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L'OMBRA DI BERLUSCONI SUL GOVERNO

A vent’anni da Tangentopoli (a proposito, Italia dei Valori vi dà appuntamento a Milano il 17 febbraio presso il teatro Elfo Puccini per ricordare l’inizio di quella stagione che portò una ventata di legalità) poco sembra essere cambiato in Italia. Anzi, la situazione sembra quasi peggiorata.

Torno a parlare della responsabilità civile dei magistrati perché è stato un colpo basso all’Italia e purtroppo contiene un dato politico preoccupante:  la longa manus di Berlusconi continua a tenere sotto scacco il Parlamento ed a ricattare il governo. Il voto (segreto…) della Camera sulla responsabilità civile dei magistrati ha svelato l’esistenza che l’asse Pdl-Lega c’è ancora e ancora una volta il Carroccio ha svolto il suo ruolo di vassallaggio nei confronti di Silvio Berlusconi.

Dopo aver votato per anni porcate su porcate, leggi ad personam e norme punitive contro i giudici, la Lega ha voluto, evidentemente, mantenere una propria coerenza politica. Mica si può votare per vent’anni con Berlusconi e poi cambiare posizione all’improvviso solo perché non si è più insieme al governo… E’ stato commesso un colpo di mano politico e parlamentare semplicemente vergognoso.

E’ stato fatto sulla pelle della magistratura, fondamentale potere dello Stato, ma soprattutto contro i cittadini, che avranno sempre meno giustizia se questa norma dissennata dovesse diventare legge. Per fortuna è intervenuto immediatamente il ministro della Giustizia Severino, che ha detto chiaramente che la responsabilità civile dei magistrati andrà eliminata.

Non ci sono più Alfano e Nitto Palma in via Arenula, altrimenti chissà quali dichiarazioni di plauso avrebbero fatto. In verità le hanno fatte, ma almeno non da Guardasigilli. I deputati ‘incappucciati’ (copyright Federico Palomba) hanno colpito la magistratura con un micidiale tempismo, proprio mentre questa indaga sulla criminalità organizzata e sui reati commessi dalla politica.

Sembrerebbe quasi un avvertimento in stile criminale, oppure il penoso tentativo di rendere più difficile la lotta alla corruzione. L’esatto contrario di cui ha bisogno oggi l’Italia. In ogni caso è un voto che fa chiarezza, è uno spartiacque chiaro e netto tra chi si batte per la legalità e chi ostacola la giustizia. L’ombra di Berlusconi è calata ancora una volta sulla giustizia italiana, ma i tempi cambiano e tra un po’ il giudizio lo daranno i cittadini.

LA LEGA SALVA COSENTINO E PROTEGGE GOMORRA

La Lega torna alle origini? Caduto l’asse con Berlusconi è tornata la Lega di lotta, quella antisistema che si è affermata nel periodo di tangentopoli, quella che si batteva (a parole) contro la corruzione e il malaffare politico? Macché, non scherziamo. E’ sempre la solita ‘Lega Poltrona’. Ieri è stata determinante in giunta per le autorizzazioni nel rimandare il voto sulla richiesta d’arresto per Nicola Cosentino, accusato dalla procura di Napoli di essere il referente politico della camorra. La Lega ha salvato Cosentino e ha protetto Gomorra. Ieri, nella giunta per le Autorizzazioni, si è consumata una vergognosa e indecente pantomima che ha umiliato il Parlamento. Cosentino, d’accordo con Pdl, Lega e connessi ‘arbusti, ha presentato documenti inutili perché riferiti al precedente procedimento e irrilevanti perché non aggiungono elementi nuovi e tardivi. Depositati al solo scopo di prendere in giro la giunta. A quel punto il nostro rappresentante in giunta, Federico Palomba, ha perso le staffe, ha abbandonato il suo solito aplomb ed ha inveito contro questa mascalzonata politica. Era furibondo. Ancora una volta ci troviamo a dover denunciare l’ennesimo grave atto di discredito gettato sul parlamento, frutto di una fraudolenta commistione tra Lega, Pdl e ‘arbusti’ di quell’area. Il fatto grave è che si è manifestata la chiara la volontà politica di salvare un imputato accusato di gravissimi reati. Altro che legalità, altro che giustizia e lotta alle mafie, qui si è consumato l’ennesimo strappo istituzionale, l’ennesimo atto di arroganza di un potere marcio e malato che ormai è al crepuscolo, ma non se rende ancora conto. Siamo indignati e sconcertati dal comportamento di Lega e Pdl, che hanno siglato un patto scellerato per impedire la decisione e mettere le solite zeppe al corso della giustizia. Un fatto gravissimo, trattandosi di Camorra. Si dovrebbero vergognare, soprattutto i rappresentanti del Carroccio, che sono intransigenti solo a parole. Sarebbe interessante capire se lo hanno fatto per ricucire l’alleanza col Pdl,  se per interessi politici, se perché spaccati al proprio interno. In ogni caso lo hanno fatto e se ne devono assumere la responsabilità politica e morale.

CITTADINANZA AI NUOVI ITALIANI SUBITO

Ieri la Camera ha votato la fiducia al presidente del Consiglio Mario Monti. L’ho detto ieri, durante il mio intervento, e lo ribadisco oggi: noi non saremo spettatori ma protagonisti con le nostre proposte e le nostre idee di riforme di cui il Paese ha veramente bisogno. Intanto, aspettiamo il governo alla prova dei fatti e, soprattutto, delle proposte. Tra le tante cose che, forse, esulano dalle priorità diciamo di natura economica che premono ma che sono, a mio avviso altrettanto attuali e prioritarie, c’è la questione immigrazione e cittadinanza che è emersa ieri durante il dibattito parlamentare. A questa questione, voglio oggi dedicare la mia riflessione, una sorta di tregua riflessiva. E’ un’anomalia tutta italiana che vi siano centinaia di migliaia di figli di immigrati che pagano le tasse, vanno a scuola, parlano italiano ma non sanno chi sono, perché non sono né immigrati né italiani. Questa situazione è l’immagine riflessa e distorta della politica miope, egoista e razzista della Lega. Proprio qualche giorno fa, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, davanti ad un emozionato Balotelli , ha posto all’attenzione di tutte le forze politiche una questione che l'Idv sostiene da tempo: il diritto di cittadinanza ai nuovi italiani. Dare la cittadinanza italiana ai minori e a chi è nato in Italia è una vera priorità sociale, oltre che una norma di buonsenso e civiltà. E' inconcepibile che queste persone, che vivono da sempre in Italia e che spesso parlano solo l'italiano siano emarginate, con tutte le gravi conseguenze che ciò comporta. Ebbene, io penso che, entro questa legislatura, con la Lega che è all'opposizione e non ha più la golden share sul governo, si può approvare una buona legge, condivisa da un'ampia maggioranza. Se riusciremo a farlo sarà una norma di straordinaria civiltà e buon senso.

PADANIA? PAPEROPOLI E TERRA DI MEZZO

A consultazioni in corso, nel mezzo della più pesante crisi economica che abbia mai investito l’Italia e l’Europa, la Lega annuncia la riapertura del parlamento padano. Come se Monti facesse le consultazioni a Gotham City.

Il Carroccio, dopo essere stato al governo con Berlusconi ed aver contribuito a sfasciare l’economia e le istituzioni italiane, avvia la campagna elettorale con una pagliacciata provocatoria. Ecco perché l’Italia rischia di affondare.

Perché un partito che ha governato sino a ieri, appena lasciate le poltrone ministeriali, torna alla più pericolosa demagogia. Ma Bossi e i suoi hanno sbagliato momento. Non è tempo di buffonate e per questo non perderemo troppo tempo a commentare le sciocchezze dei leghisti. Li invitiamo, però, a non incendiare gli animi in un momento così delicato per tutta l’Italia. Si chiudano pure nei loro covi a fantasticare sulla Padania, su Paperopoli o la Terra di Mezzo, ma non esagerino, perché gli italiani sono stanchi di essere presi in giro da una banda di cialtroni. Fra l’altro se la Padania esistesse davvero e fosse governata da Bossi e compagnia, andrebbe in default in pochi giorni.

IL CAVALIERE DIMEZZATO E LA MANOVRA INESISTENTE

Il Cavaliere dimezzato vara la manovra inesistente. Sembra un titolo di Calvino, è invece la fredda cronaca di quanto avviene a Palazzo Chigi. Dopo giorni di consultazioni e di riunioni questo governo sgangherato ha approvato un maxiemendamento pieno di nulla. Non ci sono misure in grado di incidere positivamente sul bilancio dello Stato e di rilanciare l’economia. Berlusconi e Tremonti (ormai ai ferri corti da mesi) si presenteranno al G20 con una cartellina piena di fumo. Della già fumosa lettera all’Europa, più simile alla letterina di un bambino a Babbo Natale che a un documento economico, resta poco, solo tre punti marginali. Ancora una volta questo governo sceglie di non scegliere e di lasciar andare allegramente il Paese alla deriva, mercé della grande speculazione finanziaria internazionale. Un governo inetto sostenuto da una maggioranza lacerata, incapace di affrontare l’emergenza. La barca Italia è nella tempesta, ma il comandante e gli alti ufficiali son chiusi nella cabina di pilotaggio un po’ a brindare un po’ a litigare. Troppo abusata l’immagine del Titanic per essere originale, ma comunque efficace. Qui bisogna agire subito, perché l’iceberg si profila all’orizzonte. Serve una manovra immediata per evitare l’impatto, o sarà naufragio. E non può essere Berlusconi a farla, non ne è capace. La lenta agonia di questo esecutivo rasenta lo strazio e non può durare perché rischia di trasformarsi nell’agonia dell’Italia. E Berlusconi non è l’Italia. Il cambiamento in tempi brevissimi è necessario e inevitabile. Nel giro di pochi giorni l’Italia dovrà essere in grado di trovare l’ alternativa di governo. Intanto si profila un appuntamento importante: martedì 8 novembre può essere lo snodo della legislatura. Si vota alla Camera il rendiconto generale dello Stato, quello su cui il governo è già andato sotto e che mise a rischio la permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi. E’ un voto importante, quasi una fiducia. Lì Berlusconi dimostrerà se può contare su una maggioranza solida come dice (ma che non c’è), se può contare su una maggioranza anche di un voto o se non ha proprio i numeri. In quest’ultimo caso le conseguenze politiche sarebbero evidenti. Ma già circola la voce che il coordinatore del Pdl Denis Verdini stia tentando di avvicinare e ‘acquistare’ deputati. O di recuperare i ‘dissidenti’ del centrodestra. Un film già visto, e molto brutto. Repubblica scrive che all’ufficio di presidenza del Pdl di ieri, Verdini ha detto ‘ce ne freghiamo di quelli, abbiamo già dieci pronti a venire con noi’. Quelli di cui se ne frega Verdini sono i 6 deputati pidiellini che hanno firmato la lettera contro il premier chiedendo un nuovo governo. I dieci? Mistero. Abbiamo già presentato esposti sulla compravendita di deputati e anche stavolta lanciamo un allarme. Questi signori hanno già insultato le istituzioni trasformando Montecitorio in un mercato delle vacche e hanno trasformato la politica in mercimonio. Terremo la guardia alta, vigileremo, ma abbiamo anche la sensazione che stavolta non riusciranno a comprare i voti. Anzi, sarà dura arrestare la fuga dal Pdl e da questa maggioranza ormai alla fine della sua esperienza di governo. Le suadenti offerte di Verdini, che hanno tenuto in piedi Berlusconi sin dal 14 dicembre scorso, non basteranno. Siamo alla fine della fiera.

LORO NON SONO CAMPIONI DI STILE...

 

Surreale quello che sta accadendo alla Camera dei Deputati. Mentre il  Paese è in piena crisi e deve affrontare uno dei suoi passaggi storici ed economici più difficili, mentre il rischio recessione è alle porte e il governo è latitante, la Lega e il Pdl hanno impegnato e bloccato i lavori del Parlamento e delle istituzioni per una trasmissione televisiva!!! Sì, esatto, perché Reguzzoni, questa mattina, ha chiesto le dimissioni del presidente della Camera per le dichiarazioni che ha fatto ieri sera a Ballarò a proposito della baby pensionata moglie del ministro Bossi. E Cicchitto ha addirittura chiesto l’intervento del presidente della Repubblica Napolitano per cacciarlo. L’ho detto forte e chiaro in Aula: trasformare una giornata come quella di oggi in un incidente politico è un tentativo patetico di buttare la palla fuori dal campo di gioco. Hanno cercato in maniera puerile un dibattito politico sul nulla senza un minimo di dignità e senso di responsabilità.

Quanto alle contestazioni mosse a Fini, io credo che il comportamento di un presidente della Camera si misura dal come conduce i lavori dell’Aula. Ebbene, durante i tre anni trascorsi non c’è stata un’occasione nella quale il presidente Fini non sia stato presidente di tutti, non abbia tutelato gli interessi di tutte i gruppi parlamentari. Di cosa stiamo parlando? Di questioni di stile? Io accetterei pure una sfida sullo stile con il quale si rappresentano le istituzioni, su questioni di stile, se vivessimo in un paese in cui un ministro per le riforme, Umberto Bossi, non si esprimesse con dita medie alzate e pernacchie un giorno si e l’altro pure, e se non avessimo un presidente del Consiglio che organizza incontri sessuali a base di prostitute minorenni. Non hanno dignità, non hanno un minimo di decenza. L’unico senso di responsabilità che potrebbero mostrare è il giorno in cui si toglieranno di mezzo perché il vero problema del Paese è questo governo!

 

TEATRINO DELLA CRISI

Stavolta c’è il rischio di una crisi”. Lo dice Umberto Bossi, lo stesso Umberto Bossi che, da almeno un anno, ogni due settimane minaccia la crisi di governo. Se dice ‘stavolta’ vuol dire che tutte le altre volte ha fatto buu buu (minacciare la crisi nel linguaggio leghista) solo per ricattare il governo. Oppure che anche stavolta è la solita farsa. Io propendo per la prima ipotesi, per quella che vede il politico più importante d’Italia minacciare crisi a ogni piè sospinto per avere qualche poltrona in più. Eccoli i nostri governanti, magnifici attori del teatrino della politica. E sono gli stessi che dovrebbero gestire la più delicata fase economica della storia repubblicana…A dire il vero sono gli stessi che in questa disastrosa situazione hanno condotto il paese. E’ vero che c’è una crisi globale, ma è anche vero che se le misure fossero state prese per tempo adesso non ci troveremmo di fronte ad un ultimatum dell’Unione Europea. E così, tra le offensive risate di Merkel e Sarkozy e le serie imposizioni europee, si sta consumando l’ultimo atto della farsa berlusconiana. Ma l’Italia non è un teatro. Ogni giorno che passa senza prendere decisioni e trovare soluzioni, la situazione si aggrava e a farne le spese sono gli italiani. Per questo Italia dei Valori è pronta a fare tutto quello che è necessario nell’interesse del paese. E ciò che serve sopra ogni cosa è il voto.

IL TRAMONTO DI LEGA POLTRONA

Bossi contestato, Lega nella bufera. Quel che sta accadendo nel Carroccio stupisce perché fino a qualche mese fa il Carroccio mostrava compattezza granitica e si stringeva sempre attorno al suo leader e fondatore, Umberto Bossi. Molti dicono che il tracollo di Berlusconi stia trascinando giù anche la Lega. Ma questa è una lettura troppo semplice e che non coglie appieno la realtà e la complessità dei fatti. La Lega non è debole perché Bossi è vecchio, stanco e malato (scusate la franchezza), ma è proprio il contrario: un partito che dopo 25 anni ha il coraggio di compiere il ‘regicidio’ dimostra di essere un partito innanzitutto e non solo un’emanazione del proprio capo, e poi un partito vivo e con una classe dirigente.  Ai segni di debolezza di Bossi fanno da contraltare segni di vitalità nella Lega. E allora perché rischia di spegnersi? Perché per venti anni ha raccontato solo illusioni, spesso vellicando il ventre più basso dell’opinione pubblica italiana. Prendiamo ad esempio la Padania, che è stata spazzata via dall’orizzonte leghista da poche e puntuali parole del Presidente della Repubblica Napolitano. Un mito cancellato da una precisazione. Et voilà, la Padania non c’è più. E il federalismo? Hanno fatto credere per anni che fosse un sistema per far avere più soldi al Nord, ma hanno taciuto sul fatto che fosse un processo lungo e articolato. Avrà sì dei benefici, ma non quelli raccontati dai vertici del Carroccio. Carroccio, simbolo dei comuni italiani. Di uno in particolare: Roma. Eh sì, la tanto odiata ‘Roma Ladrona’ si è trasformata in ‘Roma Poltrona’. Si sta comodi seduti sugli scranni parlamentari e ministeriali della capitale, come si sta comodi d’altronde, sulle ‘cadreghe’ delle tante province controllate. Le stesse che -  se la Lega fosse ancora quella degli esordi, quella della moralità e dell’etica in politica, contro la corruzione e gli sprechi – vorrebbe abolire, in accordo con la propria base. Bossi si è venduto per 4 denari al potere berlusconiano, votando leggi indegne e ingoiando rospi uno dopo l’altro. Ha incassato qualche anno al governo e tante tante poltrone, ma ha condannato la Lega.

LA SALVEZZA NAZIONALE E' IL VOTO

La salvezza nazionale è liberarsi di Berlusconi. Presto, subito. Ma il governo di salvezza nazionale non è la scelta migliore per l’Italia. Spieghiamoci su questo punto, perché è necessaria fare un po’ di chiarezza. Per governo di salvezza nazionale si intende un esecutivo composto da tutte (o quasi) le forze parlamentari. Quindi un governo Pdl- Pd-Udc-Lega. Idv no, per nostra scelta, perché ci siamo sempre chiamati fuori da quella che riteniamo essere un’ammucchiata politica. Da più parti si sostiene che questo esecutivo bipartisan possa essere la soluzione migliore per traghettare il Paese fuori dalla crisi economica che lo sta indebolendo. Non è vero. Questi gran soloni della politica ci dicano quale credibilità sulla scena internazionale potrebbe avere un governo guidato – per esempio – da Angelino Alfano, il delfino di Berlusconi, e composto da ministri che hanno avuto incarichi importanti nel governo peggiore della storia repubblicana. Ve lo diciamo noi: nessuna. Chi ha sostenuto Berlusconi contro tutti e tutti è corresponsabile dello sfascio economico, sociale ed istituzionale cui questo dissennato premier ha condannato l’Italia. In  qualsiasi altro paese democratico questa banda (e qui mi fermo), dopo tutti i guai combinati, sarebbe impresentabile. Il problema non è più solo Berlusconi, ma anche la sua ‘corte dei miracoli’, che ne ha condiviso la sorte e le scelte, assecondandolo anche quando sarebbe stato indispensabile agire in maniera diversa, per amor di patria. Se le opposizioni dovessero cedere al fascino del potere e prestare i loro voti per governare con chi per anni ha fatto il male dell’Italia, farebbero un errore storico. Il premier spagnolo Zapatero, con grande dignità, ha preso atto della necessità di dare alla Spagna un nuovo corso e si è dimesso, andando incontro ad una sconfitta pressoché sicura alle prossime elezioni politiche. C’è un abisso di serietà e credibilità che separa Zapatero da Berlusconi, siamo tutti d’accordo. Ma non solo, la mancanza di credibilità riguarda oggi tutto l’esecutivo. Alfano, il giovane, quale credenziali ha? Il Lodo Alfano? Ma per favore? E Bossi? Lasciamo stare. Maroni? Maroni, che da un lato dice di combattere la mafia e dall’altro salva Saverio Romano? Saverio Romano, appunto, altro grande ministro di questo governo. E Brunetta? Gelmini? Brambilla? Metto il punto interrogativo e lascio a voi le considerazioni. Entrerebbero anche loro in un governo di salvezza nazionale? Diciamoci la verità: son persone che hanno ricoperto (e ricoprono purtroppo) incarichi prestigiosi e impegnativi solo perché c’è Berlusconi presidente del consiglio dei ministri. All’Italia serve una nuova classe dirigente, non un governo di salvezza nazionale con le stesse facce.

OGM LEGA, GENETICAMENTE MODIFICATO

Riva degli Schiavoni, una festa della Lega. Solo qualche giorno fa. Maroni parla dal palco. Lancia un paio di ammonimenti al sistema romano e a chi si fa pagare l’affitto di casa da altri. Roma, Aula di Montecitorio. Solo ieri. Voto su Milanese. La Lega salva l’ex collaboratore di Tremonti dalla galera. Sistema romano? Farsi pagare l’affitto da altri? Bastano questi due iconoclastici momenti per capire quello che sta accadendo. Una colossale presa per i fondelli degli elettori della Lega, intortati sul prato verde, traditi a Roma. Girava ieri voce in Transatlantico che il ministro dell’Interno avrebbe accettato di salvare Milanese in cambio del via libera di Bossi a lavorare per un governo Alfano-Maroni da lanciare tra novembre e dicembre. La Lega, a furia di beccare nel pollaio, ha imparato i trucchi e i segreti del mestiere. Non canta più, non grida più il suo sdegno – quello continua a farlo solo per i quattro leghisti che ancora frequentano i prati della secessione – ma canta gli stornelli romani, fa patti della pajata, mangia e ingrassa con la coda alla vaccinara, pur di rimanere in sella ed accrescere il suo potere. Fratelli coltelli, nella Lega e nella maggioranza. A questo punto, se l’opposizione c’è dovrebbe battere un colpo. Invece di pensare a scenari di larghe intese – con chi? Con chi non manda in galera un parlamentare accusato di corruzione? Con una maggioranza senza un briciolo di dignità, sempre più asservita? – punti la barra diritta verso elezioni. L’ho detto ieri, lo ribadisco oggi a bocce più ferme: l’opposizione la smetta con i suoi tatticismi esasperanti, serri le fila per gettare le basi di una vera coalizione e punti diritta a vincere le elezioni. Credo, anzi, sono convinto, che questa volta la risposta del Paese, anche del Nord, sarebbe completamente diversa.