IL GOVERNO DELLE BOTTE
Sette luglio 2010: in una Roma resa invivibile dal caldo afoso, sotto un cielo insolitamente plumbeo, si apre una delle giornate più tristi di questa drammatica legislatura, che proseguirà, poco dopo, nell’Aula di Montecitorio, dove l’aria condizionata non basta a raffreddare gli animi. Due episodi gravissimi, inspiegabili. Una sola certezza: la colossale balla del partito dell’amore non regge più. In una piazza Venezia piena di cittadini aquilani, che chiedono solo di essere ascoltati dal governo e di “poter parlare, visto che i telegiornali raccontano sempre che va tutto bene”, le forze dell’ordine alzano i manganelli e due dei pacifici manifestanti finiscono coperti dal sangue. “Il sisma ci crepa, il governo ci abbatte”, lo slogan sui cartelli, si concretizza, mentre l’idea tanto sponsorizzata da Berlusconi, del Pdl come partito dell’amore, si sgretola sotto gli occhi dei presenti e nelle menti attonite di chi segue a distanza. Il quadro si completa pochi minuti dopo, nei banchi di un Parlamento che si trasforma per qualche istante in un ring, con l’unica differenza che non si combatte ad armi pari: da una parte le parole del collega Barbato, dall’altra la violenza fisica dei deputati del Pdl. Barbato esprime un parere sul disegno di legge in questione, quello sulle nuove comunità giovanili del ministro Meloni, solo un’opinione, espressa con parole in alcun modo offensive; ma tanto basta a scatenare l’ira furente di alcuni deputati del Pdl, che non trattengono le mani e si lasciano andare a calci, spintoni, senza più capacità di controllo, mossi da una folle foga distruttiva, che invade i banchi dell’Italia dei Valori e arriva perfino a disintegrare il computer dell’onorevole Palagiano, che viene letteralmente calpestato. Una scena inaudita, indegna di un’aula parlamentare, ma in assoluto di una società civile. Pochi istanti bastano a provocare a Barbato un “trauma contusivo della regione zigomatica e all’occhio destro” e una “cefalea post-traumatica”, con il risultato di “15 giorni di prognosi”, dice il referto ospedaliero. Dopo i vari De Angelis, ex militante di Terza posizione, Rampelli, ex ala dura dell’Msi romano, Nola, probabilmente coinvolto direttamente nel pugno sferrato al collega, tenteranno in ogni modo di smentire quanto accaduto. Ma i fatti bastano a sfatare il mito del partito dell’amore e non lasciano dubbi sul fatto che il Pdl è il partito dell’odio, dell’ira, dell’intolleranza. E non solo dentro i banchi parlamentari, stando ai commenti che leggiamo oggi sui siti del Giornale e di Libero. Riporto testualmente: “Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dare una pizza a questo energumeno, maleducato come il suo capo…Speriamo che qualcuno gli dia un bel cartone nel muso anche a lui”; “La testa dovevano spaccargli, imbecille”; “Barbato, ringrazia che invece del ceffone, non ti hanno tirato una bella statuetta del Colosseo”. Potrei proseguire per pagine e pagine, ma non vado oltre, credo basti a far comprendere il clima di veleno che aleggia, oltre che dentro la maggioranza parlamentare e governativa, anche tra i suoi fedeli, infettati ormai irrimediabilmente da questa malattia che Berlusconi ha tentato fino alla fine di far passare per amore e che non è altro se non un insieme di pulsioni negative, patologiche e distruttive.
- Login o registrati per inviare commenti


Commenti
- Le indagini della magistratura evidenziano l’esistenza di un sistema illegale nella gestione del denaro pubblico con il coinvolgimento anche del capo della Protezione civile. Lo stesso a cui il Governo stava per concedere l’impunità giudiziaria nell’ambito della privatizzazione del Dipartimento, che doveva diventare una SPA per consentire ai signori della cricca di avere le mani ancor più libere ed i portafogli ancora più gonfi. Prima ancora della magistratura, gli aquilani - che inizialmente avevano, se non altro per disperazione, sperato nel presidente del Consiglio, il quale prometteva (falsamente) la rinascita dell’Abruzzo - hanno manifestato per la verità. In un contesto difficile: l’Aquila è militarizzata per cui anche distribuire volantini ed esprimere dissenso è sconveniente. E’ nato così il “popolo delle carriole”: cittadini che pacificamente chiedono alle istituzioni di dar conto dei soldi pubblici destinati alla ricostruzione; che vogliono capire perché fu sottovalutato il precedente sciame sismico sfociato nella scossa in cui crollò la casa dello studente, preferendo invece invocare - come fece Bertolaso - l’incriminazione per procurato allarme di uno scienziato ritenuto deviato; che insistono per la ricostruzione del centro storico e della stessa casa dello studente al posto della politica di “deportazione” dei cittadini aquilani verso altri lidi. Il Governo ha dato due risposte: la solita litania delle promesse di un’immediata rinascita - mentre gli amici di Berlusconi e compari fanno affari sui morti e sulla macerie - e l’incriminazione di esponenti del “popolo delle carriole”. Si è giunti addirittura a sequestrare le stesse carriole - con cui i cittadini trasportano i calcinacci della morte - in quanto corpo del reato. Il reato è quello di esprimere opinioni dissenzienti nei confronti di bugiardi e ladri di Stato. Come se tutto questo non bastasse, l’altro giorno a Roma gli abruzzesi - che sulla loro pelle hanno vissuto una tragedia che ha distrutto vite e storie - sono stati accolti dal manganello di Stato. Ritorna in tutta la sua virulenza la strategia della criminalizzazione del dissenso. Come per i no-global a Napoli e Genova nel 2001. Il regime non vuole dissenso. Gli italiani devono mettersi in testa che nel Paese va tutto bene. Non devono credere a magistrati sovversivi o giornalisti cattivi. Il popolo ha, invece, il diritto di sapere che cosa è accaduto in Abruzzo. Lo vuole capire l’Europa che ha destinato oltre 400 milioni di euro per questa area. I soldi pubblici non sono della cricca e non devono essere depredati dalla borghesia mafiosa: essi spettano alla ricostruzione. Vogliamo che con il denaro pubblico si ricostruisca l’Abruzzo nella sua storica bellezza, vogliamo sia restituita dignità ad un popolo onesto e coraggioso che non merita la repressione di Stato, magari ordinata da quegli stessi che, da un lato, depredano i soldi pubblici e, dall’altro, criminalizzano chi osa dissentire verso le menzogne di Stato.
11 luglio 2010 http://www.unita.it/news/luigi_de_magistris/101044/dissenso_e_incriccati- L’unico che davvero ci spera è il sindaco di Arcore, l’avvocato Marco Rocchini, 70 anni:«Non c’è un centesimo in cassa, noi sindaci siamo costretti a scalare vetri insaponati. Personalmente non ho dubbi, sono favorevole all’investimento immobiliare di Berlusconi nel nostro comune, sarebbe un grande aiuto. Ma, purtroppo, ogni volta che c’è di mezzo Berlusconi si scatena la bagarre». Il primo cittadino di Arcore, targato pdl, si trova nelle condizioni di molti amministratori italiani costretti a guidare le loro comunità con risorse sempre più misere a causa dei tagli del governo. Ma Rocchini potrebbe contare su un generoso piano di investimenti immobiliari che il concittadino Silvio Berlusconi ha in mente di realizzare nel territorio confinante con la sua residenza. Il piano dell’Immobiliare Idra, società del gruppo Fininvest della famiglia Berlusconi, prevede investimenti per circa 200 milioni di euro, per costruire villette-palazzine che verrebbero date in affitto a giovani coppie. Il territorio interessato parte da Villa San Martino, residenza del premier acquisita negli anni Ottanta grazie alle mediazione dell’avvocato Cesare Previti e dove trovò rifugio e lavoro lo stalliere Vittorio Mangano l’”eroe” di Marcello Dell’Utri, e si estende fino al fiume Lambro e oltre, se fossero concesse le deroghe e i permessi necessari. Perché quella che è stata battezzata la “Milano 4” di Arcore è un’iniziativa imprenditoriale che è destinata a realizzarsi, se davvero si farà, su un’area di 250.000 metri quadri all’interno del Parco del Lambro, alla quale sono interessate tre province (Monza e Brianza, Lecco, Como). Sulle prime indiscrezioni del progetto ci sono state polemiche e battaglie, apprezzamenti e dichiarazioni di guerra. Come stanno le cose? Il sindaco Rocchini spiega:«Non è vero che io o il comune abbiamo autorizzato il piano. Il progetto non è stato nemmeno protocollato. Un paio di mesi fa gli amministratori di Idra si sono presentati da me e mi hanno illustrato il piano di investimento. Ho ascoltato e le dico che personalmente sono favorevole perché questa iniziativa cambierebbe il futuro di Arcore e della zona intorno, potremmo ottenere 20 milioni di oneri di urbanizzazione e Idra si è impegnata a restaurare Villa Borromeo d’Adda, a creare una casa di riposo per anziani, a realizzare due sottopassi per la ferrovia, piste ciclabili e altre opere. Insomma, tutti progetti che il comune oggi non è in grado di sostenere. Sarebbe utile per tutti poter discutere pacatamente di questa proposta, valutare gli aspetti positivi e quelli negativi e poi decidere. Ma quando c’è di mezzo Berlusconi diventa difficile, era già successo quando presentò il piano di allargamento della sua residenza...». Fausto Perego, ex assessore all’Urbanistica e oggi consigliere pd ad Arcore, è uno di quelli che si è battuto contro l’estensione della Villa del premier e oggi è contrario al piano “Milano 4”. Argomenta: «Il comune non ha nemmeno il Piano Generale del Territorio e ora dovremmo consentire a Berlusconi di gettare una colata di cemento compromettendo il Parco e il futuro dell’area sulla cui tutela tutti, destra e sinistra, ci eravamo impegnati. Le contropartite offerte da Idra sono importanti per la città, ma non possiamo farci prendere perché abbiamo fame. Il territorio va salvaguardato, è il nostro patrimonio principale». La proposta di Berlusconi. comunque, è una di quelle che fa discutere e divide non solo perché c’è di mezzo il premier e i suoi enormi interessi. La notizia di un investimento così importante in un’area ricca ma duramente colpita dalla crisi economica sembra fatta apposta per mantenere l’attenzione politica e mediatica, come se ce ne fosse ancora bisogno, sempre su Berlusconi. Nei mesi scorsi, proprio attorno ad Arcore e alle tre ville di proprietà del premier in Brianza, si sono consumate tragedie sociali come il licenziamento degli operai della Yamaha, la ristrutturazione della Dalmine, i tagli della Celestica e ancora la vertenza della Carlo Colombo con gli operai sul tetto a protestare. Berlusconi entrava e usciva con la sua Audi blindata da Villa San Martino, passava davanti ai picchetti operai, ma poi in tv negava la crisi e invitava all’ottimismo. Oggi come un mecenate generoso offre al suo comune l’opportunità di un ricco investimento, sempre giocato, però, sulla deroga dalle regole: costruisco le case, porto lavoro e soldi, ma voi fatemi usare il Parco. La partita di “Milano 4” non è naturalmente solo una questione economica, assume, come teme il sindaco di Arcore, una forte connotazione politica proprio perché c’è di mezzo Berlusconi. Il premier nuota in Brianza e in Lombardia in piena libertà e con grandi appoggi. La sua rete è talmente articolata e solida che non ci si sorprende più di nulla. Ad esempio il vicepresidente della provincia di Monza, Antonino Brambilla, riveste tranquillamente il ruolo di consulente della Immobiliare Idra, mentre il presidente del Parco valle del Lambro è Emiliano Ronzoni, fedelissimo di Formigoni, che dovrebbe decidere sui permessi. Non resta altro che attendere la decisione di Arcore dove la prossima primavera si andrà al voto e c’è aria di ribaltone. Il sindaco Rocchini è stanco e ha già fatto la sua scelta:«Io non mi candido più».
07 luglio 2010http://www.unita.it/news/italia/100890/il_vero_pianocasa_di_berlusconi_milano_ad_arcore