompetenza dei loro rappresentanti politici. Chieda scusa agli elettori dell’opposizione che rischiano, incolpevolmente, di vedere interrotta la campagna elettorale e rinviate le elezioni. Chieda scusa alle opposizioni che, in questi giorni, ha definito squallidamente golpiste. Chiesa scusa a quei magistrati seri e coscienziosi delle corti di appello che ha dipinto come mascalzoni al soldo dei “comunisti”. Chieda scusa al presidente della Repubblica che ha ignobilmente tentato di tirare in mezzo a questa rissa che lo stesso Pdl ha prima creato e poi fomentato. E, perché no, chieda scusa agli italiani per aver trasformato la campagna elettorale in un silenzio surreale ad angosciante, dopo aver spento tutte le voci della libera informazione televisiva. Faccia tutto questo il Pdl. E un attimo dopo, parleremo di soluzioni politiche. Fino ad allora, noi non possiamo far altro che aggrapparci a quell’ultimo brandello di democrazia che ancora resiste in questo Paese e che è rappresentato dalla legalità, dall’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alle legge e dalla fiducia nella magistratura, come straordinario strumento di garanzia democratica nell’applicare e tutelare questi valori di libertà.
PDL, L'OGM INDIGESTO PERSINO AI SUOI
Era uscito un attimo a mangiare un panino. Anzi no. Era andato a vedere come stava la figlia che aveva la febbre. Anzi no. Era andato a prendere i lucidi del simbolo. Anzi no. Era andato a recuperare dei fogli mancanti. Anzi no. A fare telefonate. Anzi no. A cancellare i nomi in lista. Anzi no. Ma che ha fatto Alfredo Milioni nelle ore fatidiche che hanno preceduto la presentazione delle liste del Pdl? Proprio non si capisce. Così come non si capisce cosa abbia fatto l’altro Alfredo, il Pallone coordinatore del Pdl nel Lazio che, per correre in aiuto ad Alfredo in cerca del panino, si sarebbe dimenticato di mettere la firma. Sarà. Sta di fatto che per colpa dei peccati di gola del primo Alfredo e quelli di memoria del secondo Alfredo, le liste in sostegno della candidata del centrodestra alla regione Lazio Renata Polverini si sono, appunto, polverizzate in un istante. Senza di esse, non c’è più né candidata, né schieramento, né corsa.
Ma davvero nel Pdl pensano che qualcuno possa bersi questa favola per allocchi? Davvero pensano che si possa credere, anche solo per un istante, a tanta insipienza, impreparazione, improvvisazione e cialtroneria? Se le cose stessero davvero così si dovrebbero dimettere tutti, responsabili nazionali in testa. La verità è un’altra e quanto sia grave lo si è percepito chiaramente dal nervosismo esplosivo del manganellatore mediatico, Ignazio La Russa, ieri in evidente difficoltà di fronte ai colpi e agli affondi del direttore Bianca Berlinguer.
Il partito del Pdl, “quell’ogm geneticamente modificato creato artificialmente per resistere alla pioggia di avvisi di garanzia e frutto di un ardito innesto tra un postfascista, un piazzista, uno stalliere e un perizoma “ – lo scrive oggi Francesca Fornario su l’Unità – come la patata transgenica varata ieri a Bruxelles, non regge la cottura. Alla prova dei fornelli, gli elementi fondanti, Forza Italia e An, si disgregano, vanno per fatti loro e la pietanza in tavola è inservibile, immangiabile nonché indigesta, persino ai suoi stessi padri fondatori.
Gli esperimenti genetici, frutto di alchimie di laboratorio, di fusioni a freddo decise dall’alto mostrano prima o poi i loro frutti sterili. Per di più, se ci metti che quelli che dovrebbero essere gli elementi fondanti di questo strano ogm partitico sono, in realtà, fratelli coltelli, l’un contro l’altro armati, c’è poco da sperare. Altro che partito unico, altro che magico predellino dei miracoli. Questo è il partito di un signore unico, Silvio Berlusconi, che tutto dispone, fa e stabilisce. E che se deve mandare giù il boccone amaro di “una candidatura non figlia sua” si mette di traverso, o almeno, alza le mani e dice ai suoi “roba loro, fanno loro”. Volete la Polverini? E Polverini sia. Ma fate voi. Io vado a mangiarmi un panino.
UN FAX E UNA MAIL PER RIACCENDERE L'INFORMAZIONE

L’informazione politica è stata spenta, mentre le tv rimangono accese a propinare agli italiani le verità di comodo di questo governo. Il Cda della Rai ha deciso così, probabilmente per obbedire ad ordini superiori. Una decisione molto grave che non ha precedenti nella storia italiana. Non si era mai visto che in campagna elettorale fossero spenti i programmi d’approfondimento politico, i talk show ed i dibattiti. Proprio quando cresce la voglia e la necessità d’informazione i programmi politici vengono cancellati in nome di una bizzarra applicazione della par condicio. Questo vulnus alla democrazia ha un nome e cognome: Silvio Berlusconi. Non è riuscito a cancellare la legge sulla par condicio ed allora ha deciso di interpretarla liberamente. Molto liberamente, un po’ troppo, tanto da provocare proteste anche da parte di chi, come Bruno Vespa, non fa mistero di essere su posizioni governative. Questa decisione provocherà anche un danno erariale dovuto al calo di ascolti e di pubblicità che non sarà inferiore, stando ai primi calcoli, a tre milioni di euro. Insomma, per compiacere il padrone l’azienda si è tagliata volontariamente ed autonomamente gli attributi. L’informazione politica sarà dunque appannaggio esclusivo di noiosissime tribune che nessuno vede e dei telegiornali di regime. E’ facile comprendere che si tratta di una situazione inaccettabile. Non ci sarà nessuno ad approfondire temi scottanti dell’attualità, gli scandali saranno taciuti e la verità in alcuni casi addirittura capovolta. Facciamo un esempio, il principale telegiornale italiano dice che Mills è stato assolto e non che il reato è stato accertato ma prescritto. Chi ha come unica (o quasi) fonte d’informazione quel telegiornale, che idea avrà della realtà italiana? Della politica? Completamente deformata, crederà di vivere nel paese dei balocchi, governato dai migliori. Continuerà a pensare che Bertolaso è un eroe e che ci sono un sacco di veterinari amorevoli che si prendono cura di graziosi cuccioli. Siamo a un passo dal regime. Mediaticamente siamo già in una dittatura. Ora abbiamo due strade da poter percorrere: accettare supinamente la decisione di spegnere l’informazione o batterci per riaccenderla. Io scelgo la seconda e invito voi a fare altrettanto. Inondiamo di mail e di fax il direttore generale della Rai chiedendo di riaccendere l’informazione. Credo sia il momento di ribellarci. Per questo ho dato vita a un gruppo su Facebook dal nome Un fax e una mail per riaccendere l'Informazione (link). Fate girare il più possibile la notizia e inondiamo la Rai di Fax e mail. Compila la sottoscrizione qui sotto. Essere informati è un nostro diritto, informare (correttamente) un loro dovere.
CANNOLI ANTICORRUZIONE SERVITI DI LUNEDI'
cannoliOggi andrà in scena la parodia di “Cuffaro Due la Vendetta”. Berlusconi, infatti, festeggerà con la sua corte riunita in consiglio dei Ministri la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestato a Mills. E chissà se ci saranno i cannoli. Di certo ci sarà un disegno di legge farsa, ben confezionato per l’ennesima parata mediatica.Un ddl anticorruzione, varato da un consiglio dei ministri convocato ad hoc, per la prima volta nella storia di lunedì, guarda caso, proprio nel giorno in cui si tiene l’udienza Mediaset, l’escamotage perfetto usato dagli avvocati del premier come istanza di legittimo impedimento. Siamo alla barzelletta, alle scenette da basso impero che segnano il declino non solo di un leader, ma di una società intera.Non ci sarà bisogno di vedere i cinegiornali di oggi per capire che il disegno di legge anti-corruzione è l’ennesimo specchietto per le allodole per quegli italiani che il Cavaliere immagina essere un popolo di gonzi che si beve tutte le sue scemenze.Il ddl più volte annunciato, e poi rinviato, infatti, prevede in caso di condanna definitiva per corruzione, un inasprimento delle pene e l’incandidabilità per i corruttori per le liste presentate alle elezioni. Non ci vuole una grande intuizione politica per capire che aumentare le pene per il reato di corruzione è pura propaganda. La questione sta nel fatto che ormai i politici non vengono più condannati perché i giudici e la magistratura sono stati privati dei mezzi e delle risorse utili ad accertare e trovare i corrotti. Colpevoli salvaguardati e protetti dalle leggi che via via sono state approvate durante i governi Berlusconi. L’elenco è presto fatto: la ex Cirielli che riduce i termini di prescrizione dei reati, la legge che depenalizza il reato di falso in bilancio e che rende più facile per gli imprenditori disonesti procurarsi il denaro in nero per poi riutilizzarlo a fini di corruzione. Tutte norme che di fatto hanno reso impossibile accertare i reati di corruzione e condannare i colpevoli.Se si volesse contrastare basterebbe abrogare quelle leggi e approvare una norma che introduce una corsia preferenziale per trattare più rapidamente i processi che vedono coinvolti i politici.La cosa triste, invece, è dover stare qui anche oggi, su questo blog, a parlare dei processi del premier. E’ vergognoso e frustrante quando fuori dalle stanze del palazzo c’è un’Italia che soffre, quando il vero argomento che meriterebbe un consiglio dei ministri straordinario è quello della disoccupazione ormai dilagante.Questi sono gli argomenti su cui il Parlamento dovrebbe discutere. All’ordine del giorno dell’aula non dovrebbero esserci né il processo breve, né il legittimo impedimento, ma i provvedimenti per fare fronte alla disoccupazione che, secondo i dati dell’Istat, è arrivata all’8.6 per cento. Il Parlamento dovrebbe discutere delle persone che ormai non si scrivono neanche alle liste di collocamento perché hanno perso la speranza di trovare un posto di lavoro o del milione di cassaintegrati solo nello scorso anno. Ecco di cosa dovrebbe occuparsi la politica.
SE C'E' CORROTTO C'E' CORRUTTORE
David il corrotto, Silvio il corruttore Hanno una bella faccia tosta Verdini, Cicchitto, Capezzone, Gasparri e compagnia bella ad esultare. Capiamo le esigenze dei minuetti di corte, ma a cosa si deve tanta gioia proprio non si capisce. “C’è un giudice a Berlino!” hanno gridato in coro, facendo strame del povero Bertold Brecht, che si starà rivoltando nella tomba, pensando all’uso spregiudicato che la destra sta facendo del povero mugnaio prussiano, protagonista di un suo celebre racconto, vessato dai soprusi del potere.Bastano due concetti, semplici semplici, per cancellare la tracotanza che portano stampata in faccia in queste ore nei salotti tv e nei cinegiornali compiacenti: la prescrizione non cancella il reato. Se c’è un corrotto, c’è anche un corruttore. E se il reato è stato prescritto è solo perché, con arroganza e protervia, questa maggioranza ha approvato la legge che accorcia i tempi della prescrizione, la ex-Cirielli per capirci. Qualcuno dovrebbe spiegarlo anche ai cinegiornali della Rai che oggi, per ben due volte, nel titolo e nel servizio, hanno definito "assoluzione" la prescrizione per l'avvocato inglese.Verdini, Cicchitto, Capezzone, Gasparri e compagnia bella, piuttosto, dovrebbero chiudersi in casa per la vergogna ed il presidente del Consiglio dovrebbe avere la decenza di dimettersi perché la sentenza della Cassazione non solo conferma che Berlusconi è stato il corruttore di David Mills ma che il suo impero affonda le radici nel malaffare, nell’illegalità e nella corruzione. Per la verità, in un paese normale, si sarebbe dovuto dimettere già da un pezzo. Ma siamo in Italia ed il presidente del Consiglio è Silvio Berlusconi che marcia a tappe forsennate verso l’obiettivo finale: legittimo impedimento e processo breve.La Cassazione ha confermato uno per uno tutti gli eventi e le circostanze tra il signor Mills e mister B. Non solo. Ha confermato che le società offshore All Iberian sono state lo strumento con il quale il Cavaliere ha costruito le sue ingenti fortune. Nei fondi neri di quelle società erano custoditi più di mille miliardi di vecchie lire, con i quali Berlusconi ha spadroneggiato illegalmente, comprato abusivamente proprietà televisive, corrotto giudici, comprato sentenze, corrotto il Parlamento ed il governo per farsi approvare leggi favorevoli. Per la cronaca, ricordo che Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio, fu ricompensato per l’approvazione della legge Mammì con 21 miliardi di vecchie lire.La smettano, dunque, le prefiche del centrodestra di stracciarsi le vesti e di gridare alla fine della persecuzione, alla sconfitta del rito ambrosiano. Non c’è proprio niente da festeggiare visto che la sentenza conferma in toto il gravissimo caso di corruzione. Se hanno vinto questa battaglia è solo perché hanno truccato le carte. Ma la partita è ancora aperta. Su legittimo impedimento e processo breve daremo battaglia. Se ne potrà inventare una al giorno di legge ma nessuna di queste lo metterà al riparo dal giudizio degli italiani.

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