FINI ADDIO. E SILVIO RINGRAZIA GIORGIA
La prossima settimana comincerà in Aula alla Camera la discussione sul disegno di legge del governo in materia di riconoscimento e sostegno alle comunità giovanili. E’ il disegno di legge voluto fortemente da Giorgia Meloni, giovane ministro per le politiche giovanili del governo Berlusconi, e tutt’oggi presidente di Azione Giovani, il movimento che, dopo la svolta di Fiuggi, ha raccolto in sé l’eredità del Fronte della Gioventù, di Fare Fronte e del Fuan, ovvero le organizzazioni giovanili storiche del Msi. Il provvedimento è stato presentato alla Camera più di un anno fa. E’ stato poi dimenticato per otto mesi ma all’improvviso, dopo solo due sedute in sede referente, senza alcuno straccio di dibattito e di approfondimento serio in Commissione, è stato spedito in fretta e furia in Aula per l’approvazione finale. Un accelerazione alquanto sospetta. Diceva qualcuno che a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca. L'improvviso "avanti tutta", infatti, è avvenuto dopo lo strappo clamoroso tra Fini e Berlusconi, e al riposizionamento politico del giovane ministro Meloni che ha rinnegato il padre politico Gianfranco scegliendo Silvio. Qualcuno a palazzo Chigi deve essersene ricordato, oppure sarà stata Giorgia a rinfrescare le memorie. Tant'è che, all'improvviso, le è stato servito su di un piatto d’argento un provvedimentino ad hoc, con un bel gruzzoletto, giustappunto a misura del suo incarico di ministro e di presidente di Azione Giovani, ruolo che tra l’altro la pone in evidente conflitto di interessi. A chi destinerà i fondi Giorgia? Anche qui il sospetto è forte. I criteri fissati dal disegno di legge per ricevere fondi, infatti, sono talmente vaghi e generici che pure mio nonno, purché missino, potrebbe avanzare legittima richiesta. Un modo furbo e scaltro per avere le mani libere e distribuire soldi a pioggia, o, peggio ancora, in maniera clientelare e discrezionale.Sarebbe stato più utile e di buon senso sostenere le politiche regionali del settore giovanile, ovvero, dare i soldi a quelle realtà che fanno capo alle regioni e che già si occupano in maniera proficua di giovani. Invece no. Giorgia ha accentrato tutto a sé. Decide lei chi, come, dove e quanto. Per la cronaca, la Commissione parlamentare per le questioni regionali ha espresso parere contrario a questo disegno di legge perché tocca una materia che è di competenza legislativa delle regioni. Ma Giorgia non sente ragioni. Va avanti come un treno. Come darle torto, d’altronde. E’ il sogno degli ex missini che si realizza, il riscatto dell’ex Fronte della Gioventù che finalmente, sotto la sua égida, vedrà nasce, crescere e fiorire le tanto amate “comunità giovanili”, spazi di aggregazione dove poter fare musica, cinema, teatro, ovviamente a destra. Ovviamente sarà battaglia.
Inserito il 25 giugno 2010 /
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Commenti
- Cinque anarchici appartenenti a centri sociali sono stati arrestati (tra di essi anche il figlio di un terrorista) per aver fatto 800 fotocopie nella libreria Cusl (cooperativa di Comunione & Liberazione) alla Statale, poi pagate a suon di calci e pugni
- Da quel momento la libreria non è riuscita più a riaprire a causa del blocco e delle continue minacce e prepotenze di alcuni settori dei collettivi di sinistra e anarchici
- Manifestazione in centro a Milano contro la riforma Gelmini (ma durante il tragitto non mancano slogan sulla questione): due arresti, attacchi alla polizia, scritte sui muri, danneggiamenti
- Autentiche liste di proscrizione in università con i nomi dei “colpevoli” della denuncia ai danni dei 5 arrestati. I nomi vengono esposti su striscioni, volantini, internet. Azione che ricorda le tragedie degli anni di piombo
- La libreria prova a riaprire ma decine di giovani obbligano alla retromarcia con violenze e intimidazioni
Numerosi giornali (Il Giornale ma anche Il Corriere della Sera) stanno giorno per giorno descrivendo l’incredibile tensione e atmosfera da terrorismo psicologico (e non solo) che aleggia sull’Università. Vi segnalo i resoconti giorno per giorno del Giornale:Vendetta anarchica, assaltata libreria (17-11)Autonomi, 5 giorni di scontro per le fotocopie (18-11)Minacce è dichiarazione di guerra contro Comunione e Liberazione (19-11)Vincono i teppisti: libreria di Cl chiusa per paura (20-11)Quarta aggressione alla Statale “La libreria di Cl non deve riaprire”Pochi (o inesistenti) gli interventi contro queste continue violenze, anche il rettore non è intervenuto evidentemente impaurito. Come al solito silenzio dal mondo della cultura, da professori e dalla sinistra.- Il Cavaliere e la fortuna. A gonfie vele in privato mentre il Paese crolla
I detti memorabili sulla «fortuna» si sprecano, fin dall’antico, anche se con significati contraddittori: la fortuna aiuta gli audaci (epico), ciascuno è fabbro della sua fortuna (self-made-man romano), o, invece, la fortuna è cieca (scettico in partenza). In generale è ragionevole pensare che la fortuna ci vuole e però bisogna meritarsela. Ora, Silvio Berlusconi, di fortuna nella vita ne ha avuta tanta. Pure «agevolata», da un certo periodo storico in qua. Per esempio, quando bisognava che l’amico presidente del Consiglio tornasse da Londra per varare il decreto salva-tv e quello prese un jet e tornò sull’italico suolo. Poi, più o meno agevolato, capì quando era il momento di «scendere in campo». E, sia pure provvisoriamente, battè il poco coeso cartello dei «progressisti» guidato da Achille Occhetto presentatosi al duello tv con un vestito color cioccolato che a Gioachino Rossini aveva portato una sfiga orrenda la sera della prima del suo “Barbiere di Siviglia”, risoltasi in un tonfo clamoroso. Appunto. Nel 1994 le sue aziende erano in rosso di circa 8.000 miliardi di lire. Oggi hanno vele gonfie da scoppiare. Ha «militarizzato» il controllo del mercato pubblicitario con la legge Gasparri ed ha ridotto la Rai ad una ancella in ginocchio per debiti e carenza di idee. La stessa Rai che un decennio fa chiudeva dei bei bilanci e rifilava a Mediaset sonore batoste. Dal punto di vista personale e familiare, Berlusconi ha dunque sfruttato al meglio l’autostrada politica che gli hanno spalancato il dominio di cinque canali e tg su sei, le divisioni e gli errori ostinati degli avversari. Che l’hanno battuto due volte, nel 1996 e nel 2006, con Prodi, salvo pugnalarlo e farsi la guerra fra loro. Dal punto di vista del Paese, al contrario, non c’è nella storia italiana, dal 1945, periodo più grigio o più nero di questo caratterizzato dal berlusconismo. Che cosa si può ricordare oltre alle leggi ad personam a cui ha forzato il Parlamento e che oggi servono a ministri appena nominati per non presentarsi davanti al giudice? Badate bene, per un grave reato finanziario, non per reati «politici». Forse sono memorabili i condoni, gli scudi fiscali, i tagli inferti a scuola e cultura? L’Italia berlusconizzata è un Paese invecchiato, intristito, impoverito, incapace di reagire, di inventare, di indignarsi persino. Un Paese che non investe nella cultura e nella ricerca pur essendo fra quelli che già meno spendono per questi capitoli essenziali che Obama (ma anche Sarkozy) considera i «motori» della ripresa e delle modernizzazioni. Un Paese diviso, anzi spaccato. Non soltanto fra governo e opposizione, ma pure fra governo centrale e Regioni, pronte a restituire alcune competenze avute oltre trent’anni fa per non alzare loro le tasse, per non prendere loro i denari, insieme ai Comuni, dalle tasche degli italiani, per non togliere dal fuoco le castagne bruciate da lui, da Tremonti e da Bossi. Neppure l’italico stellone ci aiuta più. Era una sorta di fortuna un po’ volgare, arronzata, che «aiutavamo» con qualche furberia, con qualche trovata ingegnosa. Berlusconi come Lippi? Beh, molto peggio: sicuro di sé fino alla boria (ricordatevi le passerelle nell’Abruzzo terremotato); incurante di critiche e consigli; incapace di fare squadra se non con altri come e peggio di lui. Guardate l’Expo 2015 di Milano che il tanto spregiato Prodi aveva portato a casa e che, affidata alla signora Moratti e ad altri genii lumbàrd, rischia il peggio. Anche perché un’idea che è una, ‘sti genii non l’hanno partorita, al di là della solita colata di cemento. Già, la forza delle idee. Lui ha la forza dei danèe . Per sé. Noi dovremmo avere quella delle idee, e del rigore. Per tutti. Ps: Un grande «menabuono» per chi della jella, e quindi, per converso, dello stellone, pensa, con Benedetto Croce, «non è vero, ma ci credo», è ritenuto il già citato Rossini. Ma, con tutta la simpatia e la stima per il grande Gioachino, stavolta temo non basti proprio.26 giugno 2010http://www.unita.it/news/italia/100422/il_cavaliere_e_la_fortuna_a_gonfie_vele_in_privato_mentre_il_paese_crolla- La critica principale del movimento è volta verso le multinazionali: secondo gli aderenti, il loro potere è così forte da condizionare le scelte dei singoli governi verso politiche non sostenibili da un punto di vista ambientale ed energetico, imperialiste, non rispettose delle peculiarità locali e dannose per le condizioni dei lavoratori.
- Origine del termine italiano e altre denominazioni: new global, movimento dei movimenti, altromondismo
- Il termine "no-global" nasce nella stampa italiana dal nome "Rete No Global Forum" per contrazione dello stesso. Detta denominazione, riuscendo ad inquadrare anche se semplicisticamente "coloro che manifestarono ai G8" come un'unica entità si è poi diffusa nella stampa italiana e quindi nel linguaggio di tutti i giorni anche se non esistevano gruppi che si siano dichiarati "no-global" e che siano poi stati identificati come tali all'epoca in cui il termine in questione venne usato per la prima volta.
- Nomi alternativi per il movimento vengono usati spesso. Se attualmente si usano termini come new global (che ha comunque una connotazione più ristretta e meno radicale, e propugna un'altra forma di globalizzazione) o movimento dei movimenti, in passato è stato più usato il termine popolo di Seattle (con riferimento alle contestazioni lì avvenute nel novembre del 1999 durante una Conferenza dei Ministri in ambito OMC).
- In ambito accademico, alcuni autori parlano di Global Justice Movement per sottolinearne due caratteristiche peculiari: il suo essere una rete transnazionale di movimenti sociali e il suo focalizzarsi su diverse aree tematiche che possono essere ricondotte alla più generale richiesta di una giustizia globale.
- In altri paesi (inizialmente in Francia) la denominazione di alter-mondialismo o altromondismo tende ad essere utilizzata in sostituzione di quella di anti-globalizzazione, per indicare comunque una visione positiva e propositiva (in riferimento allo slogan Un altro mondo è possibile). Si tende in definitiva a sottolineare il fatto che il rifiuto è nei confronti del tipo di globalizzazione che si sta sviluppando e non del concetto di globalizzazione in sé.
- A seguito delle contestazioni del G8 del 2007 in Germania, è entrato nell'uso comune il termine globalcritico, traduzione letterale del tedesco globalisier ungs kritik.
Contestualizzazione storica- Il movimento sorge alla fine degli anni novanta in parte come risposta a tensioni che si sono accumulate dalla fine della guerra fredda, con la crisi dello stato sociale, la crisi dei partiti politici di massa, la caduta delle barriere economiche tra gli stati, la delocalizzazione dei comparti produttivi delle imprese, lo sfruttamento della manodopera nel terzo mondo, il rafforzamento dei monopoli e del potere delle multinazionali, la progressiva perdita di controllo politico da parte dei cittadini sul mondo economico finanziario.
No-global a raduno allo stadio Carlini durante i giorni del G8 di Genova del 2001 (v. Fatti del G8 di Genova)- Il movimento nasce e si sviluppa quindi con numerose iniziative di protesta contro i processi di globalizzazione dell'economia e di tutto quanto ad essa connesso, resi possibili dagli accordi sul commercio internazionale, sanciti nell'ambito del WTO, e dalle scelte di parlamenti e governi, questi ultimi riuniti in organismi quali il G8, nonché di alcune istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
- Il movimento conia lo slogan "un altro mondo è possibile", tradotto e usato in tutte le lingue, e si riunisce a partire dal gennaio 2001 ogni anno a Porto Alegre per il Forum Sociale Mondiale, in contrapposizione con il Forum Economico Mondiale di Davos. Organizza dei "contro-forum" in occasione di vertici internazionali e guadagna una crescente attenzione mediatica.
- Nel 2002, dopo l'attentato alle torri gemelle e la successiva guerra in Afghanistan, il movimento confluisce in un più ampio movimento pacifista. Le istanze "per un altro mondo possibile" mosse dai manifestanti si mescolano con quelle di opposizione alla politica militare del governo di George W. Bush, e delineare i confini del movimento diventa ancora più difficile.
Confini e azione politica- Il movimento no global non ha confini netti, anche se fa riferimento a gruppi e movimenti estranei al mondo politico tradizionale; esso contiene moltissime istanze della società civile, che spesso si esprimono politicamente ed operano in ambiti limitati e con caratteristiche peculiari. Vuole di fatto essere un momento di rinascita della società civile, promuove la democrazia diretta e partecipativa, promuove il consumo critico e lo sviluppo sostenibile, è pacifista, ambientalista e antiproibizionista.
- Coerentemente con la propria collocazione al di fuori delle tradizionali logiche partitiche, le tecniche di azione politica del movimento sono di tipo diverso dalla tradizionale raccolta di consenso finalizzata alla vittoria nel confronto elettorale con altre forze politiche democratiche e si allontanano anche nettamente dalle dottrine di ispirazione marxista che vedevano nella rivoluzione armata il momento centrale dell'azione politica, cui la lotta di classe avrebbe dovuto necessariamente convergere. Gli strumenti di lotta politica del movimento consistono infatti principalmente nel boicottaggio, nelle manifestazioni, nella controinformazione (o mediattivismo) e di uno stile di vita energeticamente e ambientalmente sostenibile.
I fondamenti ideologici- Il movimento anti-globalizzazione ha tratto ispirazione da lavori di scrittori ed intellettuali di tutto il mondo. Ad esempio il libro No logo (2000) della giornalista canadese Naomi Klein è considerato da alcuni il manifesto del movimento.
- Sono considerati autorevoli dal movimento i libri e gli interventi della intellettuale indiana Vandana Shiva, che si batte per l'autodeterminazione dei popoli indigeni e per il rispetto dell'ecologia, minacciate dagli interessi delle grandi industrie. In Francia il giornale Le Monde diplomatique è noto per le sue posizioni anti globalizzazione e per aver favorito la nascita e la notorietà dell'associazione ATTAC .
- Anche l'intellettuale e linguista americano Noam Chomsky è noto per le sue posizioni anti globalizzazione, così come il romanziere e saggista uruguaiano Eduardo Galeano la poetessa e musicista americana Erzsebet Beck e il teologo sociologo marxista François Houtart. Anche alcuni altri studiosi ed economisti critici nei confronti del neoliberismo, sebbene non si riconoscano nel movimento, lo hanno ispirato in parte. Fra questi citiamo ad esempio gli economisti statunitensi James Tobin (la cui proposta di tassa sulle transazioni finanziarie, Tobin tax, ha ispirato il movimento ATTAC) e Joseph E. Stiglitz.
- Per quanto riguarda le problematiche connesse al copyright il movimento in gran parte condivide la visione di Richard Stallman, principale sostenitore del software libero e del contenuto libero come pratiche di condivisione dotate di significato etico e politico.
Critiche- Una delle critiche mosse a questa esperienza politica è quella della mancanza a volte di propositività, dovuta alla presunta impossibilità di coordinare le forze politiche eterogenee che lo costituiscono entro uno schema di progettualità politica di lungo termine. Il movimento è spesso accusato da alcuni di non possedere realismo politico e di essere ideologicamente una collezione di spinte utopiche talvolta incompatibili tra loro.
- Critiche di genere diverso provengono da parte di coloro che ritengono che l'esperienza no global, in particolare quella che trova la propria espressione nel Forum Sociale Mondiale, rischi di essere pilotata e strumentalizzata dai nuovi governi socialdemocratici radicali dell'America latina, quello brasiliano e quello venezuelano.
- I critici più aspri equiparano invece il movimento ad una organizzazione eversiva, quasi terroristica, di estrema sinistra, sebbene tra gli scontenti del nuovo ordine economico globale si annoverino anche militanti di destra ed i cattolici della Rete Lilliput. Secondo questi, sono ritenuti legati alle ali più estreme e violente, accusandoli di non prendere le adeguate distanze, anche in forza di fatti di violenza seguiti a scontri con la polizia avvenuti in occasione delle maggiori manifestazioni, dalla prima grande contestazione di Seattle del 1999 ai più recenti fatti del G8 di Genova del 2001. Riguardo quest'ultimo fatto, Amnesty International nel 2002 ha però pubblicato un documento in cui si chiedeva un'indagine sull'operato delle forze dell'ordine nella gestione dell'ordine pubblico durante il vertice italiano, criticandone l'eccessiva violenza e accusandole di aver negato la libertà di espressione, chiedendo anche indagini in merito alle istruzioni impartite dai vertici.
Il movimento in Italia- I soggetti
- Il movimento in Italia rispecchia la stessa varietà di soggetti presenti a livello mondiale ed europeo. Tra gli aderenti al Genoa Social Forum del 2001, troviamo alcune sigle storiche del panorama socio-politico italiano, tra cui
- associazioni di carattere nazionale (ARCI, ACLI)
- partiti politici di sinistra (Rifondazione Comunista, Verdi, Partito dei Comunisti italiani)
- sindacati (Cobas, FIOM, SinCobas)
- movimenti femministi (Marcia mondiale delle donne)
- movimenti di carattere religioso (Pax Christi, Teologia della liberazione)
- associazioni ambientalistiche (Legambiente, WWF)
- centri sociali (CS Leoncavallo, C.S.O.A. Terra Terra, Officina 99, etc.)
e soggetti di nuova costituzione, tra cui- la Rete Lilliput, che riunisce vari soggetti minori impegnati nella cooperazione con il sud del Mondo
- ATTAC, un'associazione (molto sviluppata in Francia e presente in tutto il mondo) che si oppone alle politiche economiche neoliberiste
- Fra le personalità italiane che hanno avuto un certo risalto nei media nazionali in quel periodo troviamo Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum, il missionario Comboniano Alex Zanotelli, ed i portavoce di alcuni centri sociali, come Luca Casarini, presente particolarmente nel Nord-Est d'Italia e Francesco Caruso, presente in quel periodo soprattutto nel Sud d'Italia. Quest'ultimo è stato eletto deputato alle elezioni politiche del 2006.
- C'è da dire inoltre che in occasione degli ultimi controvertici sui vari G8 del 2009 in Italia hanno aderito alle iniziative anche movimenti, partiti o gruppi riconducibili all'area politica indipendentista (Sardigna Natzione, a Manca pro s'Indipendentzia[4] e altri gruppi minori riuniti nella "Mesa Sarda - A Foras su G8"[5], oppure Movimento per l'Indipendenza della Sicilia e Giovani Indipendentisti Siciliani nel "Contro G8 Sicilia" e nel forum "NoG8 Sicilia"[6][7]). Questo denota il carattere pluralista ed eterogeneo del movimento ma anche la sua capacità di attrarre forze e organizzazioni che difendono le diversità linguistiche ed etniche in un quadro di scambio culturale alla pari.
Le manifestazioni le Manifestazioni e i "controvertici" prendono piede in Italia successivamente alle famose contestazioni di Seattle del 1999. La notizia che queste contestazioni abbiano influito nel fallimento del vertice del WTO spinge un numero sempre crescente di manifestanti a partecipare a vari "contro-forum" presenti in alcune città europee: a Praga nel settembre 2000 per il vertice della Banca Mondiale, quindi a Napoli nel marzo 2001 per il Global Forum sull’e-government.