Taggati con: Fornero
RINNOVAMENTO E’ PARTECIPAZIONE
Più tasse per tutti. Stipendi al palo, disoccupazione alle stelle. L’Italia sta attraversando la crisi economica più nera dal dopoguerra ad oggi. Più che gli indici economici, però, mi colpiscono i volti e le parole delle persone che incontro in questo tour di campagna elettorale...
Mentre il ministro Fornero va dagli operai dell’Alenia per un maquillage d’immagine, la Corte dei Conti lancia l’allarme sull’eccessivo livello della pressione fiscale, arrivata al 45%. Troppe tasse massacrano l’economia e frenano i consumi. In questo modo sarà impossibile rilanciare l’economia.
Non sappiamo più in quante lingue dirlo a questo governo che ha promesso miracoli e sta semplicemente traghettando l’Italia da una crisi all’altra. Monti ha restituito credibilità interna ed internazionale al nostro paese, ma a quale prezzo?
Le scellerate politiche berlusconiane hanno provocato uno sfascio sociale, economico e culturale che sconteremo ancora per anni. E su questo siamo tutti d’accordo. Ma da Monti era lecito attendersi molto di più. Descritto come l’uomo della provvidenza, ha avviato un’opera di risanamento dei conti (sacrosanta) semplicemente aumentando le tasse. Per fare questo, a dire la verità, non servivano professori, ma sarebbero bastati mediocri ragionieri.
Serve un salto di qualità che solo una buona politica può garantire. Una politica riformista e riformatrice, che premi l’innovazione e gli investimenti, che favorisca i giovani e le donne, immense risorse ancora tenute in riserva.
L’Italia, nonostante tutto, è un grande paese in grado di affrontare e vincere le sfide che le si parano davanti. Non è vuota retorica, ma la consapevolezza maturata in secoli di storia: gli italiani tirano fuori il meglio nei momenti di difficoltà. Anche il governo Monti è una parentesi transitoria, il rinnovamento è affidato ai cittadini che presto dovranno scegliere una nuova classe dirigente non solo per far uscire l’Italia dal pantano, ma per condurla verso orizzonti nuovi. Il rinnovamento passa per la partecipazione.
NON SI ESCE DALLA CRISI TOGLIENDO DIRITTI
++ LAVORO: NAPOLITANO, PROBLEMA PIU' GRAVE E' PER AZIENDE ++
(ANSA) - ROMA, 23 MAR - ''Il problema piu' drammatico e' quello delle aziende che chiudono e dei lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, non per l'articolo 18 ma per il crollo delle attivita' produttive''. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine di una cerimonia alle Fosse Ardeatine. (ANSA).
Ha ragione Napolitano quando dice che il problema principale è la crisi che porta migliaia di aziende a chiudere ogni anno. Come dimostrano i 100.000 licenziamenti collettivi l’anno che ci sono stati dall’inizio della crisi ad oggi. Oltre ai 600.000 che stanno per arrivare per le aziende che hanno ormai concluso tutto il periodo di cassa integrazione e di mobilità.
Ma è proprio per questa ragione che Italia dei Valori sostiene con assoluta convinzione e fermezza la gravità e l’insensatezza della decisione del governo di andare verso i licenziamenti facili anche a titolo individuale. Questa pseudo-riforma toglierà soltanto diritti e tutele a chi già oggi ne ha poche di fronte alla gravità della crisi e non rafforzerà in nessun modo le aziende italiane.
L’eliminazione dell’Art.18, lo abbiamo detto e lo ribadiamo, produrrà soltanto due cose: tensioni sociali e maggiori licenziamenti e, con riferimento a questi ultimi, una generalizzata ‘rottamazione dei cinquantenni’. Per questa ragione Italia dei Valori farà di tutto per impedirne l’approvazione.
TI STAI SBAGLIANDO, CHI HAI VISTO NON E’, NON E’ SUSANNA
“Bisogna smetterla di guardare al confronto con il sindacato in termini ideologici, come se scontrandosi con i rappresentati dei lavoratori si risolvessero tutti i problemi. Non si riesce a creare valore economico con il licenziamenti selvaggi, l’abolizione dell’articolo 18 e il contenimento di salari che sono già bassi. In questo modo non si crea proprio niente, si distrugge solo. La produttività viene dagli investimenti, dalla ricerca e sviluppo, dall’innovazione e così, poi, arrivano anche sviluppo e occupazione. La licenziabilità dei dipendenti è l’ultimo dei problemi delle imprese italiane”.
Lo so, starete già tutti pensando è la solita Susanna Camusso, sappiamo già come la pensa. E invece no, sorpresona. Chi parla è Giorgio Squinzi, da questa mattina nuovo presidente di Confindustria. Guarda caso è proprio quello che ho scritto e vado ripetendo da tempo su questo blog. Saremmo davvero curiosi di assistere al prossimo incontro tra il ministro del Lavoro ed il neopresidente che spiega all’arrembante Elsa Fornero che le imprese italiane non sanno che farsene dell’articolo 18; che la crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro, che la produttività viene dagli investimenti, dalla ricerca e dallo sviluppo, dall’innovazione, dalla passione quotidiana che si mette in ciò che si fa.
Sono queste le condizioni da cui scaturiscono sviluppo e occupazione. Se Giorgio Squinzi lo farà, e siamo convinti che sarà capace di essere coerente con quello che ha dichiarato il 25 gennaio scorso in una lunga intervista al settimanale Panorama, potrà dare un contributo importante alla vita delle imprese italiane e dei lavoratori. La riforma del governo sul mercato del lavoro è pessima e l’articolo 18 è l’ultimo dei problemi. Se passa sarà la rottamazione dei 50enni. Non è un testo che si possa emendare perché è orribile. Va solo ritirato.
CAMBIA IL TAVOLO CAMBIA LA MUSICA
Italia dei Valori ha votato sì al provvedimento sulle semplificazioni con convinzione. Già nel discorso alle Camere, quando Monti chiese la fiducia per la nascita del governo, usò alcune parole sulla pubblica amministrazione che per noi erano musica: ridurre, semplificare, accorpare. Oggi, queste parole compiono un primo passo di attuazione e Idv le saluta con favore. Con favore Italia dei Valori saluta la nascita della banca dati nazionale dei contratti pubblici, che farà risparmiare più di un miliardo di euro alle amministrazioni, l’anagrafe e lo stato civile telematici, passo in avanti per un’amministrazione amica dei cittadini.
Tutto quello che va nella direzione della semplificazione, senza nulla togliere alla sicurezza, è un dato positivo. Ma un decreto non fa primavera. Il Governo, sempre di più, vive in una sorta di libertà vigilata. Sulla sua testa grava minacciosa la spada di Damocle del primo socio di maggioranza relativa, ovvero il Pdl di Berlusconi e Alfano. E non è un caso, infatti, che a seconda del tavolo cambia la musica. Cambia il tavolo, cambia la musica: articolo 18. Se si tratta di mettere mano all’articolo 18, per togliere diritti ai lavoratori, il governo proceda con le note possenti della Cavalcata delle Valchirie, con il ministro Fornero che ogni mattina lancia diktat: “O i sindacati ci stanno, o si giocano una paccata di miliardi!”. Guarda il caso, l’abolizione dell’articolo 18 stava nel programma del Pdl.
Cambia il tavolo, cambia la musica: anticorruzione. La corruzione, in Italia, in termini di rilancio dell’economia, costa molto di più dell’articolo 18: 60 miliardi di euro ogni anno. Ma siccome quando si comincia a parlare di anticorruzione nel Pdl parte l’orticaria, dalla Cavalcata delle Valchirie passiamo al Minuetto “un passo avanti, un passo indietro, un passo a lato” del ministro Severino che dice: “vedremo, ce ne occuperemo, speranze ci sono, vedo spiragli”.
Cambia il tavolo, cambia la musica: liberalizzazioni. Questa volta suonano le note di un allegro ma non troppo. Il Governo è stato timido quando ha fatto il decreto, è stato pavido quando si è trattato di difenderle in Aula. Ha lasciato che il Pdl, il partito delle lobby, spolpasse il decreto sulle liberalizzazioni fino all’osso. Con quel provvedimento, si liberalizzano solo i fichi secchi.
Cambia il tavolo, cambia la musica: evasione fiscale. Fino a qui, va riconosciuto al governo che su questo tema non si scherza più. Ma ad oggi la lotta all’evasione fiscale resta più una sensazione che un reale obiettivo. Non si può campare tutta la vita con i blitz a Cortina o Portofino. Servono norme di sistema per estirparla davvero. In gioco non ci sono i 60 miliardi della corruzione, ma di 120 miliardi di euro evasi ogni anno. Però, siccome c’è il Pdl, il partito dei condoni, allora la musica si fa timida, distratta, vaga: “vedremo, ci penseremo, faremo, non è la priorità”.
Cambia il tavolo, cambia la musica: costi della politica e sprechi della pubblica amministrazione. Qui la musica diventa una insopportabile marcia del gambero. Solo passi indietro, su tutto: dall’abolizione delle province alle auto blu, dalle consulenze, che bruciano 5 miliardi di euro l’anno, alle società pubbliche.
Qualche esempio? Sace. In vent’anni è passata da 300 a 550 dipendenti. In compenso, le pratiche svolte dalla Sace, nello stesso arco di tempo, sono passate da 3.500 a meno di 200. In compenso, per non sbagliare, due settimane fa, i vertici della Sace si sono raddoppiati gli stipendi: oggi il direttore generale della Sace prende più di 600mila euro l’anno.
Cra, Centro Ricerche in agricoltura. 100 milioni di euro di bilancio, 97 dei quali se ne vanno per gli stipendi dei 1.800 dipendenti. Neanche fossero la Nasa. Per la ricerca, funzione primarie del Cra, restano 3 milioni di euro scarsi.
Sin, Sistema integrato in agricoltura. Ha un direttore generale che percepisce 250mila euro l’anno e che ha, nel suo contratto di lavoro, una buonuscita di 13 anni. Se lo licenziassero, la pubblica amministrazione dovrebbe versargli 13 anni di stipendio, più di 3 milioni di euro. Isa, società che dovrebbe erogare finanziamenti nel settore agro-alimentare. Da quando esiste ne ha erogati in tutto 26. In compenso, ha 4 dirigenti, tra cui il direttore generale che percepisce uno stipendio annuo di 800mila euro. I 36 dipendenti, che hanno svolto in media una pratica ogni 5 anni, costano alla società più di 160mila euro ciascuno. Sono solo pochi esempi ma sono 7.000 le società in Italia che operano in questo regime, sperperando ogni anno decine di miliardi di euro.
E’ questa l’Italia che il Governo ha in mente? La verità è che questo governo non sta affrontando le priorità vere. Sta facendo quel poco che il Pdl gli lascia fare. Per un governo che aveva promesso di volare alto, continuare a camminare guardando per terra per il timore di cadere, è davvero troppo poco. Soprattutto per chi era partito con l’ambizione di cambiare l’Italia.
ARTICOLO 18: LE BUGIE DELLA FORNERO E LE PROPOSTE DI IDV
Sull’articolo 18 si sta facendo cattiva propaganda ed è grave che a farlo sia un governo di tecnici. Il ministro Fornero è il peggior ministro di questo esecutivo. Fino ad oggi, non ha saputo fare altro che mescolare arroganza ed astrazione, quest’ultima lontana anni luce dalla vita dei cittadini italiani. Dire che il problema della produttività in questo Paese si possa risolvere con una bacchetta magica, abolendo o mitigando l’articolo 18, quindi di fatto liberalizzando i licenziamenti individuali, è una bugia indecente.
Il nostro sistema economico italiano ha un grave problema di produttività ma, se le aziende italiane hanno cento problemi, quello dell’articolo 18 è all’ultimo posto.
I problemi che condizionano la produttività delle aziende sono ben altri. E’ una pubblica amministrazione farraginosa e medievale, quando non addirittura corrotta, è una giustizia civile e amministrativa lenta che rende difficile, se non impossibile, fare impresa, è una rete infrastrutturale vecchia, inadeguata ed insufficiente ed, infine, è il carico fiscale più alto d’Europa, al quale non corrispondono servizi adeguati resi alle aziende.
Noi amiamo questo Paese e siamo convinti che fare impresa sia una parte fondamentale della nostra vita economica e sociale. Per questo, al di fuori di schemi precostituiti e steccati ideologici, Italia dei Valori ha elaborato una proposta che ha un pregio: rendere prioritarie le questioni che lo sono davvero. Liberalizzare i licenziamenti non reca nessun vantaggio alla produttività. Anzi, in un momento di grave crisi economica e di contestuale significativo allungamento dell’età per il pensionamento, l’allentamento dell’art. 18 rischierebbe, soprattutto nell’ambito dei lavori manuali e usuranti, di produrre un effetto di “rottamazione dei cinquantenni”, che rischierebbero di essere sostituiti in massa da giovani meno costosi e più efficienti sotto il profilo del rendimento fisico.
Questi sono i tre pilastri della nostra proposta:
1) Semplificare la contrattazione collettiva accorpando i 160 contratti attuali in 4 aree.
2) Ridurre gradualmente l’orario di lavoro per i più anziani. La norma esiste già e si chiama contratto di solidarietà espansivo. In pratica, se due lavoratori anziani scendessero a un turno di 4 ore al giorno, avrebbero una retribuzione pari a circa 7 ore e l'impresa potrebbe, nel contempo, assumere un apprendista a 8 ore al giorno.
3) Applicare in Italia il modello di “Piano Sociale” già operativo in Francia per affrontare la crisi. I rappresentanti del governo sul territorio, seguono un protocollo d'intesa concordato con tutte le parti sociali per la riqualificazione e la rioccupazione dei lavoratori che perdono il posto, attraverso una seria politica industriale, orientata alla ricerca a all'innovazione produttiva.
Questo è il nostro contributo alla trattativa in corso tra governo e parti sociali per una riforma “vera” del mondo del lavoro. Lanciamo, dunque, la nostra sfida al ministro Fornero: abbandoni l’approccio ideologico e si confronti con noi nel merito delle nostre proposte.
CI SALVERA’ MA PIU’ INGIUSTA DI COSI’ ERA DIFFICILE
Monti dice che questa è una manovra per salvare l’Italia e non si può negare che molto probabilmente è proprio così. Questa manovra, unita ai provvedimenti che saranno presi da capi stato europei nei prossimi giorni, potrebbe davvero scongiurare per l’Italia quegli scenari da incubo che abbiamo temuto in questi ultimi mesi.
Ma c’è un però. Era davvero difficile immaginare una manovra più ingiusta di questa. Una manovra fatta di tante tasse, troppe, e ancora una volta come sempre che andranno a colpire il ceto medio più tartassato d’Europa.
E’ una manovra che interviene pesantemente sulle pensioni, sulle quali era probabilmente impossibile non intervenire, ma non certo così pesantemente e così indistintamente. A non pagare nulla, ancora una volta, saranno i grandi patrimoni, i grandi e piccoli evasori.
Mentre infatti questa manovra colpisce con la scure il ceto medio e i pensionati, agli evasori fa il solletico con una piuma, chiedendo un ridicolo contributo del 1,5 per cento dei capitali scudati, e non prevedendo nessuna misura degna di rilievo per contrastare l’evasione fiscale.
Su questo ultimo punto voglio essere molto chiaro. Sconfiggere evasione fiscale è possibile basta solo averne la volontà politica. Che questa volontà non l’avesse Berlusconi lo potevamo anche capire ma che non ce l’abbia neanche questo governo lo trovo semplicemente inaccettabile.
Per questa ragione, credo che Italia dei Valori dovrà cercare di cambiare radicalmente questa manovra in Parlamento. La manovra è di 20 miliardi netti e tale dovrà restare. Per questo, tutti i nostri provvedimenti saranno costruiti per lasciarne invariato il saldo. Cercheremo, con i nostri emendamenti, di far pesare di meno questa manovra sulle tasche dei soliti noti e di più su grandi patrimoni ed evasori.
Francamente, e non lo nascondo, questa manovra delude. Bastava il mio ragioniere e non i migliori cervelli d’Italia a scriverla così. Deve essere chiaro: un’altra manovra è possibile, una manovra dove non siano sempre gli stessi a pagare. Noi presenteremo i nostri emendamenti e, se anche le altre forze che si ispirano a principi di equità sociale e solidarietà si impegneranno e si batteranno in Parlamento, la manovra potrà cambiare. Perché, governo tecnico o no, il Parlamento è sovrano.


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