VENDOLA LEADER? SAREBBE SUICIDIO COLLETTIVO
Pubblico il testo della mia intervista apparsa oggi su "La Stampa"
Vero che di questi tempi il fantasma delle elezioni anticipate si aggira nei corridoi del Palazzo e per sentirsi pronti alla pugna è difficile prescindere dalla scelta di un condottiero dotato di carisma, perché «oggi la politica si nutre anche di leadership». Però affidarsi a Vendola «sarebbe un suicidio collettivo e dunque non mi sembra una buona idea». Massimo Donadi è un docente di diritto privato prestato alla politica, sempre misurato in tv, ma da buon veneto senza peli sulla lingua e di Antonio Di Pietro è il braccio destro alla Camera. E anche se un anno fa fece la scelta temeraria di smarcarsi da un Tonino ancora paonazzo dopo uno scontro frontale con il capo dello Stato, questa volta il capogruppo dell' Idv ci va giù con mano ancora più pesante. Dopo aver letto l' intervista a La Stampa in cui il suo leader benedice la kermesse di maggio a Firenze con Santoro, De Magistris e Vendola, non riesce più a tenersi. «Io non ci andrò e spero che Di Pietro ci ripensi.
La Stampa
L' immagine che ne viene fuori non è quella di un Idv che viaggia intorno al 10% e che può giocarsi la sua partita dettando temi e regole per costruire una futura coalizione, ma di un partito in difesa nel tentativo di arginare Vendola». Insomma il numero due dell' Idv non ci sta a farsi schiacciare dalla sinistra. «Sarebbe un errore mortale per noi. Vendola è una persona brillante e simpatica, ma per me non potrà essere mai e poi mai il leader della coalizione. E' l' espressione oggi più alta di una sinistra ideologica che non ha ancora fatto i conti con la sua storia, che ha la responsabilità di due fallimenti di governi di centrosinistra con lo slogan di "spendi e tassa". E che non ha capito nulla delle dinamiche della sicurezza e dell' immigrazione. Se Vendola fosse il prossimo candidato premier, potremmo dire di aver creato noi la Padania, perché non è un caso che il suo partito al nord abbia percentuali da prefisso telefonico». Quindi Di Pietro sbaglia su tutta la linea a cavalcare questa operazione? «Penso che lui, che è uomo scaltro e accorto, anche se ha poco da condividere con Vendola, voglia essere vicino a questo mondo in fermento. Un mondo a sua volta vicino ad alcuni settori del partito...». Ecco, anche se sono passati sei mesi dal congresso della "svolta governativa", in cui Di Pietro mise all' angolo il rivale De Magistris, è evidente che la piaga ancora è infetta.
E per Donadi, questo modo di corteggiare i movimenti «è sbagliato perché appare gregario e noi al contrario dobbiamo rilanciare con proposte di ben altro peso e spessore». Allora, visto che tirare la volata a Vendola ha tutto il sapore di uno schiaffo a Bersani, che «produrrà solo l' acuirsi dei conflitti dentro il Pd», per Donadi sarebbe saggio puntare su cavalli che potrebbero avere più gradimento tra le armate dipietriste. «Non si può pensare di costruire una futura coalizione se non partendo dal Pd, pur rivendicando che noi dobbiamo essere competitivi con loro e con la sinistra radicale. E' mai possibile poi che in Italia siamo condannati ad avere candidati premier sempre sulla soglia dei 60 anni? Esistono giovani bravi fuori dal Pd, ma anche nel Pd e penso al sindaco di Firenze Renzi, a Zingaretti, ad Andrea Orlando, a Beppe Civati. Facciamo delle primarie vere e basta con queste alleanze costruite nel chiuso dei laboratori politici che piacciono tanto a D' Alema».
dal quotdiano, La Stampa: www.lastampa.it
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Commenti
- Viceversa, Vendola NON piace a quell'elettorato dipietrista che ha radici diverse, centriste (ossia molto moderate), o addirittura "destrorse", visto che l'IDV ha la presunzione di voler essere un partito "di tutti", superando le vecchie ideologie e le vecchie appartenenze.
Allora, prima si sono fatti discorsi sulla necessità delle alleanze. Per vincere ci vogliono alleanze "strategiche" con i "partiti più forti". Ossia, con il PD. L'attuale PD. Quello che non c'è mai, o che se c'è, dorme. Il PD a sua volta deve darsi una ragione delle continue sconfitte, della perdita di elettorato (pardòn....volevo dire "consenso"), e quindi blatera di "stare sul territorio", e altre cose simili, tutte prive di significato. Il vuoto pieno di nulla. (Per chi non l'ha visto, suggerisco questo video di Travaglio, che esamina tutte le imbecillità partotite dal Pd in questi ultimi tempi http://www.youtube.com/watch?v=UG7Aq4Sg9co ) Ma per proporre agli elettori dell'IDV un'alleanza con il PD, bisogna che questo PD un pò si smuova, che si smarchi (almeno, apparentemente) da D'Alema & co., che cominci a fare opposizione in maniera credibile, e che metta in campo volti nuovi. Persone "giovani", con la voglia di fare, che abbiano conquistato una certa posizione (e visibilità, aggiungerei io con un pò di malizia), e che vengano dalla "gavetta". Che poi ho capito che "gavetta", modernamente, non vuol dire essersi fatto un mazzo così nella militanza di partito, spesso rimettendoci di tasca propria, e senza che nessuno ti dica mai grazie, e farlo perchè è bello e "sano" farlo....nooooo!!!!! La "gavetta" modernamente intesa, significa, magari, essere figlio di politico (non solo "il trota" è figlio d'arte!!!), essere di provenienza simil-democristiana, aver ricoperto un ruolo in amministrazioni cittadine o provinciali. O, magari, avere un ruolo nell'amministrazione di una provincia (senza aver brillato per alcunchè), e un fratello che fa l'attore.- Ora, il PD sta tentando di darsi un'immagine nuova. Presto per dire se dietro quell'immagine c'è anche sostanza, o è solo apparenza. Se dietro i cosiddetti "volti nuovi" c'è davvero il "nuovo", o sono solo i giovani pupilli dei "grandi vecchi".
Così come io non me la sento di dire SI' a Vendola, o NO a Vendola. Lo stimo, mi piace, secondo il mio parere è un politico capace, e anche coraggioso. Credo che si debba fare un percorso inverso: prima si decide "dove vogliamo andare " (visto che da dove veniamo lo sappiamo già), poi "con chi ci vogliamo andare", e poi, ma solo POI "da chi ci facciamo rappresentare". Credo sia prematuro, al momento, parlare di LEADERSHIP. La leaderscip si conquista, non la si riceve per investuitura popolare. (Berlusconi è un'eccezione). Altrimenti si continua all'infinito con il balletto dei nomi, ogni giorno ne uscirà uno nuovo dal cilindro. E ogni giorno ci sarà chi lo voterebbe ad occhi chiusi, e chi non lo voterebbe nemmeno con il naso turato