L’UDC VIETTI AL CSM?AGLI INCIUCI DICIAMO NO
Michele Vietti
Michele Vietti vicepresidente del Csm? No grazie. Lasciamo Pd e Udc a spartirsi la torta. Parteciparvi sarebbe una sconfitta per la democrazia ed il trionfo di quella logica dell’inciucio che non appartiene e non apparterrà mai a Italia dei Valori. Mai come in questi giorni, alla luce delle cronache giudiziarie, che vedono coinvolti anche settori importanti e significativi della magistratura, emerge con chiarezza la necessità di restituire al Consiglio superiore della Magistratura la dignità e l’autorevolezza che gli è propria, insieme all’improcrastinabile urgenza di tirarlo fuori dalle secche di una logica di spartizione partitica che è riuscita ad infangarlo. Per questo, Italia dei Valori, sin dal primo momento, ha invitato tutti i partiti a fare la nostra stessa scelta, ovvero quella di indicare nomi di giuristi di alto lignaggio, di assoluto prestigio e competenza, estranei alla vita di partito e alla militanza politica. Noi abbiamo fatto nomi e cognomi con trasparenza e alla luce del sole: Vittorio Grevi, Gustavo Zagrebelsky, Bruno Tinti e Francesco Saverio Borrelli. Dunque, con tutto il rispetto per persone e cose, Michele Vietti è un nome che respingiamo con decisione, non solo per le ragioni di cui sopra ma perché il suo profilo e cursus honorum corrisponde proprio a quell’uomo di mezzo, trasversale, bipartisan, in perfetto stile democristiano, che di certe logiche spartitorie e di una certa politica dei due forni, ne ha fatto una questione di stile e di vita. Michele Vietti è stato sottosegretario alla Giustizia nel governo Berlusconi II e sottosegretario all’Economia nel Berlusconi III. A questo, si aggiunga che è uno dei padri della depenalizzazione del falso in bilancio, leggina grazie alla quale il premier ha evitato una condanna ai processi All Iberian e Consolidato Fininvest perché “il fatto non costituisce più reato”. Si è fatto promotore del ripristino dell’immunità parlamentare, nel giorno in cui Marcello Dell’Utri veniva condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E’ l’autore del legittimo impedimento blocca processi per il premier a scadenza, in attesa di un lodo costituzionale. Circostanze, leggi e fatti che ci portano a bocciare con convinzione la sua candidatura. Quali garanzie di autonomia e indipendenza garantirebbe Michele Vietti? Per questo, noi respingiamo ai mittenti la sua candidatura.
- Login o registrati per inviare commenti


Commenti
- La criminalità organizzata è progressista, si evolve, raffina e perfeziona le sue tecniche. È efficiente ed efficace nel perseguire potere e profitto, non si impantana in logiche burocratiche e pastoie formalistiche. Lo Stato, nel contrasto al crimine, in nome della sicurezza e della giustizia, dovrebbe essere progressista, nel senso di approvare leggi sempre più efficaci, perfezionare la sua azione, ridurre burocrazie snervanti, snellire procedure e togliere inutili formalismi che non significa garantismo. In estate sarà approvata la legge che ridurrà drasticamente la possibilità di effettuare le intercettazioni: la cosiddetta «legge bavaglio». Con le ultime modifiche in Parlamento si è approvato un provvedimento che secondo il nuovo fronte della legalità guidato dall’On. Bocchino - braccio destro dell’On. Fini - è una buona legge. Via il bavaglio dell’ipocrisia. La legge approvata è pessima e, soprattutto, è criminogena, nel senso che aiuta la criminalità organizzata e, in particolare, quella dei colletti bianchi. Se ci fosse stata questa legge probabilmente non avremmo saputo nulla della Protezione civile connection di Bertolaso & C. né di casa Scajola, non si sarebbe saputo che il referente politico del clan dei casalesi era il sottosegretario allo sviluppo economico On. Cosentino, l’oblio eterno avrebbe ammantato la P3. In questi giorni in Parlamento è stato approvato qualche emendamento che espunge le parti manifestamente incostituzionali e irrazionali del provvedimento, come il divieto di pubblicazione per la stampa. Sono stati tolti quei punti che avrebbero messo in difficoltà il nuovo corso politico dei folgorati dalla legalità e che avrebbe esposto il provvedimento alla mancata promulgazione (forse) del Presidente della Repubblica. Resta la legge criminogena di sempre, anche in tema di libertà di stampa (vedasi, ad esempio, la stretta su internet). I berluscones la vogliono approvare subito in quanto è un provvedimento che impedisce a magistratura e forze dell’ordine di contrastare adeguatamente il crimine. Qualche esempio: si rende più difficile autorizzare le intercettazioni per i delitti di criminalità organizzata (diversa da quella mafiosa, la P3 per intenderci); è complicato autorizzare le intercettazioni per i reati che consentono di individuare le associazioni mafiose; si richiedono per intercettare gli indizi utilizzati per la prova della sentenza; burocratizzazione e formalismi inutili esasperati in una fase del procedimento penale in cui la celerità è fondamentale: si rende difficile l’acquisizione dei tabulati; si impongono limiti temporali capestro alle intercettazioni; si prevede il giudice collegiale del capoluogo del distretto per decidere (paralizzandosi Tribunali, aumentando incompatibilità tra giudici e trasferendo tutti i faldoni da un Tribunale all’altro in modo che passeranno settimane e tante persone leggeranno le carte: alla faccia della celerità e della tutela della privacy); si impediscono le registrazioni tra privati (l’imprenditore non potrà più registrare l’estorsore, la donna abusata chi le usa violenza, la vittima l’usuraio); si rendono più difficili le intercettazioni ambientali. L’elenco è lungo. Se le intercettazioni non si fanno la stampa non potrà fare cronaca e l’opinione pubblica non saprà: il bavaglio è di fatto, si riduce solo quello formale.
- Berlusconi ed i suoi sodali, come sempre, bisogna darne atto, ci mettono la faccia. La Lega - al di là delle argomentazioni false del ministro dell’Interno circa il fatto che questo Governo è il migliore contro (io dico per) la criminalità - avalla in pieno la deriva criminogena dell’esecutivo in quanto a provvedimenti adottati ed adottandi (dallo scudo fiscale al legittimo impedimento, dal processo breve alla vendita all’asta dei beni confiscati, dalla legge bavaglio al lodo Alfano, dalla modifica delle norme sui collaboratori di giustizia alla distruzione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura). Veniamo ai folgorati sulla via di Damasco. Non può che far piacere che all’interno del PDL qualcuno cominci - dopo aver contribuito a smantellare democrazia e stato di diritto - a svegliarsi, ma attenzione. Siccome vi è un golpista capo del governo che massacra istituzioni e democrazia giorno dopo giorno, è sufficiente non essere un eversore, ritoccare leggi vergogna, utilizzare frasi di buon senso, per ergersi a nuovi paladini della legalità? Troppo poco. Se davvero i finiani hanno a cuore legalità, sicurezza e giustizia non votino la legge bavaglio. E’ un provvedimento che favorisce criminali, amplifica violazioni della privacy e agevola fughe di notizie. Legittimo è il sospetto che la legge la vogliono in tanti (c’è il precedente del disegno di legge dell’ex Ministro Mastella, altro paladino della legalità) con la differenza che Berlusconi si assume la responsabilità politica di una legge che renderà l’Italia asilo politico dei delinquenti mentre gli altri (Fini in testa) appaiono come i salvatori della legalità, i nuovi paladini della questione morale.
26 luglio 2010 (Luigi De Magistris)http://www.unita.it/news/luigi_de_magistris/101683/la_legge_bavaglio_render_litalia_asilo_politico_dei_criminali- (.....)Per tornare all’analogia dalla quale sono partito, l’emancipazione dal fascismo non si è realizzata certo il 25 luglio 1943, ma il 2 giugno 1946, quando, il popolo italiano, guidato da uomini che sapevano suscitare grandi speranze, decretò che anche la monarchia, che nel 1922 aveva chiamato Mussolini al governo e lo aveva sostenuto per vent’anni, dovesse andarsene. Così, l’emancipazione dal sistema berlusconiano non avverrà quando al governo ci saranno vecchi alleati insieme ad accomodanti oppositori, ma quando a guidare la Repubblica ci saranno donne e uomini che, alla domanda “dove eravate voi?”, potranno rispondere “dall’altra parte. Sempre!”
In sostanza, quando leggo simili articoli, non faccio che "rinforzare" il mio scetticismo verso "il fascista elegante", quello che si è "depurato" a Fiuggi....... Ho letto da qualche parte, che gli stanno proponendo di lasciare la presidenza della Camera, per la poltrona di Scajola. Che dici??? Ognuno ha il suo prezzo? Basteranno richiami come questi, o come quelli che arrivano dagli elettori di tutti i blog dell'opposizione, per evitare INCIUCI????Fermo restanto che, chi ha contribuito "meno di altri" a certe scandalose derive, secondo me può legittimamente lasciare quel partito, se ritiene che non sia più rispondente ai propri convincimenti (sto pensando a Granata, che mi dà l'impressione di essere più "pulito" di altri)- Così come le mafie e le corruzioni sono transnazionali, altrettanto lo sono i poteri occulti. La nuova P2 non si ferma ai confini nazionali, bisogna osservare attentamente la sua capacità di penetrare all’interno delle istituzioni europee. Del resto, i nominativi di soggetti appartenenti alla nuova P2 che operò per sottrarmi inchieste e strapparmi le funzioni di pm quando lavoravo in Calabria sono in parte gli stessi del salotto piduista gestito da Verdini-Dell’Utri-Carboni ed erano persone abili a penetrare anche a Bruxelles. Ad iniziare proprio dall’Olaf, l’ufficio antifrode preposto a contrastare le frodi sui fondi pubblici e ad individuare la gestione illegale del denaro pubblico, oggetto delle inchieste di Firenze, Perugia e Roma su protezione civile connection e P3. Indagini che riguardano il controllo della spesa pubblica da parte della criminalità. Si commette un errore grave se si sottovalutano le indagini sui poteri occulti. Tali investigazioni potranno individuare i soggetti politici ed istituzionali coinvolti nelle stragi e nella trattativa tra mafia e Stato. Tali indagini evidenziano il coinvolgimento non solo di politici, ma anche di magistrati, di uomini dei servizi segreti, di appartenenti alle forze dell’ordine, di dirigenti pubblici. Emergono organi costituzionali divenuti in parte serventi di interessi criminali. Il Parlamento ridotto ad organo di ratifica di decisioni prese ad Arcore o dalla P3 (la matrice è identica). Organi di garanzia piegati ai voleri del premier piduista (il caso Innocenzi dell’Agcom, il coinvolgimento del direttore generale della Rai, il direttore del Tg1). Magistrati che barattano i principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e di indipendenza in cambio di favori personali. Il coinvolgimento dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura spesso impegnato a punire magistrati onesti ed autonomi e coprire toghe colluse. Piduismo e questione morale: temi che si intrecciano e sui quali opprimenti sono stati i silenzi in questi anni. Perché si è dovuto aspettare le intercettazioni della Procura di Roma per scoprire chi è Arcibaldo Miller capo degli ispettori del Ministero della Giustizia? Perché il Csm continua a non trasferire o sanzionare magistrati accusati di collusioni? Perché solo oggi i vertici dell’associazione nazionale magistrati scoprono la questione morale? Perché hanno svolto un’azione di copertura delle zone d’ombra? Sulla mia toga ho conosciuto la violenza morale della deviazioni di Stato. La questione morale è dilagante, da nord a sud e nelle varie articolazioni delle istituzioni e della società civile. E’ grave sottovalutare il ruolo dominante della borghesia mafiosa e la sua capacità di colludere ad alti livelli istituzionali ed è fondamentale approfittare del crollo morale di una classe dirigente per costruire subito un’alternativa culturale, sociale, economica e politica che si fondi proprio sulla questione morale. (De Magistris)
25 luglio 2010 http://www.unita.it/news/luigi_de_magistris/101655/leuropa_e_la_p- L'eccezione di incostituzionalità può essere sollevata "dalle parti", poi valutata sommariamente dal giudice ordinario, e POI trasmessa alla Corte Costituzionale. Ergo: l'iniziativa NON è della Consulta.
- Gli Arresti Domiciliari NON costituiscono un'alternativa alla detenzione in caso di condanna, ma solo durante il periodo di "custodia cautelare". La custodia cautelare IN CARCERE si rende necessaria, (e qui c'è la valutazione del magistrato - GIP - GUP - Tribunale della libertà e del riesame) allorquando si presenta almeno una delle seguenti ipotesi: 1)pericolo di reiterazione del reato; 2) pericolo d'inquinamento delle prove; 3)pericolo di fuga. Non sono previste altre motivazioni. La Consulta non si occupa di "orientamenti politici, sociologici", ma di applicare la legge. Sic et simpliciter.
- Inoltre, OGNI IMPUTATO, fino alla condanna definitiva, è PRESUMIBILMENTE INNOCENTE. E questo principio non vale solo per politici, ministri, etc etc
Detto ciò, tranquilli.....nemmeno io ho simpatia per i violentatori, ci mancherebbe!!!!