UNA GRANDE SFIDA DAVANTI A NOI

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Sipario chiuso sul Primo Congresso Nazionale di IdV, porte aperte su un futuro che ci lancia una grande sfida. Il congresso ha segnato una svolta di straordinaria importanza, in cui mi riconosco pienamente.Intendiamoci, svolta non significa disconoscimento del passato. Italia dei Valori continuerà ad essere il partito intransigente e radicale sui valori della legalità che è stato fino ad oggi, partito di protesta di fronte allo scempio della libertà e del dettato costituzionale. Ma da oggi si assume una responsabilità nuova. Comincia a pensare ed agire anche come partito che si pone quale obiettivo strategico l’alternativa di Governo.Già per il semplice fatto di aver annunciato questa svolta, abbiamo fatto saltare il tavolo delle alleanze nel centrosinistra, dove i soliti alchimisti della politica stavano preparando ricette indigeste per il Paese. In ventiquatto ore, un Casini stizzito ed inferocito, si rende conto che con questa mossa gli abbiamo chiuso uno di questi forni con il quale voleva giocare e grida perché è rimasto con le dita chiuse dentro. Ora non gli riuscirà più il giochino delle alleanze ad assetto variabile, al solo scopo di far saltare il bipolarismo e di tornare all’orribile pratica delle alleanze fatte il giorno dopo del voto. Ora bisogna scegliere, o di qua o di là e confrontarsi sui progetti, sui programmi, sulle persone. Siamo noi, ora, il perno centrale dell’alleanza di centrosinistra insieme al Pd. Siamo noi, ora, che diamo le carte e decidiamo a che gioco giocare. Siamo noi, ora, a decidere, insieme al Pd, sui temi prioritari da porre all’alleanza: lavoro, scuola, università, ricerca, pari opportunità, diritti civili.Ci siamo smarcati dal ruolo di partito di sola protesta che ci volevano affibbiare. Intendiamoci, la protesta e l’opposizione di fronte ad un governo fascista e pidduista è una cosa importante ma ridurci a quello ci avrebbe condannato ad un’eterna irrilevanza politica. Questa è la direzione giusta: diventare un partito che incide nelle scelte future del Paese.C’è poi il capitolo De Luca. Non lo voglio nascondere. E’ stato per me e per molti di noi un boccone amaro ma vi posso garantire che non è il prezzo pagato sull’altare di questa svolta. Non è un metodo che si inaugura. E non lo dico per paura di perdere il consenso di quell’area movimentista che da sempre ci apprezza. Se il caso De Luca fosse l’inaugurazione di un metodo non perderemmo tanto il loro consenso ma qualcosa di ben più grave, la nostra stessa anima.Il caso De Luca è semplicemente una scelta unica ed irripetibile. E’ un atto di assunzione di responsabilità che un grande partito deve sapersi dare. Esaminiamo le cose con lucidità. Non c’è dubbio che se vi fosse stata la disponibilità di candidature di peso ed immacolate sul piano della legalità non solo le avremmo sostenute ma lo stesso Pd sarebbe stato costretto a convergere su di noi. Ma la verità è che questa candidature non c’erano. De Magistris per primo ha scelto, anche se per motivi rispettabili, di non metterci comunque la faccia. Ed altre candidature di un qualche spessore non sono emerse.A quel punto ci restavano due scelte. Potevamo restare fedeli, fino alle estreme conseguenze, alla nostra eburnea purezza e presentarci da soli con una candidatura di bandiera. Sicuramente come partito ci avremmo guadagnato e avremmo pure fatto un ottimo risultato. Ma avremmo anche avuto la certezza che questa scelta consegnava la Campania a quel Caldoro che altro non è che la faccia pulita di Cosentino. Avremmo avuto, in altre parole, le mani delle cosche sulla Campania. L’alternativa era solo una. Chiedere a De Luca quello che in Italia mai, prima di oggi, nessuna forza politica si era permessa di chiedere a nessun candidato. E cioè in caso di vittoria si sarebbe impegnato: -         a chiedere al tribunale una corsia preferenziale perché il suo processo sia trattato in pochi mesi;-         a dimettersi in caso di condanna;-         ad istituire un assessorato alla trasparenza;-         ad impegnarsi sin da ora ad eliminare quel mare di contratti, consulenze ed appalti, colalborazioni, e quant’altro ci si è inventati in questi anni in Campania per sperperare il denaro pubblico in un mare di interventi di tipo clientelare.A De Luca il riconoscimento di aver avuto il coraggio di venire davanti alla nostra assemblea per dichiarare di accettare tutti questi impegni, sia, ancor di più, di essersi rimesso, affrontandolo a viso aperto, al giudizio di un’assemblea congressuale di 4.000 persone.Noi non abbiamo assolto De Luca né lui ha avuto questa pretesa. Starà ai giudici stabilire se colpevole o innocente. Tanto per me quanto per i 4.000 delegati presenti a Roma, quello che è stato significativo è la consapevolezza che nelle azioni di De Luca nemmeno la magistratura ipotizza il tornaconto personale piuttosto che la collusione con poteri criminali. Ma semplicemente l’aver agito per difendere dei posti di lavoro. La magistratura stabilirà se per difendere questi posti di lavoro ha rispettato la legge ma se mi permettete c’è una bella differenza tra chi è accusato di aver rubato e chi di aver aiutato gli altri. In ogni caso, di fronte alla scelta finale tra il difendere la nostra purezza o di far tutti insieme argine di fronte alla camorra noi non abbiamo avuto dubbi.Sono consapevole che molti, anche tra i lettori di questo blog, non saranno d’accordo con questa scelta ma nessuno potrà dire che lo abbiamo fatto di nascosto secondo i vecchi riti della politica. E’ stata un’assunzione collettiva e pubblica di responsabilità di un intero partito e della sua classe dirigente.Credo che i nostri valori non ne escano indeboliti. Credo anche che la vicenda De Luca sarà una delle tante e dure prove del difficile e lungo percorso di crescita di IdV. Potevamo scegliere la strada facile e tutta in discesa del rigore intransigente ma che condanna all’irrilevanza e al settarismo. Oppure, optare per la seconda strada, irta di pericoli, con gradini incerti, scivolosa ma  da dove può iniziare tutta un’altra storia: essere protagonisti di una stagione di rinnovamento del Paese. Io ci credo davvero.

CENTO PASSI PER L'ALTERNATIVA DI GOVERNO

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La colonna sonora de 'I cento passi' come stacco musicale, e la platea dei delegati con le mani in alto "per mostrare a tutti che sono pulite". E' in questa cornice che Antonio Di Pietro ha preso posto sul podio per la relazione al primo congresso di Italia dei Valori.
"Dai, dai, al lavoro che c'abbiamo da fare. Dobbiamo ripulire la piazza per far tornare la democrazia". Sono queste le parole con le quali il presidente è salito sul palco.
LE ALLEANZE SONO FONDAMENTALI
"Non voglio invecchiare facendo opposizione a Berlusconi, aspettando che vada in pensione. Abbiamo dimostrato che sappiamo fare opposizione ma, come dice il mio amico Bersani, di opposizione si muore. È il momento dell'alternativa"... Io voglio sconfiggere la politica di Berlusconi. La sua persona l'affido ai magistrati...
... Non vogliamo fregare il vicino di casa ma fare si' che gli elettori capiscano che il nostro condominio e' meglio dell'altro". Dobbiamo evitare l'isolamento, perchè "da soli non si fanno figli"...
Dobbiamo "buttare a mare il governo Berlusconi" politicamente ma per farlo "abbiamo il dovere di trovare un punto d'incontro, tra il nostro programma e quello degli altri"... "Non ci collochiamo ne' a destra ne' a sinistra, vogliamo superare la barriere ideologiche", "e se sono comunisti perche' si preoccupano degli ultimi, allora anche Gesu' era comunista. Allora anche il Papa e' comunista...".
PRONTI PER ESSERE ALTERNATIVA
"In Campania e questo vale per tutte le altre regioni, se l'Idv va da sola fa una bella figura ma consegna tutte le 13 regioni a Berlusconi, questa e' la verita'". "Se vuoi essere forza del 2% che urla nelle piazze va bene come stiamo, ma il nostro zoccolo duro e' transitorio, se accettiamo solo il voto di pancia allora dipenderemo solo dal mal di pancia di quel momento... Questo ci vuole se vuoi essere una forza di governo...."
"Passare dalla fase dell'opposizione alla fase dell'alternativa, questo il nostro obiettivo per il futuro. Perche' oggi? Perche' oggi abbiamo la forza per farlo, riteniamo di essere in gradi di costruire questa alternativa. Ma da soli non ce la possiamo fare, dobbiamo cercare un'alleanza per costruire un'alternativa, perche' sennò restiamo a fare opposizione. E io non voglio restare a fare opposizione, perche' si puo' finire a morire di opposizione... La nostra sfida e' l'obiettivo delle elezioni del 2013: riconquistare il governo del Paese per riportarlo in mani democratiche. Dopo il 2013, ci saro' ancora ma il mio obiettivo e' portare la nave dell'Idv, naturalmente insieme ad altri comandanti di altre flotte, in mari democratici"...
"Rafforzare l'Idv, nella consapevolezza pero' che diventare piu' forti, fare 'bella figura' anche, ma senza riuscire a battere il nemico, e' una vittoria che non vale nulla. Peggio e' come 'bere l'olio di ricino'. Per questo bisogna avere ben chiaro che per battere 'politicamente' Berlusconi serve stringere alleanze, non 'serve a nulla dire solo di no, senza alternative'. Magari mettendo dei 'paletti', nelle proprie alleanze, anche con il Pd, consapevoli che il 'paradiso' di una fusione con le forze del centrosinistra e' ancora lontano e che oggi bisogna accontentarsi del 'purgatorio'. Ma forti anche della certezza che l'obiettivo vero, ancora piu' di quello di 'buttare a mare Berlusconi' e' quello delle elezioni politiche del 2013, vincerle per 'riconsegnare il Paese alla democrazia' e sfilarlo dalla politica 'che fa schifo', quella 'xenofoba, razzista e fascista delle destre' mentre la concezione della politica che guida l'alternativa dell'Idv e' quella della 'difesa delle fasce piu' deboli".

PRIMO CONGRESSO NAZIONALE IDV. SI PARTE!!

 

PRIMO CONGRESSO NAZIONALE IDVPRIMO CONGRESSO NAZIONALE IDV

Pubblico il testo integrale del mio intervento al primo congresso nazionale dell'Italia dei Valori. (Clicca qui per guardare il VIDEO - prima parte/seconda parte)

Caro Presidente, amiche ed amici

oggi Italia dei Valori celebra il suo primo congresso nazionale. E’ quasi un sogno che si avvera per chi come me ha sempre sperato che potesse nascere in questo nostro difficile e martoriato paese, un partito nuovo … diverso, un partito che mette al centro di tutto una speranza, quella del riscatto morale della politica e della vita pubblica, che opera per la difesa della costituzione, l’affermazione di valori di trasparenza ed onestà. E questo congresso oggi è il nostro sogno che si avvera!!!!
Ed è a Te Antonio, al leader e all’amico, che voglio rivolgere il mio primo pensiero.
Grazie. (……) Grazie, Antonio, per tutto quello che hai reso possibile. Sii orgoglioso di averci portati fino a qui.
Da nulla, se non dal tuo coraggio, è nato tutto questo ed il coraggio, diceva Churchill, è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce le altre. A nulla servono onestà, lealtà, rigore morale se a renderli fermi non c’è il coraggio.
Sembra l’avverarsi di un sogno….. dicevo, ma si sa….., quando i sogni si avverano, subito si coprono della polvere della realtà e purtroppo oggi, nel nostro paese, l’aria è intrisa della polvere della menzogna e  della disinformazione.
Oggi è di nuovo il tempo delle macchinazioni, delle congiure e delle bugie. E’ ripartita  l’opera squallida e vile di chi cerca di colpire, ancora una volta, la storia di Mani Pulite, la storia personale di Di Pietro, l’Italia dei Valori, attraverso attività vigliacche fatte di insinuazioni, di illazioni…… basate sul nulla…… certo, ma che intanto “media” compiacenti trasformeranno in sospetto diffuso a reti unificate.
Burattinai politici e del mondo economico finanziario manovrano nell’ombra per difendere quell’intreccio malato tra affari e politica che regge questo paese da cinquant’anni.
E noi siamo un pericolo per questo sistema di potere. Perché non facciamo sconti……perché non siamo in vendita……. perché non siamo disponibili a sacrificare l’interesse collettivo all’interesse particolare di nessuno.
A questi burattinai della disinformazione e del sospetto diciamo che hanno ragione. Hanno ragione ad avere timore di noi perché sappiamo che loro sono il male di questo paese. Ma il male non trionferà fino a quando gli uomini per bene continueranno a battersi, e noi non ci fermeremo mai, mai!!!

Non ci fermeremo anche perché è già iniziata una stagione nuova di IDV. Perché con questi valori “dentro di noi”, dobbiamo guardare al paese che sta “intorno a noi”. La strada è tracciata ed il cammino è già ben avviato.
Questo congresso deve essere anche l’occasione per rompere i luoghi comuni. Spezziamo le catene di chi ci vuole inchiodati alla dimensione unica della giustizia e dell’antiberlusconismo. Altri vivono nell’incubo della giustizia (ed evidentemente  hanno le loro buone ragioni). Perché IDV è già oggi un partito che ha radici possenti che crescono nel paese, tra la gente, tra i lavoratori in cassa integrazione, tra quelli che il lavoro lo hanno perso del tutto, tra i giovani precari, tra i ricercatori senza futuro. Ma anche a fianco di quel sistema di micro, piccole e medie imprese che è la spina dorsale del paese e che improvvisamente si è trovato nel mezzo della più grande crisi dal dopoguerra senza che il governo abbia mosso un dito per aiutarle. Lavoro ed impresa oggi possono e debbono essere alleati in molte battaglie per la crescita e lo sviluppo economico, in un paese dove solo il lavoro è tassato e le rendite sono quasi paradisi fiscali in patria.
Costruiamo un Paese migliore per i nostri figli, un Paese dove il merito, l’impegno, le capacità siano il metro di giudizio collettivo. Un Paese dove siano aboliti per sempre i familismi i corporativismi le mille caste piccole e grandi, dove la meritocrazia sia l’unica strada per raggiungere il successo.
Combattiamo le iniquità  anche quando questo significherà  cambiare il nostro modo di pensare. E la prima e la più grande iniquità è quella che ancora relega la donna in una posizione di non parità nel nostro paese. Dal lavoro, alla carriera, alla politica, alla famiglia, le resistenze culturali radicate nella nostra società creano un tetto di cristallo sopra la testa delle donne che schiaccia e rinnega il loro diritto ad una piena affermazione. Vorrei che il prossimo candidato presidente del consiglio di centrosinistra dicesse che il primo, il primo….. punto del suo programma di governo è quello di portare l’occupazione femminile in Italia dal vergognoso 45% almeno a livelli medi europei. Questa sarebbe la vera rivoluzione del riformismo in Italia!!!!
Battiamoci per l’ambiente, per le energie rinnovabili, per l’acqua pubblica, smascheriamo il governo su quel grande bidone che è il nucleare italiano.
Siamo però consapevoli che per realizzare grandi progetti servono alleati. IDV deve essere protagonista di una stagione di rinascita del centrosinistra italiano. Perché ce lo dobbiamo dire con franchezza. Dalle elezioni politiche del 1996 in poi non è più esistita in Italia una coalizione nel senso nobile del termine, che nascesse prima dalla condivisione di un progetto e di un obiettivo. Abbiamo avuto solo matrimoni di convenienza o caravanserragli buoni a vincere un giorno ma non a governare il giorno dopo.
E’ tempo di costruire alleanze su percorsi valoriali. E’ tempo di costruire cantieri veri, non laboratori “per apprendisti stregoni”, che cercano di costruire in provetta delle chimere destinate a saltare in aria alla prova del consenso popolare. E’ tempo di realizzare un cantiere ambizioso, ma  laborioso e silenzioso, animato da spirito costituente, dove ciascuno dia con generosità e spirito anche di sacrificio il suo contributo. Dio solo sa se questo Paese ne ha bisogno! Oggi questo laboratorio parta dalle uniche due forze del centrosinistra presenti in parlamento, IDV e PD, e poi verifichi passo a passo fino dove e con chi ampliare il percorso. Con la sinistra cosiddetta radicale se saprà accettare la sfida del riformismo e del superamento dell’approccio ideologico all’azione di governo. Con l’UDC di oggi, quella delle alleanze last minute, che quasi fa rimpiangere l’affidabilità di Dini e di Mastella, o che vota le leggine incostituzionali di Berlusconi  mi pare davvero difficile. Ma se in futuro le condizioni dovessero cambiare dovrà essere chiaro fin dall’inizio del confronto che sulle libertà civili non si torna indietro. Testamento biologico, fecondazione assistita, aborto, scuola pubblica, diritti delle unioni civili per noi devono essere altrettante declinazioni della parola LIBERTA’.
Su Berlusconi, che intenzionalmente non ho citato, vorrei che parlasse Alexis de Toqueville del quale vi leggo poche righe.
“Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.

Non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso.
«Se un potere dispotico si insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse che nel passato; sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli.
Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare [...].
De Toqueville ha scritto queste  parole pensando all’America del 1840, ma penso che questo pensiero contenga molto su cui anche gli italiani del 2010 dovrebbero riflettere.

LEGITTIMO UN CAZZO!

  La protesta del Popolo Viola fuori da MontecitorioLa protesta del Popolo Viola fuori da MontecitorioQuando si ha a che fare con mister B la chiarezza bisogna cominciare a farla a partire dai titoli. L’uomo la sa lunga. E’ tutta la vita che vende tutto a tutti. Quando decide di rifilare agli italiani uno dei suoi colossali pacchi, gli va riconosciuto che lo confeziona bene e ci mette pure il nastro rosa. Tutto parte sempre dal nome che, ovviamente, deve evocare qualcosa di buono e di giusto. Se poi il nome, come normalmente accade, cozza totalmente con il contenuto reale delle leggine berlusconiane, poco importa. Tanto il 90% della comunicazione, come lui ben sa, si gioca sulla confezione  e sul nastro rosa, non su quello che c’è dentro. E’ così con il processo breve, e con il successivo rituale dei mille giornalisti prezzolati che in vari salotti televisivi o nelle interviste ai giornali, con aria sorniona e di sfottò ti dicono, “ma come: Lei non vuole un processo breve?”.Con il legittimo impedimento è la stessa cosa. Il nome “sa di giusto”, ed infatti: “se io ho un impedimento legittimo, legato al mio ruolo di governo, sarebbe davvero assurdo rinunciare a tale impegno, magari danneggiando gli interessi del mio paese, per presentarmi davanti ad un giudice proprio quel giorno?” Il punto è, ancora una volta, che il nome è l’esatto opposto del contenuto e l’essenza del concetto, l’hanno colta nella serata di ieri, quei ragazzi del popolo viola, che fuori dall’aula di Montecitorio hanno alzato lo striscione con su scritto “Legittimo un cazzo”.In effetti, la norma stabilisce che il presidente del Consiglio o i ministri che hanno voglia di bigiare le udienze si possono fare la giustificazione da soli ed evitare “serenamente” le aule di giustizia per i successivi sei mesi. Ovviamente, nessuno può sindacare la loro giustificazione. Tanto meno i giudici. E’ evidente che questa non è più nemmeno solo una norma ad personam. E’ puramente e semplicemente una presa per il sedere di tutti gli italiani che, invece, a dispetto dei loro impegni e dei loro affari, in tribunale se convocati ci devono andare e di corsa. Allora, credo che oltre a contrastare queste norme, con ogni strumento che la Costituzione ci assegna, dovremo anche prendere l’abitudine di chiamare le cose per quello che sono, rifiutando i nomi fasulli con i  quali Berlusconi ogni volta tenta di ammantare di grazia le sue porcate.Non c’è una legge sul processo breve. C’è una legge sulla prescrizione fulminea.Non c’è una legge sul legittimo impedimento. C’è una legge sul pretestuoso impedimento.

SCHIZZI DI FANGO IGNOBILI

Cena Di Pietro - ContradaCena Di Pietro - ContradaE’ iniziata l’ennesima offensiva contro Italia dei Valori ed il suo leader Antonio Di Pietro. I grandi burattinai, che agitano gli spauracchi dei falsi scoop di queste ore, sanno di avere in mano il nulla ma questo non li spaventa. Hanno gli strumenti, i mezzi finanziari e le motivazioni per creare fantasmi che poi “media” compiacenti, trasformeranno in sospetto e, quindi, in tentativo di delegittimazione. Il nulla, questa volta, davvero è desolante. Una cena per gli auguri di Natale in una caserma dei carabinieri. Organizzata dal comandante della Caserma. Presenti solo funzionari dello Stato e dei carabinieri. Vengono addirittura scattate foto ricordo. Certo! Contrada, presente alla cena, viene arrestato due settimane dopo, ma nessuno dei presenti aveva la sfera di cristallo. Tutti i presenti, inoltre, a distanza di vent’anni, confermano che era solo una cena per lo scambio di auguri. Eppure, intorno a quella cena scoppia la ridda delle insinuazioni, che nascono, oltretutto dalle farneticazioni di Mario Di Domenico, grafomane e pluricondannato per le sue strampalate azioni giudiziarie contro IdV e Di Pietro.Quello che sta accadendo in queste ore è la dimostrazione che, in questo paese, non solo la politica ma anche potentati economici e finanziari si muovono in spazi a dir poco opachi. Sono quegli stessi poteri, a partire dal gruppo economico che fa a capo a Berlusconi, che, vent’anni fa, con la politica facevano affari e hanno contribuito a creare quel sistema perverso, politico-affaristico, che tanto ha danneggiato l’economia e l’imprenditoria sana di questo Paese.Potentati economico-finanziari che da sempre si abbuffano alla mangiatoia pubblica  e beccano sonore bastonate ogni volta che si confrontano sui mercati. Gente che, per vivere, per continuare a fare affari e prosperare, ha bisogno di un politica debole, sensibile alle lusinghe dell’economia, venendo ripagata da uno Stato che svende i suoi gioielli all’imprenditoria pubblica e cede servizi, beni pubblici o reti infrastrutturali a prezzi di realizzo.Potentati economici che controllano grandi e piccoli giornali che usano, per difendere i loro referenti politici ed attaccare i loro avversari. Italia dei Valori questi potentati, presidente del Consiglio in testa, li ha tutti contro per una ragione semplicissima. Perché non siamo in vendita, perché non siamo disponibili a sacrificare l’interesse collettivo all’interesse particolare di nessuno. Per questo siamo inaffidabili e quindi pericolosi e, quindi, nemici da abbattere.Fino a quando Italia dei Valori viaggiava intorno al 2% dei consensi, ci potevano anche tollerare come una presenza quasi folcloristica. Ma oggi facciamo paura, oggi andiamo fermati.C’è tutto questo dietro agli attacchi dei giornali di oggi. Lo hanno fatto, ogni volta che hanno potuto, ma stavolta è un attacco concentrico e sistemico. Resisteremo anche a questo. E’ da questa consapevolezza che nasce la nostra forza e la nostra determinazione ad andare avanti. Ogni schizzo di fango è una medaglia da appuntare sul petto. 

LA STRATEGIA DELL’IMPUNITA’

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 Oggi vi svelo un vero scoop. Niente a che fare con la bufala delle foto Di Pietro immortalato insieme a Contrada, sparate oggi sulla prima pagina del Corriere della Sera. Quella è spazzatura montata ad arte perché Italia dei Valori è un partito che dà sempre più fastidio.Il vero scoop di oggi è che il ddl sul processo breve non si farà. L’avvocato Taormina, quello che un tempo scriveva le leggi ad personam per il premier e che oggi è stato sostituito dalla coppia del goal Ghedini - Pecorella, ha spiegato in un’intervista sul blog dell’Espresso quella che noi conosciamo da tempo e che chiamiamo strategia dell’impunità. E se lo dice Taormina, che di fini strategie se ne intende, c’è da credergli. La tattica consiste in questo. Minacciare il parlamento con una legge che è una bomba atomica, come il ddl sul processo breve, per portare a casa quello che gli serve davvero, ovvero, il legittimo impedimento. Il retropensiero è più o meno questo: o mi approvate il legittimo impedimento o io vi faccio scoppiare la bomba atomica del processo breve. E per farvi capire che faccio sul serio, intanto lo faccio approvare in uno dei due rami del parlamento. Armo la spoletta, dunque, e resto a guardare. Un vero e proprio ricatto che l’ex avvocato del premier conferma in pieno, una vera e propria strategia dell’impunità che si ripete sistematicamente. L’obiettivo di Berlusconi è far approvare una legge palesemente incostituzionale, come il legittimo impedimento, che resterà in vigore il tempo che gli serve, circa un anno e mezzo, fino alla bocciatura della Corte Costituzionale, per arrivare al vero obiettivo, il lodo Alfano bis per via costituzionale, quindi intoccabile.Ma la strategia dell’impunità non si ferma qui. Sarà un caso fortuito ma proprio nei giorni in cui Massimo Ciancimino, rivela i legami tra il padre Vito, Mangano, Dell’Utri  e Berlusconi, rapporti di cui aveva già parlato  il giudice Borsellino nella sua ultima intervista alla tv francese, una testa di legno nella maggioranza di centrodestra presenta la solita anonima leggina che stravolge il ruolo processuale dei pentiti, quegli stessi pentiti su cui Falcone e Borsellino hanno costruito il successo della lotta a Cosa Nostra. Non male davvero per un premier che ha detto di voler sconfiggere la mafia entro la fine della legislatura.

LA MILANO DA BERE E' TORNATA

 Craxi - BerlusconiCraxi - BerlusconiPiù passa il tempo e più ne ho la certezza. Silvio Berlusconi è l’erede naturale di Bettino Craxi. Indifferenza verso la buona amministrazione, consenso conquistato spendendo soldi che non ci sono, nessuna politica di contenimento della spesa pubblica, delegazioni faraoniche inviate all’estero.Qualche anno fa, furono in mille ad accompagnare Ghino di Tacco nell’ormai celebre viaggio in Cina. Oggi, sono in 100 ad accompagnare Silvio nel suo viaggio in Israele. Un po’ troppi per celebrare la tre giorni d’amicizia tra il premier e Netanyahu.Ma i parallelismi più inquietanti vengono fuori guardando alla politica economica di Bettino e Silvio e al debito pubblico di allora e di oggi: spesa pubblica senza freni per accontentare tutti creando facile consenso e un aumento senza controllo del debito pubblico.I due governi Craxi (1983 – 1987), in soli quattro anni, raddoppiarono il debito pubblico. In quegli anni, infatti, l’indebitamento passò, in termini assoluti, da 234 a 522 miliardi di euro e il rapporto tra debito pubblico e Pil passò dal 70 al 90%. Gli anni del craxismo più esasperato e della Milano da bere portarono l’Italia sull’orlo della  bancarotta. Oggi ci risiamo. La Milano da bere è tornata.Nei sette anni e due mesi dei tre governi del Cavaliere, dal ’94 al 2009, lo rivela un’inchiesta su Affari e Finanza de la Repubblica di oggi, lo Stato ha accumulato un indebitamento per circa 430 miliardi, più o meno 7.500 euro per ciascun cittadino italiano.I dati BanKitalia riportati nell’inchiesta rivelano infatti che, i governi Berlusconi hanno creato un enorme debito pubblico, mentre quelli di centrosinistra sono stati più virtuosi. Dini, Prodi I, D’Alema e Amato, hanno ridotto di 13 punti percentuali il debito pubblico in sei anni, portandolo nel 2001 al 108,8%. Prodi, che successe a Berlusconi nel 2006, in appena un anno, lo ridusse di ulteriori 3 punti. Con Berlusconi al governo, dunque, gli italiani ci stanno rimettendo e di brutto. La verità è che a Berlusconi non frega niente delle generazioni future e alla pesante eredità che lascia. A lui interessa solo il facile consenso. E tenere inchiodato il parlamento a risolvere i suoi guai giudiziari. E tutto il resto è noia.

IL METADONE DEGLI INCENTIVI FIAT

FiatFiatLa Fiat ha deciso il blocco di tutti gli stabilimenti dal 22 febbraio al 5 marzo. E lo fa il giorno dopo aver annunciato lauti profitti e dividendi per gli azionisti. Tale decisione colpirà  30.000 operai che si ritroveranno con circa 300 euro di meno in busta paga. Tanti, anzi, tantissimi soldi in meno per chi guadagna in media 1200 euro mensili. Il 31 dicembre sono scaduti gli incentivi per l’acquisto di autovetture. Il Governo ne ha promessi di nuovi, ma meno consistenti. Così la casa automobilistica di Torino ha deciso per la cassa integrazione. Un ricatto, secondo il Governo, una scelta inevitabile secondo l’azienda torinese.La verità è che in questa vicenda non ci sono buoni e cattivi. Ci sono due attori in commedia, governo e fiat, che pensano entrambi a prendersi tutta la scena. Si curano dei loro affari ed interessi e poco, anzi per nulla, degli operai rimasti senza lavoro. L’azienda Fiat costituisce da sempre un’anomalia. E’ l’unica azienda privata, in Italia, che viene finanziata con i soldi dello Stato. Forte della sua funzione sociale, ha sempre chiesto ed ottenuto incentivi statali, che altro non sono che un finanziamento pubblico mascherato. Morale della favola, in tutti questi anni, la Fiat ha capitalizzato gli utili e risocializzato i debiti.Negli ultimi anni, il mercato è profondamente cambiato, come si dice in gergo si è globalizzato. L’unica strategia aziendale perseguita dalla Fiat per reggere l’impatto con la globalizzazione si è basata sugli incentivi statali, sulla delocalizzazione degli stabilimenti per ridurre i costi e, da ultimo, sulle fusioni con grandi aziende automobilistiche come la Chrysler. E’ chiaro ed evidente la strategia dell’azienda automobilistica di Torino che ormai ha cuore, testa e portafogli in America, Polonia e Brasile.Dall’altra, c’è un Governo che non è in grado di fornire ricette di ampio respiro. Gli  incentivi statali sono la strada più facile e veloce ma è come fornire il metadone ad un tossicodipendente. Non si può continuare a fornire soldi ed in cambio ottenere licenziamenti e disoccupati in più. Tanto varrebbe, allora, finanziare il coraggio e l’intraprendenza di tante piccole e medie imprese. Come ha scritto bene Giannini su Repubblica, qualche giorno fa, questo Paese ha un disperato bisogno di una politica industriale. Ben vengano, dunque, anche gli investimenti pubblici ma a fronte di investimenti veri, ricerca, formazione e occupazione. Il futuro passa da qui.

LA CASTA SI AUTOASSOLVE

Cosentino-BerlusconiCosentino-Berlusconi La casta ancora una volta si autoassolve. Se lo scorso 10 dicembre il Parlamento avesse votato a favore della richiesta di arresto per Cosentino, ora il sottosegretario all’Economia sarebbe in carcere. Per l’ennesima volta è stata la Parlamento a negare la possibilità che la giustizia faccesse il suo corso. Ancora una volta, per uno dei suoi affiliati, non è valso il principio “la legge è uguale per tutti”.Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Ieri la cassazione ha infatti confermato l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip di Napoli in cui il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, è accusato di concorso esterno in associazione camorristica per i rapporti con i clan dei Casalesi. Lo scudo parlamentare lo ha protetto, ancora una volta, come succede ormai sistematicamente da vent’anni a questa parte. Dal 1993 ad oggi, infatti, tutte le richieste di arresto nei confronti di parlamentari di destra, di centro e di sinistra sono state respinte. Ben 18 volte la Camera ha voltato le spalle alle magistratura.Altro che Magistratura ad orologeria. La Camera per queste 18 volte si è appropriata del potere giurisdizionale. Per 18 volte la casta si è garantisce un'impunità senza limiti. Un'impunità che va oltre le regole della giurisdizione.Ma questa volta c’è qualcosa di più. Ieri a reti unificate abbiamo assistito allo sproloquio di Berlusconi e dei suoi ministri sulla lotta che il Governo sta portando avanti contro la mafia.Nello stesso giorno il sottosegretario Consentino, un membro del Governo, si è visto confermare la richiesta di arresto per i suoi rapporti con i Casalesi senza che nessun membro dell’esecutivo si sia alzato a chiedere le sue dimissioni. Questi sono i fatti. Cosentino ha ancora la sua bella poltrona. I discorsi e le belle parole stanno a zero. Chi ieri non ha chiesto le dimissioni di Cosentino e chi lo scorso dicembre ha votato contro l’autorizzazione a procedere abbia, almeno il buon gusto, di non parlare mai più di lotta alla criminalità organizzata. Tacciano se gli è rimasta un po’ di dignità.Questa volta la casta è senza pudore e stavolta, pur di salvare un suo membro, non ha esitato a fare un favore al clan dei Casalesi. Il caso Cosentino è una vergogna nazionale.

A.A.A. ALLEANZA CERCASI

 Casini - MastellaCasini - Mastella Pensavo non mi sarebbe mai accaduto. Eppure, al punto in cui siamo arrivati vi devo confessare che rimpiango i bei tempi andati, quando nell’alleanza di centrosinistra ci stavano Mastella e Dini.Mi direte voi, ma sei impazzito? Quelle banderuole che ogni cinque anni cambiavano maggioranza? Ebbene si, proprio loro. Perché almeno uno poteva confidare che in quei cinque anni non cambiavano idea e che, per lo meno un giro di valzer, europee, regionali o amministrative che fosse, si riusciva a fare con gli stessi alleati.Mi rendo conto non è un granché ma vi confesso che, in queste ultimi tempi, il rimpianto è forte. Ormai, siamo alle alleanze last-minute, agli accordi dell’ultima ora. Siamo all’alleanze a geometria impazzita, più che variabile. Come avrete capito, ogni riferimento all’Udc è puramente intenzionale. Siamo arrivati ormai al ridicolo e forse lo abbiamo superato da un pezzo. Esponenti dell’Udc che si svegliano alla mattina e sono candidati con il centrosinistra e vanno a dormire la sera che sono candidati alla stessa carica ma con il centrodestra. L’unica cosa sicura è la poltrona. Purtroppo, non sto scherzando. E’ accaduto ieri a Bologna. Ieri mattina, dopo le dimissioni di Del Bono, l’alleanza di centrosinistra, d’intesa con l’Udc, ipotizzava di candidare l’on. Galletti, del partito di Casini, alla carica di sindaco, in rappresentanza dell’intero centrosinistra. La notizia sembrava così probabile che qualche giornale, anche autorevole, sottovalutando lo spirito di intraprendenza dei prodi centristi, ne dava oggi addirittura notizia, ignaro che, passando da una riunione di coalizione all’altra, con disinvoltura e freschezza, verso sera aveva preso consistenza l’ipotesi che lo stesso Galletti, fosse si candidato sindaco ma per il centrodestra. Non molto diversamente, è andata in Puglia dove in soli quattro giorni l’Udc ha cambiato indicazione di voto per ben quattro volte: col centrosinistra, da soli, con il centrodestra, da soli. Siamo convinti che non sia finita qui. Peccato che di coalizioni ve ne siano solo due. Chissà, altrimenti, quante di più ne avremmo viste.In poche occasioni, come in questa, i fatti si commentano da soli. A questo punto, riconosciamo senza ombra di dubbio a Mastella e Dini di essere alfieri di una coerenza senza pari, che purtroppo la politica ai nostri giorni ha smarrito.