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DIVORZIO BREVE, UNA QUESTIONE DI CIVILTA’
Oggi l’Aula di Montecitorio inizierà l’esame della proposta di legge sul “divorzio breve”, che accorcia i tempi della separazione legale - un anno per coppie senza figli minori, due anni per le coppie con figli minori - necessari per richiedere lo scioglimento del matrimonio.
Italia dei Valori è favorevole ad un accorciamento dei tempi. Su temi, quali i diritti civili, il Parlamento si mostra troppe volte in ritardo. Sono molte le ragioni che ci spingono ad essere favorevoli. Provo a sintetizzarle. Non ne voglio fare un campo di battaglia ideologica e rispetto le opinioni di tutti. Ma sono sempre stato convinto che il legislatore, rispetto a temi come questi, debba avere un approccio laico, ispirato alla scrittura di buone leggi in favore dei cittadini.
Innanzitutto, partiamo da alcuni dati oggettivi e incontrovertibili: solo l’1 per cento delle coppie separate poi ci ripensa e torna sui suoi passi. Per questo, tre anni, nella migliore delle ipotesi, sono un tempo eccessivamente lungo per chi vuole, ad esempio, regolarizzare nuove situazioni affettive sorte nel frattempo. Ridurre, dunque, da tre a un anno è un passo in avanti significativo, che accoglie le istanze di molti cittadini che vivono non solo le difficoltà affettive provocate dalla fine di un matrimonio, ma anche quelle burocratiche e tempi troppo lunghi della giustizia civile. Non voglio svilire l’istituto del matrimonio, un’unione tra due persone che si basa su profondi valori. Ma cessate le condizioni di amore, l’attesa e le lungaggini burocratiche subìte da chi vive già con sofferenza la fine di una relazione, significa accanirsi ingiustificatamente.
Altro dato. Da diversi anni a questa parte, sta aumentando quel fenomeno del cosiddetto turismo divorzile. Ovvero, molti cittadini italiani, per evitare lungaggini burocratiche e un’attesa che a volte diventa soffocante, vanno a divorziare all’estero, dove i tempi di attesa sono molto più brevi. Insomma, dopo il turismo procreativo, sta esplodendo in Italia quello divorzile, a causa di una legislazione italiana troppo rigida, anacronistica, che non dà le risposte che servono.
Durante il governo Prodi, si è andati molto vicini all’approvazione di una legge che riducesse i tempi e semplificasse le procedure. Poi, al momento del voto in Aula, il voto trasversale cattolico rispedì la legge in commissione, seppellendola per sempre.
Stavolta, nessuna crociata. Non si ergano steccati ideologici. Non è una questione religiosa ma di civiltà. E di chiarezza.
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ORE 15.00, SCATTA L'ORA X. CAMBIARE SI PUO'!
Alle 15,00 scatta l’ora x. La chiusura dei seggi oggi ha un significato particolare. Queste amministrative sono una sorta di elezioni Midterm, di medio termine, ed il voto si esprimerà anche sul governo nazionale. Non avranno dirette ripercussioni parlamentari, ma sicuramente influenzeranno la politica e gli equilibri del governo. A Milano, in particolare, il centrodestra si gioca tutto. L’asse Pdl Lega sembra incrinato da tempo ed un risultato negativo (potrebbe essere tale anche un ballottaggio) potrebbe portare all’implosione della coalizione di governo. La maggioranza politica, di fatto, non c’è più. Mentre Berlusconi va a festini, fa spot e comizi davanti ai tribunali, Bossi s’impossessa del governo e Tremonti fa il vero premier. Povero Silvio, li ha creati ed ora se li ritrova quasi antagonisti…In ogni caso dopo queste elezioni sarà indispensabile avviare la costruzione di una nuova alleanza per l’alternativa di governo. I tempi sono maturi ed è diventato un dovere nei confronti del Paese, che è paralizzato da un esecutivo debole e diviso, proiettato notte e giorno sulle vicende processuali del presidente del Consiglio. Cambiare si può e si deve. "Chiamata per l'opposizione: così li batteremo"
Pubblico la mia intervista, apparsa ieri su Il Fatto quotidiano.
"Se non lo facciamo ora, non lo facciamo mai più". Massimo Donadi, capogruppo IDV alla Camera, lancia un appello alle opposizioni, per mettere in atto una strategia comune per cacciare Berlusconi. Per questo, si dichiara disposto pure a disotterrare l'ascia di guerra con il Pd (e lo dice con un'espressione colorita: smettere di mettersi reciprocamente le dita negli occhi), mentre se la prende con il Terzo Polo che non avrebbe nessuna intenzione reale di portare il premier alle dimissioni.
Onorevole Donadi, lei ha anche mandato una lettera alle opposizioni, proponendo una strategia comune. Quale?
Non riusciremo mai a battere Berlusconi su ogni singolo voto, su una singola mozione perchè in quel caso lui ce la fa a portare i suoi a votare. Ma dovremmo accordarci su alcuni provvedimenti più complessi, votando insieme e presentando emendamenti su emendamenti, in modo tale da costringere la maggioranza a stare in Aula per giorni.
Si, ma veniamo da una serie di prove non esattamente brillanti per l'opposizione: il giorno della relazione di Alfano sulla giustizia c'erano molte assenze. E la sfiducia a Bondi si è rivelata un autogol: questo non è un buon indicatore per il successo di iniziative come quelle che lei suggerisce...
Infatti, non è in quel modo che noi possiamo vincere, ma sul voto di provvedimenti più complessi: come si può credere che ministri e sottosegretari lascino tutti i giorni i loro impegni per venire in Aula per giorni? Fino ad ora il Governo ha accuratamente evitato di presentarsi con leggi più sostanziose. Ma non potrà farlo per sempre. E così cadrebbe nel giro di due mesi.
La sua lettera quali riscontri ha avuto?
Mi ha risposto Franceschini, dando la sua disponibilità anche se ha sottolineato come una strategia comune ha successo se la facciamo tutti insieme. Il Terzo Polo non ha dato nessuna risposta.
Però anche ieri Casini ha detto che preferisce le elezioni piuttosto che tirare a campare...
A parole tutti vogliono le dimissioni di Berlusconi. Ma io credo che il Terzo Polo preferisca strategicamente continuare ad indebolirlo ma tenerlo lì. Per consentire una successione con il consenso di Berlusconi stesso, magari consentendo a lui la strada del Quirinale. Infatti, quando alla Camera è arrivato l'unico provvedimento un poì più complesso, dopo la fiducia di dicembre, quello sui rifiuti, loro hanno votato quasi sempre con la maggioranza. Il problema è che anche il Pd aspetta il Terzo Polo. E invece dovrebbe avere il coraggio di assumere l'iniziativa.
Pd e IDV non sono esattamente allineati. Lo dice anche la vicenda delle primarie a Napoli: prima avete scelto di non partecipare alle consultazioni, e una volta che queste sono di fatto fallite, avete presentato ufficialmente De Magistris...
Perchè avremmo dovuto partecipare ad una competizione falsata, in un posto dove la politica è degradata? Invece, il nostro vuole essere un contributo positivo.
MA DAVVERO VOGLIONO FAR CADERE BERLUSCONI?
Terzo Polo - Casini, Fini e RutelliIl destino negativo della mozione di sfiducia a Bondi era già scritto. Era giusto che essa arrivasse al voto, anche perché presentata oltre due mesi fa (11 novembre 2010), quando, per altro, lo scenario era totalmente diverso. La votazione è stata rinviata per una serie di circostanze che tutti ben conosciamo e non sto qui ad elencare ed era comunque giusto che arrivasse in Aula. E’ finita come ampiamente previsto. Ma il punto non è questo. La questione che voglio affrontare è che non è con strumenti come le mozioni che potremo mai sconfiggere questo governo. E’ evidente che, per un solo voto, la maggioranza sarà sempre in grado di garantire i 314 deputati che ha, per quanto 30 di essi siano al governo. E’ evidente, insomma, che strumenti parlamentari singoli, come le mozioni, sono i meno indicati per battere questo esecutivo. Per farlo, servono atti legislativi di più ampio respiro, che costringono alla presenza costante in Aula, con centinaia di votazioni per 3 o 4 giorni a settimana, come del resto normalmente accade nelle aule parlamentari. E’ per questo motivo che, esattamente sette giorni fa, ho inviato una lettera ai capigruppo di tutte le opposizioni, invitandoli ad unire le forze per procurare la caduta, più rapida possibile, dell’attuale governo e riconsegnare la parola al Presidente della Repubblica. Non vi è infatti alcun dubbio che, se riuscissimo a serrare le fila e ad incalzare il governo con proposte legislative, il governo durerebbe pochi mesi o più probabilmente poche settimane. A quella lettera, che non aveva alcuna presunzione, alcun lampo di genio, ma frutto solo di una riflessione di semplice buonsenso, non ho ricevuto risposta, se non da Dario Franceschini, il quale si è detto pronto ad appoggiare la mia proposta, qualora avessero risposto tutti gli altri capigruppo. La riflessione che ha dato luogo a questa mia iniziativa, è estremamente semplice: se, cioè, l’obiettivo è comune, basta unire gli sforzi per raggiungerlo con facilità. Ed allora, mi chiedo, come interpretare la mancata risposta da parte dei colleghi del Terzo polo? Quanto davvero esso vuole far cadere il governo Berlusconi? Fini, Casini e Rutelli sono davvero intenzionati a far cadere Berlusconi o, in realtà, come sembra alla luce dei fatti, hanno colto in pieno l’aspetto comodo di un Berlusconi sempre più debole costretto a venire a patti con loro? La mancata risposta alla mia lettera, oltre che un oggettivo gesto di scortesia personale, cosa che francamente poco conta, fa riflettere a fondo da un punto di vista politico: con quella strategia la caduta di Berlusconi è una certezza. Il fatto che non la si voglia perseguire significa una sola cosa: non voler raggiungere il risultato. E’ evidente insomma quale sia l’obiettivo del Terzo polo: arrivare a fine legislatura, con un Berlusconi ancora in sella ma il più possibile indebolito e delegittimato, non per costruire un’alternativa ma una successione a Berlusconi con il consenso di Berlusconi stesso, magari garantendo a lui la strada del Quirinale. Quanto a Bersani, che anche oggi usa parole durissime e chiede le dimissioni di Berlusconi, gli domando, visto che Berlusconi a dimetterci non ci pensa neanche lontanamente, noi cosa facciamo? Stiamo i prossimi 2 anni ad assecondare gli umori e ad aspettare le decisioni di Fini e Casini? E’ questo il futuro del centrosinistra per i prossimi due anni? Io sono convinto, come penso lo siate tutti voi, che fino a quando qualcuno non suonerà sveglia in casa Pd, la situazione rimarrà questa.
NON E' TEMPO DI REGIME
Bersani - Di PietroE’ ufficialmente crisi. I ministri Ronchi e Urso ed i sottosegretari Menia e Buonfiglio si dimettono. Fli esce, come preannunciato da tempo, dal governo Berlusconi. Ora gli scenari possibili previsti dalla Costituzione sono due: un nuovo governo se c’è una maggioranza parlamentare oppure le elezioni per il rinnovo delle Camere. Che fare? Noi abbiamo una posizione netta e nota da tempo: elezioni subito oppure disponibilità a dare un appoggio esterno ad un governo di transizione e a tempo (90 giorni) per approvare una nuova legge elettorale. Posizione chiara, niente tatticismi, nessun retro pensiero, contro i giochi di palazzo. Non siamo interessati a poltrone e prebende. Questo modo di ragionare non ci appartiene e vorremmo estirparlo dalla politica italiana. In questo quadro politico disastrato da Berlusconi e soprattutto dal Berlusconismo, vera piaga per le istituzioni, è opportuno chiedersi come affrontare al meglio le elezioni. E’ da un anno circa che invito il centrosinistra a darsi una mossa, a lavorare ad una coalizione per l’alternativa di governo e ad un programma serio e innovativo per modernizzare l’Italia, partendo dal rilancio economico. Sono state, purtroppo, parole al ventoed oggi ci troviamo nella condizione di affrontare le elezioni senza aver ancora individuato l’alleanza. La scelta migliore sarebbe un nuovo centrosinistra, con asse Idv-Pd, aperto a tutte le forze progressiste capaci di assumersi responsabilità di governo. Se ci fossimo mossi per tempo saremmo andati alle elezioni con ottime possibilità di vittoria, anche per le pesantissime responsabilità di un governo travolto da scandali sessuali e di corruzione che nulla ha fatto per affrontare la crisi economica. Se ci fossimo mossi per tempo…ma non lo abbiamo fatto e c’è il concreto rischio di andare al voto contro un Berlusconi ancora forte che controlla televisioni e giornali. Per questo si dovrebbe valutare anche l’ipotesi di uno schieramento ampio comprendente tutte le forze democratiche e costituzionali del Paese per impedire a Berlusconi di vincere e instaurare definitivamente il suo regime.
GOVERNO TECNICO? OGGI SERVE SOLO A SILVIO
BerlusconiL’idea di un governo tecnico non ci ha mai fatto impazzire. Lo ritenevamo, almeno fino ad oggi, il minore dei mali, necessario nel momento in cui non si riusciva a spezzare il sistema di potere di Berlusconi. Eravamo in una lotta di trincea dove Berlusconi se l’era sempre sfangata. Nelle ultime due settimane, però, tutto è cambiato. I fallimenti, politici ed economici, di questo governo sono venuti fuori, alla luce del sole. Dai rifiuti che sono tornati a riempire Napoli e la Campania alla mortificazione di Alitalia, passando per il terremoto dell’Aquila, il fallimento di questo governo è totale e drammatico e soprattutto impossibile da nascondere, come l’immondizia. A questo, si aggiunga l’abisso morale in cui è precipitato il presidente del Consiglio, lo squallore di dover vedere trasformati in “bordello di Stato” i palazzi della presidenza del Consiglio, teatro di un via vai incessante di prostitute, portate su e giù a vagonate da poliziotti e carabinieri per i trastulli del sultano. Tutti i nodi sono venuti al pettine. Ebbene, di fronte a tutto questo, abbiamo il dovere di fermarci un istante e riflettere se la strategia che avevamo fino ad oggi pensato sia ancora la più efficace per battere Berlusconi. Io non credo. Berlusconi non sarà, mai, più debole di quanto lo è oggi. Mai più la sua politica apparirà fallimentare agli occhi degli italiani come appare oggi. Mai più le sue parole risuoneranno come vane promesse quanto risuonano oggi. La scelta di fondo tra elezioni subito o governo tecnico sta tutta qui. Tra il fare una campagna elettorale oggi tutta incentrata sull’abisso morale ed umano del premier, sull’immagine di un uomo malato, debole e ricattato, di una maggioranza deflagrata, di un governo incapace ormai di tutto, se è vero che ieri è finito in minoranza al primo voto sulla Finanziaria, oppure fare una campagna elettorale tra otto o nove mesi, dandogli tutto il tempo di far dimenticare quanto accaduto in questi tre anni e consentendogli di impostare tutta la campagna elettorale sulla presunta illegalità e antidemocraticità del governo tecnico. Lo faremo giocare proprio sul suo campo, anche perché, diciamocelo con chiarezza, non è che il governo tecnico in cinque o sei mesi potrà fare nulla al di là della legge elettorale. Quanto a quest’ultima, che noi vogliamo davvero cambiare, per tornare a quella precedente, che era di molto migliore e basata sui collegi uninominali, basterebbe una settimana in parlamento. La proposta, infatti, c’è già e consta di un solo articolo e ci sarebbe tutto il tempo di approvarla prima che vengano sciolte le camere. Credo che tutte le opposizioni dovrebbero iniziare una seria riflessione su questo, a partire dai lettori di questo blog.
IL CORAGGIO DELLE NOSTRE IDEE
Ogni cammino inizia con un primo passo. E speriamo che quello per la costruzione del nuovo centrosinistra sia stato fatto a Padova, nel dibattito con la Bindi e il sottoscritto, moderato (anzi, secondo la definizione che lui stesso ha voluto dare, provocato, viste le continue punzecchiature a entrambi…) da Luca Telese. ‘La sfida: il governo per l’Italia’. Titolo impegnativo. Ma al tempo stesso stimolante. Son venute 500 persone, segno che c’è passione e interesse intorno alla coalizione che dovrà battere Berlusconi e mettere la parola fine ai suoi sciagurati governi. Pdl e Lega, infatti, non stanno governando, nonostante la situazione difficile del Paese, ma cercano di capire qual è il momento migliore per staccare la spina ed andare al voto. Il centrosinistra, invece, appare incartato, sembra aver smarrito la via. Ed invece il nostro popolo vuole concretezza, è stanco di leader che litigano e di partiti concentrati più sulle polemiche interne che sul programma per rilanciare l’Italia. In un qualsiasi altro paese nelle stesse condizioni economiche e sociali dell’Italia, l’opposizione viaggerebbe tra il 60 ed il 70 per cento dei consensi. Noi no, ancora non riusciamo a far breccia nell’opinione pubblica. E qualche motivo ci sarà. E’ vero che Berlusconi controlla televisioni e Giornali, ma è anche vero che la crisi non può essere nascosta del tutto e che l’opposizione dovrebbe essere in grado di imporre la propria agenda ai media. Come? Parlando di cose concrete. La Bindi ed io, abbiamo cercato di mettere da parte ogni polemica per discutere di programmi e devo dire che ci siamo trovati in sintonia. Non è poi così difficile, allora. Basta provarci. Lasciamo le barzellette, peraltro squallide e volgari, a Berlusconi ed occupiamoci delle nostre ricette per rilanciare l’Italia. Parliamo di lavoro, parliamo di fisco, di economia, di innovazione, di ambiente. Dobbiamo smettere di avere paura delle nostre idee e cercare di imitare modelli che non ci appartengono. Un esempio su tutti: nel centrosinistra nessuno dovrebbe strizzare l’occhio alla Lega, una forza che esprime un’intolleranza tribale e che ogni giorno attacca la Costituzione e le istituzioni. Il Carroccio non è una ‘costola della sinistra’ ma un partito che nelle altre democrazie occidentali potrebbe stare in parlamento ma non al governo. Nel dibattito non si è parlato solo di alchimie politiche, ma sono emersi diversi temi. Se vogliamo emergere, modernizzare il paese e tornare ad essere competitivi, c’è bisogno di riforme che abbiano non solo una valenza economica, ma anche culturale e sociale. Non possiamo più permetterci, sia perché non è umanamente giusto sia perché economicamente folle, di avere un livello di occupazione femminile che è quasi la metà di Francia e Germania. Per questa discriminazione rinunciamo a quasi dieci punti di potenziale crescita del nostro Pil. Per eliminarla, oltre ad una vera e propria rivoluzione culturale e sociale, serve un welfare che lo consenta. Un sistema sociale fatto di asili nido, dal diritto al part time lavorativo nei primi anni di vita dei figli, di detraibilità delle spese di baby sitter, colf e badanti. Ed ancora, serve una vera e propria rivoluzione in materia fiscale, che sposti quote significative di imposizione fiscale dal mondo del lavoro, dipendente e d’impresa, verso le rendite improduttive, le speculazioni finanziarie ed i grandi capitali. Di questo e di altro si è parlato. E, come ho detto all’inizio, speriamo che sia un primo passo per il nuovo centrosinistra. Usciamo dalle sterili strategie basate sulle sommatorie di sigle e vediamo chi, intorno ad un progetto vero, di straordinaria modernizzazione del paese è disposto a metterci la faccia.
IL PD? E' LENTO. E' ORA CHE DIVENTI ROCK
Ogni giorno il Partito Democratico ci dà mille motivi per pensare di rompere l'alleanza. Se, non lo facciamo, è solo perchè Italia dei Valori, con il suo primo congresso nazionale, ha fatto una scelta, quella della responsabilità di governo. Questa è l'unica vera differenza, ad esempio, tra noi e Beppe Grillo, cui ci accomuna una visione analoga su molti temi. Noi vogliamo contaminare la politica italiana con le nostre idee, i nostri progetti, la nostra idea di Paese, non limitarci ad un dirompente ma poco costruttivo "vaffa". Vogliamo assumerci la responsabilità di governare e contribuire a creare la vera alternativa. Ora per fare questo, siamo consapevoli che non possiamo uscire dalla logica di coalizione e che ciò comporta anche scendere a qualche compromesso. Questo, però, non ci esime, anzi in qualche modo ci obbliga, a sottolineare quanto non ci piace nel Pd e all'interno del centrosinistra, a partire dall'intervista rilasciata ieri dal vicesegretario democratico Enrico Letta. Il ribaltamento di fronte del vicesegretario democratico sull'antiberlusconismo ne è la riprova. Fino a ieri, infatti, in casa democratica dicevano che il nostro antiberlusconismo era un favore a Berlusconi. Ora, invece, il Pd scopre l'antiberlusconismo, perchè Berlusconi, quello con cui fino a ieri volevano dialogare per fare le riforme, è un pericolo per la democrazia e pur di sconfiggerlo, si deve essere pronti a fare patti con chiunque. Ebbene, ho come l'impressione che il Pd sia una barca alla deriva, senza idee o progetti. Per questo mi permetto di dare qualche suggerimento al vicesegretario Letta:1) Il Pd deve rendersi conto, come spiega anche oggi Ilvo Diamanti su la Repubblica, che fino a quando non costruirà la casa del centrosinistra con progetti validi, non vincerà mai, perchè agli occhi del paese rappresenterà sempre il vuoto di idee e noi non smetteremo mai di ricordarglielo. Al riguardo, rendo noto anche a voi amici del blog, che da più di un mese Italia dei Valori ha chiesto un incontro al Pd e che, ad oggi, la risposta è stata un assordante silenzio.2) Il Pd deve capire, come ribadisce sempre Ilvo Diamanti, che porsi come obiettivo quello di non andare a votare, mostrandosi davanti al paese terrorizzato dalla sfida elettorale, è un pessimo segnale.3) Il Pd deve capire che deve smetterla di inseguire trame di palazzo, come sta facendo ora, e prepararsi alle elezioni, cominciando a costruire una coalizione di centrosinistra intorno ad un programma unitario. Se il centrosinistra tornerà al Governo è solo perchè è passato attraverso il voto degli italiani. Prima di andare al voto si può al limite cambiare la legge elettorale, ammesso e non concesso che ci siano i numeri per farlo.Questo è quello che il Pd deve fare. Prepararsi alle urne con una coalizione di centrosinistra coesa. Poi si può anche ragionare su un fronte nazionale di liberazione, ma come fronte momentaneo di forze che si uniscono per cacciare il tiranno, e non come coalizione che porti a termine la legislatura. Una volta riscritte le regole della democrazia e fatte le riforme, ognuno torna da dove è venuto. Mi domando e vi domando, tutto ciò chiedere troppo? NON LASCIAMO L’ITALIA NEI... “CASINI”
Pier Ferdinando Casini
Degli ultimi quindici anni di vita politica di questo Paese butterei via tutto o quasi. Butterei via senz’altro tutti gli anni in cui ha governato Silvio Berlusconi, salvando quel poco che c’è di salvabile, invece, dell’esperienza del governo dell’Ulivo. Non un granché per la verità, visto che, con l’esplosione che l’ha mandato in mille pezzi, non è finito solo una stagione di governo ma è sparita una intera coalizione, dispersa in una diaspora insanabile. C’è solo una cosa che salverei di questi anni ed è l’affermarsi del bipolarismo, anche se oggi non ha un bell’aspetto ed è ostaggio del berlusconismo, causa e ragione del suo cattivo stato di salute. Lo salverei perché il bipolarismo ha portato nel nostro paese il valore insostituibile della sana alternanza di governo, con la quale in democrazia si mettono in moto i virtuosi anticorpi ad ogni forma di controllo e sopraffazione, perché ha introdotto il principio sacrosanto della responsabilità di coalizione, che nasce intorno ad un leader e ad un programma da realizzare e non da stracciare il giorno dopo. Ecco perché sono convinto che il bipolarismo sia una esperienza non solo da salvare ma da conservare, così come sono convinto che, una volta tolto di mezzo Berlusconi, il nostro bipolarismo potrebbe finalmente essere normale e riuscire a godere di buona salute. Ci sarebbero due schieramenti e due leader che finalmente si confronterebbero ad armi pari sui contenuti, costretti a cercarsi il consenso non come ora grazie al controllo dell’informazione ma sull’offerta di proposte da fare al paese. Il problema, però, è che con questo Pd, che è ogni giorno di più la bella addormentata nel bosco, c’è il rischio serio che il bipolarismo non sopravviva a Berlusconi e che, all’era Berlusconi succederà quella di Casini. E non lo dico perché mi piace fare dietrologia filosofico-politica ma perché, da alcuni colloqui avuti in forma privata con illustri esponenti del Pd, mi risulta nei fatti. Il ragionamento che alcuni fanno in casa democratica è più o meno questo. Siccome siamo consapevoli che Pd, Sinistra radicale, Idv e Udc non potranno mai stare insieme, piuttosto che rispedire Casini nelle braccia di Berlusconi, siamo pronti a svendere il bipolarismo e ad aprire la strada a Casini, confezionando una legge elettorale che azzeri il sistema bipolare, introduca un sistema proporzionale dove ogni partito corre da solo e fa da ago della bilancia il giorno dopo le elezioni. Non esisterebbero più coalizioni, né candidati premier. Esisterebbero solo partiti che chiedono consenso sul simbolo e governi che nascerebbero il giorno dopo, non sui programmi ma in base al numero di poltrone offerte in cambio del sostegno, secondo quel detestabile sistema da prima repubblica che con tanta fatica abbiamo cancellato per sempre. Chiudere l’era Berlusconi aprendo quella di Casini sarebbe un delitto. Lasciare che Casini abbia la golden share dei futuri governi di questo paese, sarebbe un criminogeno passo indietro, nel giurassico della politica, talmente scellerato da poter essere a ragione annoverare tra i crimini contro l’umanità. Dopo vent’anni di Berlusconi, a questa stanca e povera Italia, almeno quest’altro pugno in faccia, che finirebbe per stenderla definitivamente, risparmiamoglielo.
GOVERNO TECNICO: SI O NO?

Le fibrillazioni all’interno della maggioranza aumentano giorno dopo giorno. Ormai tra Berlusconi e Fini è guerra aperta. La maggioranza, intesa come coesione e condivisione di un progetto, non c’è più ma non per questo il governo cadrà, o comunque, cadrà subito, perché il governo Berlusconi non è mai stato tenuto insieme da un progetto politico ma solo da interessi e ricatti reciproci tra Berlusconi e Bossi. Per questa ragione, anche se una caduta del governo è, a questo punto, possibile non la ritengo all’ordine del giorno. Tuttavia, l’ipotesi che questo governo cada e che ad un certo punto della legislatura si profili il bivio tra l’immediato ritorno alle urne ed un governo “tecnico a tempo”, non può più essere esclusa. Come io la penso sui governi tecnici e sulle maggioranze trasversali lo dico, credo, con chiarezza, nell’intervista rilasciata ieri a “Il Fatto quotidiano” che riporto di seguito. Credo tuttavia che tra un principio generale ed astratto e la valutazione di un caso concreto ci debba stare in mezzo un’attenta valutazione. Lo chiedo dunque a voi: tra elezioni immediate, con questa legge elettorale e con questa Rai, e con Berlusconi dall’altra parte, ed un governo tecnico che, in un anno e mezzo cambi la legge elettorale, approvi una seria legge sul conflitto di interessi, cancelli le leggi ad personam e deberlusconizzi la Rai (come auspicava ieri Flores d’Arcais dalle colonne de il Fatto) cosa dovrebbe fare Italia dei Valori, sapendo che un simile, per quanto ipotetica, maggioranza non potrà mai fare a meno dei numeri dell’Udc e dei finiani? Fatemi sapere cosa ne pensate.
Ecco l'intervista al "Fatto Quotidiano".
Nessun Governo tecnico e nessun accordo con pezzi dell’attuale maggioranza. Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, non è d’accordo con la proposta del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (“Se il Governo non ce la fa, dobbiamo pensare a qualche altra ipotesi”).
Onorevole Donadi, il governo è arrivato al capolinea? Non credo, anche se il conflitto tra Fini e Berlusconi è vero e profondo. Il premier è un corruttore a tutti i livelli, e quindi anche della politica. Dunque, se dovesse rompere con Fini, userebbe le armi della persuasione per ridurre le perdite dei parlamentari. Non vedo crisi dietro l’angolo.
Allora la maggioranza tiene? Non vedo una sua deflagrazione. Ma è evidente che si sta avvitando su se stessa ed è in uno stato sempre più confusionale. Ma la crisi di questa maggioranza non significa crisi di governo.
Bersani ha dichiarato che bisogna pensare a qualche altra ipotesi se il governo non ce la fa, tendendo la mano a Lega e finiani. Voi siete d’accordo? Crediamo che oggi il centrosinistra farebbe bene a ricostruire il suo fronte, che è sfrangiato e frantumato. Individuiamo la nuova leadership del centrosinistra, ma senza inseguire Fini, l’Udc o altri. Con le manovre di Palazzo il consenso che si ottiene è inesistente. Per questo c’è una grande perplessità dell’IdV di fronte a questo tipo di progetti.
Quindi non entrereste in un governo tecnico? I governi tecnici, per quanto ci riguarda, spesso sono antidoti peggiori del male. Oggi pensiamo che si debba rimettere in campo un progetto vincente, invece di inseguire progetti di maggioranze alternative che noi oggi non vediamo. Solo il voto è un principio per stabilire una maggioranza.
Sono possibili le elezioni anticipate? E’ uno scenario che esiste sempre in questa legislatura, visto che si basa su un doppio e reciproco ricatto tra Berlusconi e Lega. Casomai venisse meno, il voto è dietro l’angolo.
Franceschini ha dichiarato che il Pd è pronto a votare gli emendamenti dei finiani al ddl sulle intercettazioni. Potreste farlo anche voi? Noi faremo una valutazione di merito. Crediamo che questa legge sia inemendabile, sia un tale obbrobrio che non si può migliorare. Ma se ci sono singoli emendamenti per limitare il danno ben vengano.
Anche in questo caso, l’apertura di Franceschini ha una valenza politica più generale… Ma per noi ci sono e ci saranno in Parlamento solo questioni di merito.
Cosa dovrebbe fare Napolitano? Sta facendo le cose giuste: ha richiamato la maggioranza al rispetto del principio costituzionale su manovra e intercettazioni. Poi però è evidente che le scelte tecniche spettano alla maggioranza: il Presidente valuta in merito alla congruità alla Costituzione.
Che tipo di opposizione farete allora? Continueremo con la nostra opposizione. Al di là del mare di sciocchezze interessate che vengono dette sull’opposizione dell’IdV, noi non facciamo sconti. E sulle intercettazioni faremo una guerra senza confine in Parlamento.
da "Il Fatto Quotidiano" - di Wanda Marra - 4 luglio


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