Taggati con: mozione Idv

SU LE ENTRATE GIU' LE TASSE

 

L’estensione e la portata dell’evasione fiscale sono una pandemia nazionale. L’Agenzia delle Entrate stima l’evasione annua in 120 miliardi. L’Unione Europea, invece, valuta il livello di evasione dell’Iva in circa un quarto, quindi al 25%. Una cifra enorme, soprattutto se paragonata al 10% della Germania, al 7% francese e all’inarrivabile 3% dell’Olanda. In un momento di straordinaria crisi economica, che impone ai cittadini, ai lavoratori, ai pensionati grandi sacrifici, non intervenire sarebbe incomprensibile.. Si dice che il debito pubblico italiano sia dovuto al fatto che il Paese abbia per anni vissuto al di sopra delle proprie possibilità: non è vero, chi ha vissuto al di sopra delle possibilità è solo chi ha evaso le tasse e non chi ha lavorato onestamente.

La nostra mozione è una rivoluzione copernicana perché finora la lotta all’evasione si è fatta sui redditi non dichiarati. Come cercare un ago in un pagliaio. Oggi, invece, noi invertiamo l’approccio, cercando di ricostruire il regime di spesa e non più il reddito non dichiarato.

Il meccanismo è semplice basta incrociare due dati: redditi dichiarati e spese sostenute, e intervenire quando non c’è congruità. Così sarà semplicissimo chiedere al contribuente di giustificare la differenza di spesa e, solo quando non sarà in grado di farlo, far partire l’accertamento. Il secondo pilastro della nostra mozione è il patto di sangue tra governo e contribuente, secondo cui ogni singolo euro dovrà andare in un fondo per la riduzione del carico fiscale. L’accoglimento delle nostre proposte porterà enormi vantaggi per lo Stato, anche la possibilità di semplificare la dichiarazione dei redditi e di contrastare la criminalità organizzata, riducendo drasticamente il riciclaggio del denaro sporco. Ricordiamoci che Al Capone è stato arrestato per aver evaso il fisco e non per aver ucciso.

LOTTA DURA CONTRO CHI EVADE. IL GOVERNO E' CON NOI

Pubblico il testo della mia intervista apparsa oggi su “L’Unità”
E adesso l’Italia dei Valori va a braccetto con il governo, in nome di una “rivoluzione copernicana” nella lotta all’evasione. Dopo essersi comportato da opposizione nel voto sul decreto Salva Italia, e sempre rivendicando di “non far parte di questa strana maggioranza”, l’Idv ha avviato, racconta il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, una “stretta collaborazione”. Non si tratta di una “evoluzione politica”, spiega, ma dell’applicazione del principio enunciato quando il partito di Di Pietro votò la fiducia al governo Monti: “Valutare volta per volta il merito dei provvedimenti”. In questo caso a produrre il sodalizio è una mozione anti-evasione Idv che dovrebbe essere votata già oggi, col parere favorevole del governo. “E’ un testo che prefigura una modifica di sistema, la condivisione dell’esecutivo è necessaria perché si realizzi”.

E’ la prima volta che l’Idv lavora fianco a fianco con Monti?

Sì, e i riscontri sono stati inattesi: dall’apprezzamento iniziale si è arrivati ad una vera e propria comunione di intenti; il testo è rimasto sostanzialmente inalterato dopo gli incontri con il ministro Giarda e il sottosegretario Vieri Ceriani.

Entrerete a pieno titolo nella maggioranza?
Non abbiamo mai pensato di esserne parte, né è in atto una evoluzione. Rivendichiamo, piuttosto, la coerenza del nostro schema variabile. Sul “Salva Italia” eravamo negativi, ma il giudizio sulle liberalizzazioni e semplificazione è positivo.

Come giudica il governo Monti?

La maggioranza che lo sostiene va verso una progressiva politicizzazione che secondo noi è un errore. Dalla mera numericità si tende sempre più alla condivisione di alcuni percorsi politici. Per quel che riguarda l’azione del governo, grande apprezzamento per quel che fa al livello internazionale, mentre vediamo luci e ombre nella gestione economica del Paese.

Per esempio?
Una timidezza verso i grandi interessi economici. Sulle liberalizzazioni hanno trasformato i tassisti nel capro espiatorio, ma non hanno toccato le banche, le assicurazioni, i mercati di intermediazione finanziaria. Hanno subito il diktat di alcuni partiti: ci sarebbe piaciuto un governo più spavaldo, invece scivola verso il vivacchiare, cedendo alle pressioni della politica.

Intanto, però, ha teso una mano anche a voi.
La prossima settimana depositeremo come ddl la proposta contenuta nella mozione. L’intervento legislativo necessario sarà minimo, ma i risultati notevoli.

Parlate addirittura di “rivoluzione copernicana”.
Storicamente la lotta all’evasione fiscale si è fatta andando a caccia di altri redditi oltre a quelli dichiarati: è come cercare l’ago in un pagliaio. Smettiamola, questa è la nostra proposta. Cominciamo invece a cercare quali sono le spese sostenute. Incrociamo la dichiarazione dei redditi, con il totale delle spese – adesso l’Agenzia delle Entrate ha accesso ai dati del sistema interbancario, può chiedere semplicemente il totale delle uscite annue di ciascun conto – e infine incrociamole con i dati che arrivano dai beni indice del redditometro. Tutte le volte che comparando questi tre dati, salta fuori un’incongruenza, l’Agenzia invia una lettera in cui in via amichevole chiede all’interessato di giustificare la disomogeneità tra dichiarato, speso e posseduto: solo ciò che non viene adeguatamente motivato diventa oggetto di accertamento.

E quanti soldi e persone servono per avviare questo sistema?

Niente più di oggi. Sono controlli informatici, li fa il computer, contiamo di poterli applicare a ciascun codice fiscale.

Spaventoso.
Spaventoso per chi non paga le tasse, certo: l’evasione sarà sterminata. A questa rivoluzione copernicana si deve accompagnare però il secondo pilastro, altrettanto importante: una norma speciale che preveda l’obbligo che ogni euro recuperato dall’evasione si trasformi in un euro in meno di tasse. Un atto di sangue, inviolabile, tra Stato e cittadini. Perché il debito non si paga con la lotta all’evasione, si paga con la crescita.

Pare l’uovo di colombo.
Si potrebbero recuperare ogni anno 200 miliardi di imposte evase. E si avrebbe come conseguenza indiretta quella di semplificare le norme fiscali; e, ancora più importante, quella di dare un colpo al cuore della criminalità organizzata, che è il primo produttore di spese dalla provenienza non documentabile. Negli Stati Uniti questo sistema è in uso da un secolo: Al Capone l’hanno arrestato per evasione fiscale, ricordo.

E pensa che una misura del genere potrebbe ottenere il consenso di tutta la maggioranza?
Penso di no. Però è già successo che una mozione dell’Idv passasse all’esame del Parlamento anche senza i voti del centrodestra. I numeri ci sono.

GOVERNO GIU’ DAL PONTE! LO DICE IDV

Ieri, nell’Aula di Montecitorio, si è consumata una vera e propria guerra all’ultimo “eventualmente” sul Ponte di Messina, opera inutile, faraonica, una mostruosità più utile a soddisfare gli appetiti di qualche furbo disonesto e di qualche lobbies affaristica che ad avvantaggiare il Paese, il Sud e la Sicilia.

In breve la cronistoria di quanto accaduto, a voi le considerazioni finali. Il mio gruppo parlamentare ha presentato, a prima firma del collega Antonio Borghesi, una mozione per salvare il settore del trasporto pubblico locale, rimasto senza un becco di un euro in seguito agli indiscriminati tagli del governo ai trasferimenti alle regioni. Nella nostra mozione impegnavamo il governo “a reperire le risorse economiche necessarie anche eventualmente alla soppressione dei finanziamenti per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina”.

Era ed è, per noi, una questione di buon senso: in un momento come questo, è prioritario garantire diritti ai cittadini contribuenti come il trasporto pubblico o finanziare opere mastodontiche, inutili e faraoniche che non servono a niente e a nessuno? Il viceministro Misiti tentenna, inciampa, cade e si rialza ma Borghesi non molla e, alla fine, la mozione messa ai voti passerà con 284 si e 238 astenuti. Da quel momento, è cominciata la guerra di nervi a colpi di dichiarazioni stampa tra Misiti e Matteoli, il ministro delle Infrastrutture. “Parla a titolo personale”, dice Matteoli di Misiti. “La posizione del governo è netta, quella di Misiti ancor di più: il ponte si farà” risponde Misiti, alla fine di un’estenuante giornata. Sarà. Ma, ancora una volta, come accaduto per la mozione Irisbus, sono andati sotto, hanno combinato un bel pasticcio perché appesi ad un filo. Intanto, Italia dei Valori gongola e si gode la vittoria, non perché è nostra ma perché è una vittoria del buonsenso, in nome dei cittadini. Abbiamo costretto il governo allo stop ai finanziamenti per il Ponte, quello celebrato in pompa magna da Silvio. Li abbiamo buttati giù dal ponte. Per ora, è quello di Messina. Per il futuro, non tanto prossimo, si vedrà...

SU COSENTINO IL PD CI FA O C'E'?

Cosentino-BerlusconiCosentino-Berlusconi

Quando ieri ho appreso che il Pd non avrebbe sottoscritto la mozione di Italia dei Valori, che chiede le dimissioni del sottosegretario Cosentino, ho pensato due cose. La prima, è che si trattasse di una questione tra prime donne, la seconda che si trattasse di un impazzimento generale. Poi, dopo aver a lungo riflettuto, mi è tornato in mente quanto è successo mercoledì 28 gennaio 2009. Quel giorno, di non molti mesi fa, il Pd contribuì a salvare il sottosegretario Cosentino, con colpevoli assenze e sparizioni improvvise. Quel giorno, infatti, la Camera respinse una mozione, presentata da Pd, Idv e Udc, per far dimettere il sottosegretario all’Economia, accusato da ben sei pentiti di fiancheggiare il clan dei Casalesi. A gennaio, la mozione fu respinta perché, ovviamente, la maggioranza fece quadrato intorno al sottosegretario. Ma anche il Pd ebbe la sua parte di responsabilità, perché se tutti i deputati fossero stati quel giorno al loro posto, viste le numerose assenze nel Pdl, la mozione sarebbe passata. Quel giorno, erano assenti 24 deputati del Pd, tra cui l’allora segretario Walter Veltroni che,qualche giorno prima, in un’intervista all’Espresso, chiedeva le dimissioni di Cosentino. Quel giorno, 2 deputati del Pd votarono contro la mozione presentata dal loro partito. Quel giorno, 25 deputati del Pd si astennero. Quel giorno, 49 deputati del Pd non parteciparono al voto, nonostante fossero presenti in Aula. Al momento del voto sparirono improvvisamente, per riapparire in Aula qualche istante dopo e riprendere a votare le altre risoluzione all’ordine del giorno in tutta tranquillità. Qui di seguito riporto l’elenco dei parlamentari del Pd che, quel giorno, con il loro voto contrario, con la loro astensione o la loro assenza, hanno contribuito a salvare Cosentino. Ci auguriamo che, stavolta, non vada in scena lo stesso copione. Qui non c’è in gioco un pugno di voti in più. C’è in gioco molto di più, ovvero, l’immagine e la dignità di un Paese.

Votarono contro:
Capano, Sposetti.

Si astennero:
Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zumino.

Non parteciparono al voto, nonostante fossero presenti in Aula:
Tenaglia, Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut, Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini, Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vernetti, Vico.

Erano assenti:
Veltroni, Bersani, Colannino, D’Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.