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CAMBIA IL TAVOLO CAMBIA LA MUSICA
Italia dei Valori ha votato sì al provvedimento sulle semplificazioni con convinzione. Già nel discorso alle Camere, quando Monti chiese la fiducia per la nascita del governo, usò alcune parole sulla pubblica amministrazione che per noi erano musica: ridurre, semplificare, accorpare. Oggi, queste parole compiono un primo passo di attuazione e Idv le saluta con favore. Con favore Italia dei Valori saluta la nascita della banca dati nazionale dei contratti pubblici, che farà risparmiare più di un miliardo di euro alle amministrazioni, l’anagrafe e lo stato civile telematici, passo in avanti per un’amministrazione amica dei cittadini.
Tutto quello che va nella direzione della semplificazione, senza nulla togliere alla sicurezza, è un dato positivo. Ma un decreto non fa primavera. Il Governo, sempre di più, vive in una sorta di libertà vigilata. Sulla sua testa grava minacciosa la spada di Damocle del primo socio di maggioranza relativa, ovvero il Pdl di Berlusconi e Alfano. E non è un caso, infatti, che a seconda del tavolo cambia la musica. Cambia il tavolo, cambia la musica: articolo 18. Se si tratta di mettere mano all’articolo 18, per togliere diritti ai lavoratori, il governo proceda con le note possenti della Cavalcata delle Valchirie, con il ministro Fornero che ogni mattina lancia diktat: “O i sindacati ci stanno, o si giocano una paccata di miliardi!”. Guarda il caso, l’abolizione dell’articolo 18 stava nel programma del Pdl.
Cambia il tavolo, cambia la musica: anticorruzione. La corruzione, in Italia, in termini di rilancio dell’economia, costa molto di più dell’articolo 18: 60 miliardi di euro ogni anno. Ma siccome quando si comincia a parlare di anticorruzione nel Pdl parte l’orticaria, dalla Cavalcata delle Valchirie passiamo al Minuetto “un passo avanti, un passo indietro, un passo a lato” del ministro Severino che dice: “vedremo, ce ne occuperemo, speranze ci sono, vedo spiragli”.
Cambia il tavolo, cambia la musica: liberalizzazioni. Questa volta suonano le note di un allegro ma non troppo. Il Governo è stato timido quando ha fatto il decreto, è stato pavido quando si è trattato di difenderle in Aula. Ha lasciato che il Pdl, il partito delle lobby, spolpasse il decreto sulle liberalizzazioni fino all’osso. Con quel provvedimento, si liberalizzano solo i fichi secchi.
Cambia il tavolo, cambia la musica: evasione fiscale. Fino a qui, va riconosciuto al governo che su questo tema non si scherza più. Ma ad oggi la lotta all’evasione fiscale resta più una sensazione che un reale obiettivo. Non si può campare tutta la vita con i blitz a Cortina o Portofino. Servono norme di sistema per estirparla davvero. In gioco non ci sono i 60 miliardi della corruzione, ma di 120 miliardi di euro evasi ogni anno. Però, siccome c’è il Pdl, il partito dei condoni, allora la musica si fa timida, distratta, vaga: “vedremo, ci penseremo, faremo, non è la priorità”.
Cambia il tavolo, cambia la musica: costi della politica e sprechi della pubblica amministrazione. Qui la musica diventa una insopportabile marcia del gambero. Solo passi indietro, su tutto: dall’abolizione delle province alle auto blu, dalle consulenze, che bruciano 5 miliardi di euro l’anno, alle società pubbliche.
Qualche esempio? Sace. In vent’anni è passata da 300 a 550 dipendenti. In compenso, le pratiche svolte dalla Sace, nello stesso arco di tempo, sono passate da 3.500 a meno di 200. In compenso, per non sbagliare, due settimane fa, i vertici della Sace si sono raddoppiati gli stipendi: oggi il direttore generale della Sace prende più di 600mila euro l’anno.
Cra, Centro Ricerche in agricoltura. 100 milioni di euro di bilancio, 97 dei quali se ne vanno per gli stipendi dei 1.800 dipendenti. Neanche fossero la Nasa. Per la ricerca, funzione primarie del Cra, restano 3 milioni di euro scarsi.
Sin, Sistema integrato in agricoltura. Ha un direttore generale che percepisce 250mila euro l’anno e che ha, nel suo contratto di lavoro, una buonuscita di 13 anni. Se lo licenziassero, la pubblica amministrazione dovrebbe versargli 13 anni di stipendio, più di 3 milioni di euro. Isa, società che dovrebbe erogare finanziamenti nel settore agro-alimentare. Da quando esiste ne ha erogati in tutto 26. In compenso, ha 4 dirigenti, tra cui il direttore generale che percepisce uno stipendio annuo di 800mila euro. I 36 dipendenti, che hanno svolto in media una pratica ogni 5 anni, costano alla società più di 160mila euro ciascuno. Sono solo pochi esempi ma sono 7.000 le società in Italia che operano in questo regime, sperperando ogni anno decine di miliardi di euro.
E’ questa l’Italia che il Governo ha in mente? La verità è che questo governo non sta affrontando le priorità vere. Sta facendo quel poco che il Pdl gli lascia fare. Per un governo che aveva promesso di volare alto, continuare a camminare guardando per terra per il timore di cadere, è davvero troppo poco. Soprattutto per chi era partito con l’ambizione di cambiare l’Italia.
PROPOSTA IDV: STOP CONSULENZE FACILI
Appassionati di vela e sci alpino, pianisti di piano bar e organisti su richiesta per matrimoni assoldati dalla Regione siciliana per la ricostruzione delle zone alluvionate del messinese: 15 incarichi di consulenza per un totale di 400mila euro. Un professionista, reclutato due volte e pagato due volte a distanza di due anni, dalla regione Liguria per redigere un progetto per sviluppare l’organizzazione dell’ente: progetto fotocopia, con un semplice copia e incolla per 30mila euro. Tecnici ingaggiati dalla regione Basilicata per occuparsi del sisma dal 2002 al 2008: hanno esaminato cinque pratiche in un anno. Sono solo alcuni esempi della marcia dei consulenti pagati dalla pubblica amministrazione, che non si ferma, anzi prosegue inarrestabile. La denuncia viene dalla Corte dei Conti e dal ministero dell’Innovazione tecnologica: accanto ad incarichi necessari, ce ne sono tanti, tantissimi, assegnati in totale assenza dei requisiti essenziali o adeguati.
La legge prevede che la pubblica amministrazione assegni consulenze esterne, solo nel caso in cui non vi siano professionalità interne adeguate a svolgere l’incarico. Davvero non si capisce come, a fronte delle pletoriche truppe di dipendenti pubblici, la pubblica amministrazione arrivi a spendere, in un anno, un miliardo e 800 milioni di euro per gli incarichi affidati da sindaci, presidenti di province e regioni, manager di aziende sanitarie e rettori di atenei.
Italia dei Valori, nella sua contromanovra, aveva proposto un pacchetto di proposte per disegnare una manovra più equa e ispirata ai principi di solidarietà. Tra queste, avevamo chiesto di dimezzare per decreto i 3 miliardi di euro che le pubbliche amministrazioni spendono ogni anno per consulenze e che il più delle volte rispondono a logiche clientelari, quando addirittura corruttive, con un risparmio di un miliardo e mezzo di euro.
In Italia abbiamo una pubblica amministrazione pletorica, con al suo interno eccellenti professionalità. Non si capisce la ragione per cui, dunque, si debbano buttare soldi invece che valorizzare le strutture e i dipendenti dell’amministrazione pubblica.
La nostra proposta è rimasta lettera morta. Nulla è cambiato e si vede come il fenomeno va avanti. Per questo, torniamo all’attacco. Questa volta con una proposta di legge, a prima firma del collega Antonio Borghesi, e sottoscritta da tutto il gruppo, con la quale chiediamo non solo che le consulenze nella pubblica amministrazione vengano dimezzate, ma che ogni affidamento di consulenza sia autorizzata dal ministero di riferimento per le amministrazioni centrali e per le Regioni, e del presidente della Giunta regionale per gli enti locali.


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