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SNOW CAMP E UNA LEGGE PER I GIOVANI

Oggi la politica è snow, neve, fresca come i tanti giovani che sono venuti a Molveno, in Trentino, per discutere e confrontarsi. Una ventata d’aria fresca e pulita, perché la politica vera non si fa solo nei palazzi. Sono venuti in tanti, nonostante gli scioperi dei trasporti, per discutere di scuola e università, di lavoro e merito, di liberalizzazioni e riforme istituzionali.

Come facemmo nel primo incontro di Bellaria, nel 2008, quando migliaia di ragazze e ragazzi vennero per dibattere di politica, stiamo continuando a mettere a disposizione la nostra esperienza. Non solo politici, ma anche esperti, professori e intellettuali. Si è discusso di Università e merito con il professor Massimiliano Bratti e di analisi dei flussi elettorali con il professor Paolo Feltrin. Il mancato rinnovamento della classe politica è uno dei problemi che affligge l’Italia.

Le classi dirigenti dei partiti hanno impedito il rinnovamento per paura, per pigrizia, per incapacità, per inedia, creando una sorte di effetto tappo che ha bloccato il cambiamento. Si fa un gran parlare di liberalizzazioni. Ecco, per me liberalizzare significa anche aprirsi al merito e alla competenza, lasciare che le energie migliori del Paese possano esprimersi e possano dare un contributo all’innovazione. Significa valorizzare i giovani, non marginalizzarli e mortificarli. Basta con i discorsi dal palco fatti di retorica e pieni di slogan come ‘i giovani sono il futuro’ e bla bla bla del genere. Le nuove generazioni di italiani hanno bisogno di opportunità non di parole. E non entro nella polemica che ha coinvolto il viceministro Martone per carità di patria…

Italia dei Valori ha presentato diverse proposte di legge per facilitare l’accesso dei giovani nel mondo del lavoro e nelle istituzioni. Tra queste ce n’è una a cui tengo molto, quella per favorire l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro e sostenere l'imprenditoria femminile e giovanile.

Il nostro Paese, in base a quanto richiesto a livello europeo, avrebbe dovuto raggiungere la soglia del 60 per cento di occupazione femminile entro il 2010, ma continua a rimanere fermo al 46,3 per cento: tasso che colloca l'Italia al penultimo posto tra gli Stati membri dell'Unione europea. In Italia, infatti, ammontano a 7 milioni le donne in età lavorativa ma collocate fuori dal mercato del lavoro e nelle regioni meridionali, in particolare, il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni è del 34,7 per cento, contro il 74,3 per cento del nord. Le donne italiane lavorano in media 7 ore e 26 minuti al giorno e 5 ore e 20 minuti in famiglia mentre gli uomini dedicano di regola all'attività domestica soltanto un'ora e 35 minuti. Le donne del nostro Paese, inoltre, sono in media pagate il 9 per cento in meno degli uomini, a parità di lavoro, tanto è vero che la differenza di stipendio tra uomini e donne con ruoli dirigenziali è salita, secondo le ultime stime, al 26,3 per cento. A fronte di questo quadro preoccupante, appare quanto mai necessario attuare nuove politiche in favore delle donne sotto vari profili, in conformità agli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Lisbona del 23-24 marzo 2000. Noi proponiamo:
a) promuovere l'introduzione di un nuovo sistema di incentivi fiscali in favore delle donne lavoratrici con figli;
b) sostenere la creazione di nuove imprese femminili;
c) istituire un fondo strategico in favore delle piccole e medie imprese femminili;
d) realizzare su tutto il territorio nazionale almeno 1.000 nuovi asili nido entro l'anno 2012, in attuazione dell'obiettivo comune della copertura territoriale del 33 per cento;
e) realizzare l'integrazione delle donne disabili nel mondo del lavoro;
f) attuare il principio della pari retribuzione tra uomo e donna per prestazioni lavorative pari o di pari valore;
g) promuovere l'imprenditoria giovanile attraverso la concessione alle persone di età inferiore ai 35 anni che intendano avviare l'esercizio di attività di impresa, per i primi tre anni dalla data dell'inizio dell'attività, del regime di fiscalità agevolato.

Non saremo spettatori

 

Si alla fiducia. Un voto che confermeremo atto per atto, un voto che non diamo con la retromarcia innestata, perché nel suo discorso abbiamo trovato molti punti di convergenza. Ci dovremo confrontare su alcuni punti, come tutte le forze politiche. Dobbiamo superare la dicotomia amico-nemico e concentrarci sul merito dei provvedimenti. Saremo protagonisti e non spettatori, con le nostre proposte.

La prima parola che ha pronunciato ‘basta ai privilegi’ ci è piaciuta. Noi speriamo che questo stile che l’ha resa famosa in Europa, lo porti in Italia, al governo… Primo atto pubblico di un suo ministro è stato rilanciare il nucleare. Abbiamo apprezzato, comunque, la tempestiva rettifica. a

Abbiamo apprezzato, altresì, le sue parole sui costi della politica. E comincino a pagare oggi quelli che non hanno mai pagato. Bene l'abolizione delle province, ma anche lotta ad abusi e sprechi più che riforma delle pensioni. Spendiamo 4 miliardi di euro l’anno per le auto blu, vanno tagliate con l’accetta. Mille parlamentari sono troppi. Si deve mettere mano alle società pubbliche, che non operano come imprese ma seguono logiche clientelari, sperperando immense quantità di denaro.

Si metta mano ai vitalizi, si passi dalla carta all’era digitale. Accorpare, il verbo che mi è piaciuto di più. Welfare, avremo intento collaborativo. Per noi non si parla di tagliare perché l’Italia spende meno degli atri paesi europei, ma si deve spendere meglio. Welfare per donne e famiglie, fatto di asili nido e di detrazioni per le spese per la collaborazione domestica. Evasione fiscale come punto centrale, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possbilità per tanti anni e soprattutto paghi chi non ha mai pagato. Verifiche elettroniche, perché ci sono banche dati che possono facilitare verifiche a tappeto. Faccia queste cose e ci troverà dalla sua parte.

3 CONDIZIONI E 3 PRIORITA’ PER MONTI

Tre condizioni per il nostro sì a Monti: una squadra di soli tecnici, a tempo e che sia ispirato alla giustizia e all’equità sociale. Si cominci, allora, da una seria lotta all’evasione fiscale, riduzione delle spese eccessive della pubblica amministrazione e una sforbiciata netta, coraggiosa, ai costi della politica.

Sono queste le priorità che indicheremo al presidente incarico Mario Monti, nell’incontro di questo pomeriggio a Palazzo Giustiniani. E’ tempo che, in questo Paese, chi non ha mai pagato cominci a farlo. Mi riferisco ai grandi evasori fiscali, ai tanti furbetti, alla politica sprecona ed eccessiva, alle troppe consulenze, che in tutti questi anni hanno bruciato centinaia di milioni di euro penalizzando i cittadini contribuenti onesti.

Quanto al nostro lavoro in Parlamento, ci tengo a chiarire una cosa con i tanti  amici ed elettori: circola in queste ore una strana e assurda ipotesi, ovvero, una sorta di cabina di regia parlamentare, una sorta di unità di crisi che faccia da raccordo tra esecutivo tecnico e forze politiche in Parlamento.

Il sottoscritto, come tutta l’Italia dei Valori, sul piano politico non ha nulla da dirsi con Cicchitto. Potremo confrontarci sul piano tecnico  e il luogo migliore per farlo sono le commissioni. La creazione, dunque, di una unità di crisi in Parlamento è una colossale sciocchezza cui non parteciperemo mai. Il confronto sulle proposte del futuro governo avverrà nelle sedi competenti che per noi sono le commissioni. Alla luce del sole. Come sempre e come abbiamo sempre fatto.

BERLUSCONI PARLA COME UN BLACK BLOC

“Siamo nelle mani dei giudici di sinistra”. Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e non è certo una novità. “Giudici di sinistra appoggiati da “Repubblica”, dai giornali di sinistra e della stampa estera”. E pure a questo genere di esternazioni, l’esimio premier ci ha da tempo abituati. Ma il contenuto delle intercettazioni pubblicate oggi da il quotidiano La Repubblica sono a dir poco agghiaccianti. “Siamo in una situazione per cui o io lascio oppure facciamo la rivoluzione, ma vera”… “Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di Giustizia di Milano, assediamo Repubblica e cose di questo genere”. Agghiaccianti affermazioni per un presidente del Consiglio che dice di voler far fuori un palazzo, assediare la sede di un giornale, fare la rivoluzione ma quella vera. Parla come un black bloc Silvio Berlusconi, un black bloc in grisaglia e bombetta che siede a palazzo Chigi. Un capo del Governo che si esprime in questo modo è inaccettabile. Cos’altro ancora debba succedere prima che quest’uomo irresponsabile si decida a lasciare il governo per consentire all’Italia di avere un esecutivo in grado di affrontare i problemi e di recuperare la credibilità internazionale perduta? Di cattivi maestri in giro ce ne sono tanti ma questo supera tutti in squallore.

400 MILA FIRME PER ABOLIRE LE PROVINCE

400 mila firme, all’incirca otto volte quelle che servivano per la presentazione di una legge di iniziativa popolare sull’abolizione delle province. Questo è il primo, grande, risultato che abbiamo raggiungo oggi. In Parlamento, ci abbiamo provato in tutti i modi ma gli altri partiti si sono opposti puntualmente ogni volta, con motivazioni più o meno consistenti. Noi non ci siamo arresi perché crediamo fortemente in questa iniziativa e nei tagli ai costi della politica, e l’appoggio di tanti cittadini, più di quanti fossero necessari, è la conferma che stiamo facendo la cosa giusta. La provincia è ente inutile. Ha solo due funzioni, scuole e strade, per di più solo quelle di competenza provinciale. Per il resto, si occupano di materie che sono già di competenza di comuni e regioni. Dunque, la domanda è: a fronte dei costi, 16 miliardi di euro l’anno perché è questo che le province costano allo Stato, ha un senso mantenere in piedi un apparato burocratico inutile che costa e non dà nessun servizio ai cittadini? Ha un senso mantenere in piedi le province solo per soddisfare l’esigenza di “poltronificio” dei partiti, perché è questo quello che le province sono oggi? Per noi no, non ha alcun senso, perché nella battaglia ai costi della politica ci crediamo davvero. Oggi, consegneremo alla Camera dei Deputati le nostre firme ma non staremo a guardare, mani in mano. Non lasceremo che le nostre 400 mila firme vengano coperte dalla polvere dei partiti, quella che rinviano e nascondono sotto al tappeto la questione di oggi: diamo un taglio alle province! E’ ora. Lo chiedono i cittadini.

*** Subito alle urne. Governo di transizione? Al massimo per due mesi e mezzo.

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INTERCETTAZIONI, SERVONO SOLO AL RE

La settimana parlamentare è densa di avvenimenti. Si prevede all’orizzonte un finale da mezzogiorno e mezzo di fuoco. Il Pdl, entro venerdì, vuole portare a casa le intercettazioni. Non parlano di fiducia al momento ma quell’odioso strumento che hanno imposto su ogni provvedimento importante, già aleggia nell’aria con il suo odore nauseabondo. Alle opposizioni è stato chiesto di ridurre al minimo il numero degli emendamenti da presentare. Italia dei Valori si prepara alla guerra sulle intercettazioni con sei emendamenti, che daranno filo da torcere al piano del presidente del Consiglio e del suo collegio di difesa. Noi daremo battaglia. Non c’è peggior sordo di Berlusconi che non vuole sentire ma Pdl e Lega mostrino un minimo di senso di responsabilità. Il milione e 200 mila firme non è stato un esercizio di democrazia. Facile oggi elogiare il potere dirompente di questo referendum, facile parlare a pancia piena. E’ una messaggio forte e chiaro: la gente ne ha le scatole piene. Il milione e mezzo di firme significano una cosa sola: totale sfiducia nel governo attuale e voglia di partecipazione diretta della gente. Significa anche basta alla legge sulle intercettazioni, all’ennesima insopportabile legge ad personam, significa assumetevi le responsabilità di governare in nome e per conto dei cittadini, di governare la crisi, di mandare avanti provvedimenti come quello sullo sviluppo, invece di piegare un Parlamento e le istituzioni alle esigenze processuali del padrone. Ce la faranno le poche anime belle che sopravvivono nel Pdl e nella Lega ad alzare la  testa, ad avere un scatto d’orgoglio? Ci vorrebbero tanti Enrico Toti nelle file della maggioranza, pronti a gettare la stampella…

NUOVO SCUDO? OGNI OCCASIONE E' BUONA

  Naturalmente oggi smentiscono ogni voce, dando la colpa a giornali e giornalisti. Ieri, però, se ne parlava, quindi ne deduciamo che ad inserire un nuovo scudo ci hanno quanto meno provato. E siamo davvero al paradosso: mentre l’IdV proponeva di tassare i capitali scudati per recuperare miliardi di euro sottratti al bilancio dello Stato, spuntava, nelle menti governative, capaci di sorprese continue, l’ipotesi di un nuovo scudo fiscale. Ma si può arrivare a tanto, mi domando? Berlusconi pensa di sì, evidentemente. Mai nessun altro governo ha fatto del condono un principio di politica delle entrate. Il pericolosissimo duo Berlusconi-Tremonti ne ha fatti di ogni tipo: fiscali, previdenziali, edilizi. Mi pare doveroso ricordare che il modo indegno di favorire gli evasori è emerso in tutta la sua gravità da un rapporto della Corte dei Conti. Da una previsione d’incasso dei condoni 2003 di 11 miliardi di euro, infatti, se ne incassarono solo 6, mentre gli altri 5  miliardi di euro mancarono all’appello. Tutto ciò, grazie anche ad una norma di tremontiana ideazione che in pratica permetteva a coloro che si autodenunciavano come evasori, di ottenere una rateazione. Ebbene, il ministro non ha neanche previsto che il mancato pagamento anche di una sola rata comportasse la perdita dei benefici della richiesta di condono. Risultato: tanti, troppi evasori hanno ottenuto il beneficio della cancellazione di ogni pendenza con il fisco e di ogni conseguenza penale, è bastato fare la rateazione, pagare la prima rata e poi dileguarsi nel nulla. Ma noi non ci stiamo, signor ministro. Premiare i truffatori e penalizzare gli onesti cittadini non è una politica che possiamo accettare ed è esattamente quella che il governo continua ad adottare, sperando di farla franca, anche in un momento di emergenza economica, infilando nel testo di risanamento addirittura norme che agevolino il rientro di capitali, così da dare una mano, per l'ennesima volta, a chi fa riciclaggio.Come se non fosse più che sufficiente ciò che hanno già fatto, permettendo la ri-nazionalizzazione dei capitali esportati illegalmente all’estero con una tassazione del solo 5% del loro valore. Norma che ha favorito in modo massiccio tutte le categorie di evasori. No, evidentemente a questo governo non basta e dunque pensa bene di continuare a far scempio della legalità portando al collasso la nostra economia. Ebbene, noi ciò non lo consentiremo mai. Ci batteremo con ogni mezzo, in Parlamento come nelle piazze, perché questo governo vada a casa.

UN MATTARELLUM CONTRO I “NOMINATI”

Dalle parole ai fatti. Perché, a parole, tutti sono stati capaci di dire che questa legge elettorale è un grandissima porcata perché disegna un parlamento di nominati dai capi-partito e non di eletti ma, nei fatti, nessuno fino ad oggi si era mosso concretamente. Tutti hanno detto che il porcellum è una legge truffa perché serve alla Casta, ai partiti, ai capipartito, ai segretari di partito, per fare il loro comodo e mandare in Parlamento peones, nani, ballerine e yesman, ma nessuno si era mosso fino ad oggi con determinazione e concretezza di atti formali. La via parlamentare rimane la strada maestra ma se il Parlamento, così come ormai appare ampiamente dimostrato e assodato, non si muove, ci penseranno i cittadini a riprendere, attraverso il referendum anti-porcellum, la strada della democrazia. Italia dei Valori sosterrà con convinzione e determinazione il referendum per il ritorno al Mattarellum perché vogliamo abolire una legge elettorale che ha portato alla vergogna di un parlamento di nominati, pieno di nani, ballerine e, con un pizzico di autocritica, di Scilipoti. Vogliamo restituire dignità alla politica, restituendo ai cittadini il potere di scelta che, dopo il referendum, potranno tornare a scegliere chi mandare in Parlamento a rappresentarli. In più, rispetto al sistema proporzionale, i cittadini sceglieranno anche quale coalizione far governare e con quale programma. Gli elettori devono sapere e, soprattutto, devono essere messi nelle condizioni, di sapere prima quale è il programma e chi è il candidato premier per scegliere con piena consapevolezza. Chiedere il voto al buio, lasciare che si decida tutto nelle segrete stanze del palazzo, è un’idea che abbiamo sempre contrastato. Noi ci impegniamo a realizzare una nuova legge elettorale, da approvare prima di andare al voto, perché a casa nostra questa si chiama democrazia!

RESPONSABILI SI', FESSI NO

Alla fine i nodi arrivano sempre al pettine. Odio fare la parte di quello che dice ‘ve l’avevo detto’, ma stavolta non posso farne a meno. E’ dal 2009 che insistiamo sulla necessità di interventi in campo economico, per risanare il debito e per stimolare la crescita. Per anni ci hanno detto che andava tutto bene, Berlusconi diffondeva ottimismo a piene mani. Si negava l’esistenza stessa della crisi. Ed oggi, invece, eccoci qua, tutti preoccupati per un possibile attacco speculativo dei mercati contro l’Italia. In questa situazione c’è una sola cosa da fare: mettere da parte il passato e costruire la via d’uscita più equa e bilanciata possibile. Per questo l’Italia dei Valori, con le altre opposizioni, è disponibile a dare il proprio contributo con responsabilità al miglioramento della manovra. La nostra disponibilità, però, non è una cambiale in bianco. Non è che per non indebolire ulteriormente un governo che all’estero è screditato dobbiamo far passare tutto ‘in cavalleria’.  Chiediamo alla maggioranza la nostra stessa serietà. Il confronto costruttivo ci potrà essere solo se il governo, come fa di solito, non si presenterà con un testo ‘blindato’ e darà la propria disponibilità a discutere la manovra nel merito e, su questo vogliamo essere molto chiari, se non ci saranno norme ‘ad personam’ o ‘ad aziendam’ infilate surrettiziamente. In questi giorni, ma anche in queste ore vista la gravità della situazione, gli inviti all’unità ed alla coesione nazionale sono continui. Come i paragoni con il 1992, quando l’Italia finì nella morsa speculativa e arrivò ad un passo dal baratro. Adesso la situazione è simile, ma non uguale, se non altro per l’introduzione dell’Euro. Vigileremo affinché non vi siano scippi ai danni dei cittadini e cercheremo di rendere più giusta possibile la manovra. Senza nessuna intenzione di fare sconti a questo governo inutile e dannoso. Gli impediremo di approfittare dell’emergenza economica per fare macelleria sociale o per votarsi le solite norme ad persona. Responsabili (e non come i Responsabili dell’omonimo movimento politico…) sì, fessi no.

IDV NON PREPARA NESSUNA SVOLTA CENTRISTA

Antonio Di PietroAntonio Di PietroDopo l’intervento di Antonio Di Pietro alla Camera, dove sollecitava il Pd ad assumersi l’onore e l’onere di imprimere una svolta alla coalizione di centrosinistra, sono stati spesi fiumi di parole, di inchiostro, spesso velenoso. C’è chi, in due eventi del tutto casuali, l’intervento di Di Pietro e l’avvicinamento in Aula di Berlusconi, ha voluto forzatamente cercare un nesso, che non c’era e non c’è. Piroette, cambio di rotta, riassestamento, spostamento della linea politica: così è stato definito il suo intervento. Un mare di falsità, di miopia spesso condita da pregiudizio. Comprendo bene che molti dei nostri elettori possano essersi sentiti smarriti, anche se credo, anzi sono convinto, che essi siano molto più avanti di quanto non lo siano i giornali. Voglio rassicurarli: la nostra non è una svolta centrista. Io per primo non voglio trovarmi fianco a fianco con Casini. Credo che a nessuno appaia come una novità che a noi le ideologie non ci interessano. Vogliamo continuare ad essere quello che siamo stati fino ad oggi: un soggetto politico generalista che si rivolge potenzialmente a tutto l’elettorato. Ma pare che questo a qualcuno non piaccia o non faccia comodo. Io ribadisco un concetto che vorrei fosse chiaro a  tutti: quella che è stata definita una sferzata al Pd da parte del leader del mio partito, era un appello accorato a trovarci ora, subito, su una coalizione solida, un leader e un programma. Era ed è un atto d’amore verso la coalizione, verso il Paese, verso quell’idea di alternativa, scaturita forte e chiara dalle amministrative e ancor più dai referendum. Coloro che hanno permesso la vittoria di Pisapia a Milano, di De Magistris a Napoli e coloro che hanno votato ai referendum, non sono tutti di centrosinistra. Mi spiego. Se ci fossero le politiche molti di questi elettori non voterebbero per il centrosinistra. Dobbiamo invece cogliere il messaggio che ci mandano, quello cioè di essere pronti a rimettere in discussione le loro appartenenze di schieramento a fronte di proposte serie, chiare e nette. E’ qui il bandolo della matassa. Nel caso poi dei referendum, 10 milioni di elettori del Pdl hanno bocciato le proposte del governo. Ebbene, noi, proprio noi, che siamo i più convinti antiberlusconiani, siamo convinti che, di fronte a questo messaggio straordinario, che dimostra chiaramente la fine di Berlusconi e del berlusconismo, per liberarsi di lui bisogna già progettare “il dopo” con una proposta politica che sia in grado di attrarre anche il consenso elettorale di una parte di elettori delusi che ha votato centrodestra. Come? Pensare di farlo rifacendosi a basi ideologiche è sbagliato. Quando Vendola parla di sinistra, come se fosse in sé un valore assoluto, la cosa ci lascia indifferenti. I vecchi arnesi ideologici non servono più a niente in questo contesto economico e di relazioni internazionali. Per questo ci poniamo tre obiettivi; vogliamo essere un partito generalista che si rivolge potenzialmente a tutto l'elettorato; vogliamo agire non sulla base di un'ideologia ma su tre valori di riferimento, libertà, legalità e solidarietà; vogliamo fare proposte concrete per risolvere i problemi del Paese e attuare quelle riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno. Riforme che non si faranno in una legislatura: per questo è fondamentale ritrovare delle fondamenta di comune convivenza a prescindere dal cambio di governo. Questo è però possibile solo dopo Berlusconi, che ha impedito il dialogo inquinando la politica con un uso privatistico e col conflitto d'interessi. Quanto al Pd, nessuno ha voluto o vuole cercare lo scontro. Noi vogliamo essere leali alleati. Lasciatemi però dire che è quanto meno bizzarro che quando noi attaccavamo duramente Berlusconi ci dicevano che eravamo un problema perché spaventavamo l'elettorato moderato. Adesso che vogliamo anche noi rappresentare una parte di quell’elettorato ci dicono che lo devono fare solo loro. Io invito gli amici del Pd a cogliere quanto c'è di positivo in questo: se c'è più di un partito che vuole intercettare voti dall'altra parte dello steccato è solamente un fatto positivo, così si vincono le elezioni. Mi auguro che, passato il risentimento iniziale, prevalga la posizione positiva e, soprattutto, costruttiva. Noi, con senso di responsabilità, abbiamo posto un problema oggettivo, ovvero, la mancanza di una coalizione, di un leader e un programma. Se il primo partito di centrosinistra, risponde che la coalizione si farà quando la vorranno loro, mi pare che non dia una prova di forza, ma di debolezza e di imbarazzo. Loro sono la nave, noi un rimorchiatore piccolo ma agile che vuole contribuire a portare il centrosinistra fuori dalle acque basse del porto per cominciare il viaggio in mare aperto. E’ un delitto sognarlo?