Taggati con: governo Monti
E’ TUTTO UN MANCIA MANCIA

In Parlamento è tutto un mancia mancia. No, non c’è errore, non intendo nel senso classico del termine ‘mangia mangia’, per definire avidità di certi politici e comportamenti non proprio ortodossi. Mancia nel senso di legge mancia, quella che destina soldi pubblici al finanziamento di opere nei collegi a ridosso delle campagne elettorali o a gloria del signorotto della zona.
Questo è un post preventivo, perché la ‘legge mancia’ ancora non è stata ufficialmente presentata, ma da giorni se ne parla tantissimo. I giornalisti sono alla ricerca del testo, che non c’è, perché, secondo indiscrezioni, chi se ne occupa lo tiene ben nascosto per il momento.
A noi dell’Italia dei Valori manco ce lo chiedono se vogliamo far inserire qualche prebenda nell’elenco, perché sanno che non siamo disposti a partecipare a questo sperpero consociativo di denaro pubblico. Non siamo disposti e riteniamo questa pratica una porcheria politica.
Avevamo più volte chiesto che la legge mancia venisse soppressa, ma anche il governo Monti l’ha mantenuta in vita. Non è tempo di legge mancia, la credibilità della politica è ai minimi storici e approvare un provvedimento per distribuire favori nei territori, senza ricorrere ad un criterio oggettivo, di urgenza, di necessità è un atto politico molto grave, che dimostrerebbe una volta di più la mancanza di sensibilità nei confronti dei cittadini, costretti a fare i conti con una crisi economica profonda.
LOTTA DURA CONTRO CHI EVADE. IL GOVERNO E' CON NOI

Pubblico il testo della mia intervista apparsa oggi su “L’Unità”
E adesso l’Italia dei Valori va a braccetto con il governo, in nome di una “rivoluzione copernicana” nella lotta all’evasione. Dopo essersi comportato da opposizione nel voto sul decreto Salva Italia, e sempre rivendicando di “non far parte di questa strana maggioranza”, l’Idv ha avviato, racconta il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, una “stretta collaborazione”. Non si tratta di una “evoluzione politica”, spiega, ma dell’applicazione del principio enunciato quando il partito di Di Pietro votò la fiducia al governo Monti: “Valutare volta per volta il merito dei provvedimenti”. In questo caso a produrre il sodalizio è una mozione anti-evasione Idv che dovrebbe essere votata già oggi, col parere favorevole del governo. “E’ un testo che prefigura una modifica di sistema, la condivisione dell’esecutivo è necessaria perché si realizzi”.
E’ la prima volta che l’Idv lavora fianco a fianco con Monti?
Sì, e i riscontri sono stati inattesi: dall’apprezzamento iniziale si è arrivati ad una vera e propria comunione di intenti; il testo è rimasto sostanzialmente inalterato dopo gli incontri con il ministro Giarda e il sottosegretario Vieri Ceriani.
Entrerete a pieno titolo nella maggioranza?
Non abbiamo mai pensato di esserne parte, né è in atto una evoluzione. Rivendichiamo, piuttosto, la coerenza del nostro schema variabile. Sul “Salva Italia” eravamo negativi, ma il giudizio sulle liberalizzazioni e semplificazione è positivo.
Come giudica il governo Monti?
La maggioranza che lo sostiene va verso una progressiva politicizzazione che secondo noi è un errore. Dalla mera numericità si tende sempre più alla condivisione di alcuni percorsi politici. Per quel che riguarda l’azione del governo, grande apprezzamento per quel che fa al livello internazionale, mentre vediamo luci e ombre nella gestione economica del Paese.
Per esempio?
Una timidezza verso i grandi interessi economici. Sulle liberalizzazioni hanno trasformato i tassisti nel capro espiatorio, ma non hanno toccato le banche, le assicurazioni, i mercati di intermediazione finanziaria. Hanno subito il diktat di alcuni partiti: ci sarebbe piaciuto un governo più spavaldo, invece scivola verso il vivacchiare, cedendo alle pressioni della politica.
Intanto, però, ha teso una mano anche a voi.
La prossima settimana depositeremo come ddl la proposta contenuta nella mozione. L’intervento legislativo necessario sarà minimo, ma i risultati notevoli.
Parlate addirittura di “rivoluzione copernicana”.
Storicamente la lotta all’evasione fiscale si è fatta andando a caccia di altri redditi oltre a quelli dichiarati: è come cercare l’ago in un pagliaio. Smettiamola, questa è la nostra proposta. Cominciamo invece a cercare quali sono le spese sostenute. Incrociamo la dichiarazione dei redditi, con il totale delle spese – adesso l’Agenzia delle Entrate ha accesso ai dati del sistema interbancario, può chiedere semplicemente il totale delle uscite annue di ciascun conto – e infine incrociamole con i dati che arrivano dai beni indice del redditometro. Tutte le volte che comparando questi tre dati, salta fuori un’incongruenza, l’Agenzia invia una lettera in cui in via amichevole chiede all’interessato di giustificare la disomogeneità tra dichiarato, speso e posseduto: solo ciò che non viene adeguatamente motivato diventa oggetto di accertamento.
E quanti soldi e persone servono per avviare questo sistema?
Niente più di oggi. Sono controlli informatici, li fa il computer, contiamo di poterli applicare a ciascun codice fiscale.
Spaventoso.
Spaventoso per chi non paga le tasse, certo: l’evasione sarà sterminata. A questa rivoluzione copernicana si deve accompagnare però il secondo pilastro, altrettanto importante: una norma speciale che preveda l’obbligo che ogni euro recuperato dall’evasione si trasformi in un euro in meno di tasse. Un atto di sangue, inviolabile, tra Stato e cittadini. Perché il debito non si paga con la lotta all’evasione, si paga con la crescita.
Pare l’uovo di colombo.
Si potrebbero recuperare ogni anno 200 miliardi di imposte evase. E si avrebbe come conseguenza indiretta quella di semplificare le norme fiscali; e, ancora più importante, quella di dare un colpo al cuore della criminalità organizzata, che è il primo produttore di spese dalla provenienza non documentabile. Negli Stati Uniti questo sistema è in uso da un secolo: Al Capone l’hanno arrestato per evasione fiscale, ricordo.
E pensa che una misura del genere potrebbe ottenere il consenso di tutta la maggioranza?
Penso di no. Però è già successo che una mozione dell’Idv passasse all’esame del Parlamento anche senza i voti del centrodestra. I numeri ci sono.
CON CERTA GENTE NEANCHE UN CAFFE'

ULTIM’ORA. MALINCONICO SI E’ DIMESSO. SIAMO CONVINTI CHE LE DIMISSIONI ERANO E SONO UN ATTO DOVUTO IN CIRCOSTANZE DEL GENERE. PER QUESTO, APPREZZIAMO IL SENSO DI RESPONSABILITA’ DIMOSTRATO DAL SOTTOSEGRETARIO, AUGURANDOCI CHE POSSA CHIARIRE AL PIU’ PRESTO TUTTI GLI ASPETTI DI QUESTA VICENDA.
***
Non so a voi, ma a me non è mai capitato che qualcuno mi pagasse un conto da 20.000 euro. Ammetto di aver talvolta accettato che mi si offrisse un caffè, alle volte addirittura un pranzo al ristorante. Ma sempre e solo da amici e non senza una disputa per avere il privilegio di pagare il conto. Il caso del sottosegretario Malinconico forse non ha nulla di penalmente rilevante. Anzi sicuramente. Ma è rilevantissimo dal punto di vista politico e morale. E’ superfluo ricordare che chi ricopre importanti incarichi pubblici e ruoli di particolare responsabilità non può avere comportamenti men che lineari e trasparenti. Dovrebbe essere superfluo, ma in quest’Italia non lo è, purtroppo. La ‘superficialità’, chiamiamola così, del sottosegretario, è un simbolo di quest’italietta deteriore, quella dei furbi e dei furbetti, quella magnificamente descritta in chiave comica in tante commedie. Ma i ruoli di governo mal si addicono a chi ha troppo in comune con un personaggio di Alberto Sordi. In ogni caso su questa vicenda è in gioco la credibilità del governo Monti. Solo pochi mesi fa all’ombra di Palazzo Chigi proliferavano e prosperavano le ‘cricche’, ora speriamo che il vento sia cambiato davvero e che si prendano decisioni conseguenti. Per rispetto nei confronti dei cittadini e dell’intero Paese. Nel momento in cui scrivo questo post, Malinconico è a colloquio con Monti. Io penso che le dimissioni del sottosegretario siano un atto dovuto. Ci auguriamo che lo stile sia diverso dal governo Berlusconi. Non ho parlato sin qui di quella squallida figura che alla notizia del terremoto a L’Aquila se la faceva sotto dalle risate. Non lo voglio neanche nominare, ma una cosa voglio dirla: con certa gente neanche un caffè.
Pareggio di bilancio sì ma va corretto
Sì all'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione ma no all'istituzione di un organismo indipendente presso il Parlamento al quale attribuire compiti di analisi, verifica e valutazione in materia di finanza pubblica, una sorta di Cbo (Congressional Budget Office) italiano. Avremmo voluto che il compito di controllo fosse affidato alla Corte dei Conti. Sarebbe stato molto più congruo e garantista per la terzietà dell'organismo che andiamo a prevedere, e più conveniente dal punto di vista economico. Per tentare di modificare la norma presenteremo un emendamento in Senato.
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Non saremo spettatori
Si alla fiducia. Un voto che confermeremo atto per atto, un voto che non diamo con la retromarcia innestata, perché nel suo discorso abbiamo trovato molti punti di convergenza. Ci dovremo confrontare su alcuni punti, come tutte le forze politiche. Dobbiamo superare la dicotomia amico-nemico e concentrarci sul merito dei provvedimenti. Saremo protagonisti e non spettatori, con le nostre proposte.
La prima parola che ha pronunciato ‘basta ai privilegi’ ci è piaciuta. Noi speriamo che questo stile che l’ha resa famosa in Europa, lo porti in Italia, al governo… Primo atto pubblico di un suo ministro è stato rilanciare il nucleare. Abbiamo apprezzato, comunque, la tempestiva rettifica. a
Abbiamo apprezzato, altresì, le sue parole sui costi della politica. E comincino a pagare oggi quelli che non hanno mai pagato. Bene l'abolizione delle province, ma anche lotta ad abusi e sprechi più che riforma delle pensioni. Spendiamo 4 miliardi di euro l’anno per le auto blu, vanno tagliate con l’accetta. Mille parlamentari sono troppi. Si deve mettere mano alle società pubbliche, che non operano come imprese ma seguono logiche clientelari, sperperando immense quantità di denaro.
Si metta mano ai vitalizi, si passi dalla carta all’era digitale. Accorpare, il verbo che mi è piaciuto di più. Welfare, avremo intento collaborativo. Per noi non si parla di tagliare perché l’Italia spende meno degli atri paesi europei, ma si deve spendere meglio. Welfare per donne e famiglie, fatto di asili nido e di detrazioni per le spese per la collaborazione domestica. Evasione fiscale come punto centrale, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possbilità per tanti anni e soprattutto paghi chi non ha mai pagato. Verifiche elettroniche, perché ci sono banche dati che possono facilitare verifiche a tappeto. Faccia queste cose e ci troverà dalla sua parte.
Berlusconi il gattopardo
Tutto è cambiato ma c’è chi non cambia mai. Il governo Monti è nato, ma non si è ancora consolidato. E già Berlusconi tenta di affossarlo. Mi piacerebbe considerare definitivamente chiuso il ciclo politico dell’ex premier che ha sfasciato l’Italia e non parlarne più. Ma le sue esternazioni di oggi rivelano la sua pericolosità. Ve ne propongo alcune:
GOVERNO: BERLUSCONI, DEMOCRAZIA SOSPESA DECISIONE IMPOSTA DAL PRESIDENTE REPUBBLICA ANCHE NEI TEMPI (ANSA) - ROMA, 17 NOV - Incontrando i senatori del pdl l'ex premier Silvio Berlusconi ha sottolineato che il governo Monti rappresenta una sospensione della democrazia perche' si tratta di un esecutivo non eletto dai cittadini. La decisione e' stata praticamente imposta anche nei tempi dal presidente della Repubblica, ha aggiunto.(ANSA).
BERLUSCONI "DA NAPOLITANO VAGLIO ATTENTO COME MAESTRINA CON PENNA ROSSA" ROMA (ITALPRESS) - "Napolitano? Una maestrina dalla penna rossa. Io non avevo poteri, potevo solo suggerire. Ogni legge doveva passare all'attento vaglio del Qurinale che, come una maestrina, segnava tutto con la penna rossa". E' quanto avrebbe detto Silvio Berlusconi, come viene riferito da chi sta partecipando, durante la riunione con il gruppo Pdl al Senato.
***Governo/ Berlusconi: Non è eletto, è sospensione democrazia Decisioni e tempi praticamente imposti Roma, 17 nov. (TMNews) - Il governo Monti rappresenta una "sospensione certo negativa della democrazia", anche perché si tratta di un esecutivo non eletto. Lo sostiene Silvio Berlusconi parlando ai senatori del Pdl e aggiungendo: "La decisione finale ci è stata praticamente imposta, con i tempi voluti dal Presidente della Repubblica".
PDL: BERLUSCONI, SECONDO ULTIMI SONDAGGI MIA IMMAGINE SALITA OLTRE 35% = Roma, 17 nov. - (Adnkronos) - Secondo gli ultimi sondaggi, la mia immagine e' salita a oltre il 35% nel gradimento degli italiani. Lo avrebbe detto Silvio Berlusconi parlando con i senatori del Pdl a Palazzo Madama.
CRISI. BERLUSCONI: CON PATRIMONIALE CASTELLI IN SVENDITA... (DIRE) Roma, 17 nov. - La patrimoniale sara' pure una misura "depressiva" che abbatte "del 15-20%" il valore degli immobili, ma un pregio ce l'ha: rende piu' facile acquistare gli incantevoli castelli francesi per cui Silvio Berlusconi ha una passione. Incontrando i senatori del Pdl, il Cavaliere dice: "La patrimoniale produce tagli enormi al valore degli immobili che scende immediatamente. Io, dovete sapere, sono appassionato di castelli: ogni mese sfoglio una rivista in cui si vendono castelli in Francia". Pausa a effetto per la platea, poi aggiunge: "Si comprano a meno di un milione! Non valgono nulla perche' in Francia c'e' una tassa patrimoniale terribile che gli eredi degli antichi nobili non possono pagare e allora mettono in vendita quei meravigliosi castelli".
GIUSTIZIA: BERLUSCONI, AVANTI SU RIFORMA E INTERCETTAZIONI BISOGNA METTERCI MANO ENTRO FINE LEGISLATURA (ANSA) - ROMA, 17 NOV - Entro la fine della legislatura bisognera' mettere mano al regime delle intercettazioni e alla giustizia. Lo ha detto Silvio Berlusconi incontrando i senatori del pdl a Palazzo Madama. (ANSA).
== BERLUSCONI: A MONTI AVEVO PROPOSTO FARE PREMIER CENTRODESTRA = (AGI) - Roma, 17 nov. - A Mario Monti avevo proposto di fare il premier del centrodestra. Lo ha detto Silvio Berlusconi, parlando con i senatori del Pdl. Il premier ha riferito che tra le 'offerte' fatte al presidente della Bocconi c'era anche quella di fare il ministro dell'Economia.
(AGI) GOVERNO. BERLUSCONI: ITALIANI NON COSÌ CRETINI DA VOTARE SINISTRA (DIRE) Roma, 17 nov. - "Non possiamo lasciare il Paese alla sinistra. E poi a chi? A Di Pietro, Vendola e Bersani. Gli italiani non sono cosi' cretini da dare il voto a questi qua". Cosi' Silvio Berlusconi, incontrando i senatori del Pdl. In queste parole, dai toni molto diversi dal videomessaggio di qualche giorno fa, c’è tutto il Berlusconi-pensiero, tutto il suo smisurato ego e la sua irresponsabilità. Prima dice che siamo in una sospensione della democrazia, poi che gli italiani che votano a sinistra sono cretini.
Complimenti Silvio, davvero una bella lezione di democrazia. Noto con piacere che il leader del Pdl ha ammorbidito la sua posizione, facendo passare gli elettori del centrosinistra da ‘coglioni’ a ‘cretini’. Un passo indietro nella scala degli insulti. Di questo passo tra un centinaio d’anni li considererà cittadini come tutti gli altri. Attenzione a Berlusconi ed ai suoi pericolosi colpi di coda. La nuova fase politica ed il prevedibile sfarinamento del Pdl potrebbero portarlo a fare gesti politici irresponsabili. L’uomo è capace di tutto.
MONTI Si' MA A TEMPO DETERMINATO

Un governo tecnico allo stato puro, senza politici, a tempo, con un programma preciso, di emergenza, che risolva i problemi per i quali è nato per procedere, poi, quanto prima, ad elezioni, restituendo la parola ai cittadini.
Sono queste le richieste che stamattina, abbiamo avanzato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Poche ma chiare indicazioni, che come forza politica, che rappresenta milioni di elettori, sentiamo prioritarie. Vogliamo conoscere chi, cosa, come, con chi e per quanto tempo: vogliamo conoscere la futura squadra del governo Monti, gli obiettivi, il programma, i tempi ed una nuova legge elettorale, o con il referendum o in Parlamento.
Questo Paese ha già pagato un prezzo altissimo, il prezzo di un ventennio berlusconiano che ha raso al suolo democrazia ed etica, dove la credibilità istituzionale e morale è precipitata ai minimi storici. Sentiamo il peso e la responsabilità ma anche l’orgoglio di contribuire a ricostruire l’Italia, di restituire a questo Paese sfiancato da un ventennio di videocrazia, di egoismi, di leggi ad personam, di cricche e lobby affaristiche, la credibilità che merita.
SI' A FIDUCIA MA CON GOVERNO TECNICO
Intervento a La7 di Mentana: se il governo sarà tecnico, se ci saranno misure che vanno nel senso della giustizia, dell'equità sociale, della giustizia e del rigore, il governo Monti avrà non solo la nostra fiducia ma il nostro contributo di idee e proposte. Il governo tecnico, senza politici neanche mascherati, va bene ma non può cancellare la politica a tempo indeterminato quindi, appena possibile, ci devono essere nuove elezioni.
Era, ed è, doveroso riflettere
A chi non ha compreso, a chi non ha accettato, a chi ha criticato le posizioni dell'Italia dei Valori degli ultimi giorni in merito al governo Monti dico: avete ragione. Forse la nostra posizione è stata un po' rigida ma, cercate di comprendere: in tre giorni è cambiato il mondo. Nel giro di poche ore archivieremo vent'anni di Berlusconi, la Seconda Repubblica e, a quanto pare, arriveremo al governo Monti. E' chiaro che tutti in questi momenti siano attraversati da più di un tormento. Fare politica significa anche questo.
In questi giorni, comunque, non abbiamo mai smesso di riflettere su quale fosse la cosa giusta da fare. Una delle nostre preoccupazioni principali era il rischio di avere in Parlamento la fotocopia del governo uscente, con la sola eccezione del presidente del Consiglio. Difficile chiedere all'Italia dei Valori di mandare giù una pillola del genere. Ma nelle ultime ore il quadro che va delineandosi è del tutto diverso: si fa strada un esecutivo di nuovi ministri tecnici che faccia piazza pulita di quelli uscenti dal governo Berlusconi. Siamo oltresì convinti il presidente della Repubblica, e Monti, non si faranno tirare per la giacchetta dal Pdl.
Davanti a noi, dunque, sembra aprirsi un'autostrada che abbiamo tutte le intenzioni di percorrere. Non rinunceremo, però, alle nostre battaglie e daremo le nostre indicazioni all'esecutivo che si insedierà a breve. Siamo fermamente convinti che i soldi per risollevare il Paese debbano essere recuperati anche colpendo la Casta e facendo pagare le tasse a chi, fino a questo momento, non le ha mai pagate.
Per finire. Idv sosterrà la nascita del governo guidato da Mario Monti. Se il professore, nella sua agenda, terrà conto anche delle nostre indicazioni, stia pur sicuro che saremo i suoi primi sostenitori. Altrimenti, e comunque, valuteremo punto per punto le sue proposte.
Costruire l'italia deberlusconizzata
La caduta. Le ultime ore nel bunker. La trincea. Le dimissioni di Berlusconi sono state descritte con parole che rievocano più uno scenario di guerra che una crisi di governo. E’ il risultato, brutto, di un ventennio di berlusconismo che ha spaccato il Paese.
Mentre l’attenzione di tutti i media si concentra, giustamente, su un passaggio storico, l’avvicendamento Berlusconi-Monti, in Italia accadono anche altre cose. E ne voglio parlare, anche a rischio di andare controtendenza. Voglio parlare di zucchine. Non degli ortaggi, ma delle mazzette che Finmeccanica pagava a politici e dirigenti secondo quanto emerso dalle indagini della Dda di Roma.
Del maltempo e dell’inadeguatezza infrastrutturale che rischia di travolgere le regioni del Sud nei prossimi giorni.
Sull’agguato di ieri sera a Roma, in pieno centro: tre colpi di pistola contro il titolare di un bar. Altro che sicurezza, nella capitale d’Italia si spara più di prima e si moltiplicano agguati e violenze.
Tre temi: legalità; difesa del suolo e infrastrutture utili; sicurezza. Tre priorità per far ripartire l’Italia ‘deberlusconizzata’. La politica deve avere la capacità di affrontare i temi concreti, risolvere i veri problemi del Paese e dei cittadini. Dopo anni e anni in cui il Parlamento è stato costretto a occuparsi degli affari personali di Berlusconi ora la politica potrà tornare a occuparsi solo dell’Italia. E’ un auspicio in questi giorni di grande incertezza determinata dall’emergenza economica.
Si apre una nuova fase, dobbiamo saperla affrontare con grande attenzione e grande responsabilità.


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